RubricheScrittura e grafologia

SCRITTURA NEL MEDIO EVO

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, lo sviluppo della letteratura rimase confinato nell’Impero Romano d’Oriente e nell’Impero Persiano. Il latino, mai una delle lingue letterarie primarie, ridusse rapidamente la sua importanza (ad eccezione all’interno della Chiesa di Roma). Le lingue letterarie primarie erano greco e persiano, anche se le altre lingue come il siriaco e il copto erano molto importanti.

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La crescita di importanza dell’Islam nel VII secolo portò alla rapida ascesa dell’arabo come grande lingua letteraria nella regione. Arabo e persiano cominciarono rapidamente a mettere in ombra il ruolo del greco come lingua degli studiosi. La scrittura araba venne adottata come la principale dalla lingua persiana e da quella turca. Questa scrittura influenzò fortemente lo sviluppo del corsivo greco, le lingue slave, il latino e altre lingue.

La lingua araba servì anche a diffondere il sistema numerale indo-arabico in tutta l’Europa. All’inizio del secondo millennio la città di Cordoba nella Spagna moderna, era diventata uno dei più importanti centri intellettuali del mondo e possedeva la più grande biblioteca del mondo di quel tempo.[30] La sua posizione di crocevia tra il mondo cristiano occidentale e quello islamico contribuì ad alimentare lo sviluppo intellettuale e la comunicazione scritta tra le due culture.

Per tutto il Medioevo la scrittura fu un’attività praticata quasi esclusivamente dall’apparato ecclesiastico; veniva svolta nelle scuole (scriptoria) annesse alle cattedrali o ai monasteri.
Nel visualizzare i manoscritti medievali si nota una grande varietà di tipi di scrittura; partendo infatti dalla minuscola corsiva latina, utilizzata dal I-II d.C., si svilupparono le cosiddette scritture nazionali (dal VII all’ VIII secolo).

Tutte le scritture minuscole sono state identificate per la loro appartenenza geografica o per essere state utilizzate da un determinato scriptorium. Le più importanti furono:
L’onciale fu la scrittura dei codici miniati per eccellenza; più indicata per la penna d’oca e la pergamena. Il più antico esempio conosciuto si trova su un papiro del III secolo, contenente un compendio delle opere di Tito Livio;

La semionciale fu stata usata a partire dal III secolo fino alla fine dell’VIII secolo; inizialmente fu adoperata da autori pagani e scrittori romani di giurisprudenza e, a partire dal VI secolo, venne utilizzata per trascrivere testi cristiani in Africa ed in Europa con l’esclusione delle isole britanniche. Raggiunse l’Irlanda nel V secolo e da questa la Gran Bretagna, dove fu usata anche dopo l’VIII secolo, trasformandosi nella scrittura insulare;

La scrittura insulare si sviluppò in Irlanda nel VII secolo e fu usata fino al tardo XIX secolo, anche se il periodo di maggior fioritura fu tra il 600 e l’850. È strettamente collegata con la onciale e la semionciale, che sono le scritture che l’hanno influenzata;

La scrittura detta beneventana o cassinese si sviluppò nel VII secolo, con derivazione dalla minuscola corsiva romana, nell’Italia meridionale. Gli scriptoria più celebri furono quelli di Montecassino e Cava de’ Tirreni (Salerno), nei quali fu sviluppata. Si presenta ordinata, regolarissima, con molte legature che danno l’impressione di una linea continua, strutturata in brevi aste verticali e spezzate. Rimase in uso fino al XIII secolo, decadendo ad opera di Federico II;

La merovingica nacque in Francia (così detta dalla dinastia dei re Merovingi); la scrittura minuscola fu piuttosto una scrittura documentaria e solo più tardi divenne anche libraria. In essa è notevole l’influsso della scrittura semionciale e si presenta in parecchie varianti; il suo impiego in Francia durò dal VI all’VIlI secolo, cioè fino alla riforma di Carlo Magno, con la quale apparve la scrittura carolina;

La visigotica (dalla popolazione dei Visigoti). Fu una scrittura minuscola libraria, usata in Spagna dall’VIlI al XII secolo; anch’essa deriva dalla minuscola corsiva romana e presenta influenze evidenti della onciale e della semionciale. Cacciati i Mori (778) ad opera dei Franchi, da questi venne introdotta la scrittura carolina, che assunse importanza tale da divenire lo stile nazionale;

La minuscola carolina, o scrittura di cancelleria, è uno stile di scrittura creato durante il regno di Carlo Magno nei secoli VIII e IX. Fu utilizzata per la prima volta nel monastero benedettino di Corbie, trasformando la minuscola corsiva, allora usata dai notai in varie versioni regionali, in una nuova scrittura, caratterizzata da una forma regolare delle singole lettere e dall’eliminazione delle legature e delle abbreviazioni. Fu prima adottata dai grandi monasteri per la trascrizione delle sacre scritture, poi fu insegnata nelle scuole vescovili e monastiche e quindi utilizzata dalle pubbliche amministrazioni per tutti gli atti ufficiali;

La scrittura gotica minuscola libraria (dal XI-XII fino al XIV sec.) fu il tipo più comune delle lettere “gotiche”; essa presenta, oltre all’angolosità caratteristica, le aste molto pesanti, che cambiano bruscamente direzione, ed i trattini delle lettere d’inizio o d’unione, molto sottili, che creano un forte contrasto con le aste. Sviluppo «calligrafico» ebbe invece nei manoscritti liturgici e nei codici solenni, con lettere molto grandi, massicce, rigide, di una regolarità quasi geometrica, con abbondanti legature ed un tratteggio assai pesante; questo tipo di scrittura venne chiamata «lettera da messale» o «textur»;

Coloro che scrivevano erano prettamente i monaci. Essi utilizzavano una penna d’oca, un raschietto per cancellare e tagliare, ed infine gli inchiostri fatti con ricette segrete e con prodotti naturali. I testi erano scritti con inchiostro scuro e i titoli in rosso, pertanto nei manoscritti importanti la lettera iniziale era scritta in modo molto grande per contenere scene religiose o di vita quotidiana. Erano eseguite in maniera particolare e così chiamate “miniature”, di cui la sostanza colorante maggiormente usata era il minio che era di un rosso brillante.
Nei conventi si produssero soprattutto codici, cioè libri di grandi dimensioni, composti da fogli piegati in due e cuciti insieme, questi sostituirono le pergamene per un utilizzo più comodo e più semplice. L’arte di copiare i codici fu tramandata anche in oriente prima ai bizantini e poi agli arabi.

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