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VINCENZO AZZOLINI E LA RESISTENZA FLESSIBILE

Vincenzo Azzolini nasce a Napoli il 5 dicembre 1881 da una famiglia borghese, il padre e’ un funzionario del Banco di Napoli e la madre e’ figlia di un magistrato.

Nel 1904 si laurea in Giurisprudenza e nel 1905 viene assunto nel Ministero del Tesoro dove, nel 1927, diventa il Direttore Generale.

Con l’istituzione della carica di Governatore in Banca d’Italia e la nomina di Bonaldo Stringher, nel 1928 Azzolini viene nominato Direttore Generale della Banca Centrale.

Solo tre anni piu’ tardi, in seguito alla morte di Stringher, e da questi indicato come suo successore solo pochi giorni prima di morire, il Direttore Generale Azzolini viene nominato Governatore della Banca d’Italia, e’ il 10 gennaio 1931.

Vincenzo-AzzoliniNei primi anni tutto procede bene ma con l’ingresso dell’Italia alla Seconda Guerra Mondiale le cose si complicano e’ il ruolo di Governatore della Banca d’Italia diventa un ruolo scomodo per uno dei periodi piu’ difficile del Paese, nel quale il regime fascista si va’ sfasciando e disarticolando e forse proprio per questo aumenta l’arroganza e la protervia.
Come le massime istituzione dell’epoca anche la Banca d’Italia viene disgregata e divisa in due, seguendo le vicende italiane che vedono il Paese spezzato in due tronconi tra il Regno del Sud che mantiene la sede storica di Via Nazionale e la Repubblica di Salo’ con la sede provvisoria di guerra a Moltrasio sul lago di Como. Ma il momento piu’ drammatico arriva quando Azzolini deve gestire l’indebita appropriazione, da parte dei tedeschi, della riserva aurea della Banca d’Italia.
Il Governatore riesce a contrastare queste difficili situazioni solo grazie alla strategia della resistenza flessibile, che consiste nel dilazionare dei tempi, nel far finta di non capire, nell’uso del rinvio tecnico per l’attuazione dei disegni e delle disposizioni di qualcuno che con la forza del terrore riesce ad imporre la propria volonta’, tutto questo con il rischio reale di essere sottoposti nel volgere di pochi minuti, magari a causa di un capriccio del momento, ad un plotone d’esecuzione.
Dopo aver difeso strenuamente le riserve auree del Paese, a causa del clima di sommaria epurazione che regna in Italia nel dopoguerra, viene incarcerato e poi condannato con l’accusa di “… aver collaborato con i nazisti, consegnando loro parte dell’oro della Banca d’Italia”, solo in seguito verra’ assolto e infine riabilitato.
In realta’ Azzolini non e’ stato mai sufficientemente riabilitato, dato il calvario che ha dovuto affrontare a fronte al coraggio e la determinazione con i quali ha ostacolato i tedeschi, a tutto vantaggio del suo Paese.
Ma vediamo nel dettaglio come sono andate le amare vicende che segnarono l’ultima fase del suo mandato da Governatore, dopo l’armistizio dell’8 settembre i tedeschi si vogliono impossessare delle riserve auree della Banca d’Italia, Azzolini decide di occultarne una parte nell’intercapedine che circonda in caveau della Banca in Via Nazionale, il cui accesso viene celato con un muro asciugato in fretta e furia attraverso lampade e ventilatori, nello stesso tempo viene approntata una falsa documentazione contabile per giustificare la quantita’ di oro mancante.
Come in ogni vicenda misteriosa anche qui c’e’ un colpo di scena, sembra che grazie ad una spiata i tedeschi siano a conoscenza dell’oro nascosto e Azzolini, per evitare il rischio di probabili rappresaglie sul personale della Banca Centrale da disposizioni per riportare i lingotti nascosti nell’intercapedine al loro posto nel caveau.
Il giorno dopo l’oro italiano (119 t viene prelevato dai tedeschi il 22 e il 28 settembre 1943 e dopo numerosi spostamenti attraverso mezza Europa, passando per Fortezza (BZ), Milano e Berlino, viene ammassato insieme a opere d’arte e altri preziosi razziati dai tedeschi, in una miniera di potassio di Merkers-Rohn in Turingia, dove sara’ ritrovato dagli Alleati.
Dopo la fine della guerra e in seguito alla richiesta italiana, in qualita’ di cobelligerante, di entrare nel cosi detto Pool dell’oro, un centro di raccolta dell’oro depredato dai tedeschi; l’Italia recupera circa il 66% delle riserve auree trafugate.
Negli ultimi giorni del luglio 1944 Azzolini e’ a Roma di ritorno dalla sede di Moltrasio e subito dopo la liberazione della capitale viene sottoposto ad una campagna di stampa denigratoria, quindi interrogato e sottoposto agli arresti domiciliari.
Il primo agosto del 1944 e’ tratto in arresto per ordine dell”Alto Commissariato che lo accusa di collaborazione con i tedeschi inoltre, beffa delle beffe, anche la Banca d’Italia gli fa’ causa.
Il processo e’ rapido, quattro giorni in tutto, e l’Alta Corte di giustizia lo condanna a 30 anni di reclusione, una pena pesante ma non definitiva, inquanto la pubblica accusa ha chiesto la pena capitale mediante fucilazione.
In seguito all’entrata in vigore della “amnistia di Togliatti” del 1946, Azzolini fa’ ricorso per annullare la sentenza, l’istanza viene accolta, in quanto la Corte di Cassazione riconosce che “…durante il suo mandato l’oro era rimasto di proprieta’ della Banca d’Italia, anche sul piano contabile”.
Il Tribunale il 14 febbraio 1948 stabilisce che l’atteggiamento di Azzolini non era stato quello di assecondare i Tedeschi ma altresì quello di “…resistergli tramite gli accorgimenti che il tempo e le circostanze consentivano.”, e la piena assoluzione arriva finalmente il 6 ottobre 1949.
La storia di Vincenzo Azzolini e’ quella di un altissimo funzionario pubblico che ha tentato di distinguere fra lo Stato e il regime fascista, una visione questa veramente originale per quei tempi, scaturita da un proprio insopprimibile dettame interiore, che gli ha procurato sicuramente molti piu’ guai che se avesse seguito l’andazzo comune, ma che gli ha permesso di servire il suo Paese senza dover chinare la testa.CL_-_Pal._Banca_d'Italia

Stefano Poddi
Membro dell’ Accademia Italiana di Studi Numismatici International Bank Note Society IBNS # 10087 poddiste@yahoo.it http://www.stefanopoddi.it tel. 06 33174783 cell. 329 2436450
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