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SOCIETA’ MINERARIA FIORENTINA AZIONE AL PORTATORE DEL 1851di Alberto PUPPO

Un’azione al portatore del 1851 emanata dalla Società Mineraria-Fiorentina di 1200 lire toscane. Il prestigioso documento di cui parliamo oggi ci consente di ripercorrere brevemente la storia dell’estrazione mineraria in Toscana. La Regione, infatti, per secoli lega la propria fortuna all’estrazione di quei minerali che il territorio offre con copiosa generosità. Soprattutto il ferro, estratto fin dall’età etrusca (IX-VIII a.C.). Già allora i maggiori giacimenti si trovano sull’isola d’Elba. Durante l’età romana il distretto minerario tirrenico risente della crisi generale che coinvolge l’intera industria estrattiva italica, soprattutto perché l’impero si concentra sullo sfruttamento delle miniere spagnole. Nel corso del medioevo, soprattutto tra i secoli X-XIV, si assiste a una lenta rinascita dell’industria mineraria toscana.

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Leopoldo II Giovanni Giuseppe Francesco Ferdinando Carlo d’Asburgo-Lorena (Firenze, 3 ottobre 1797 – Roma, 28 gennaio 1870) fu il penultimo granduca di Toscana e l’ultimo granduca regnante de facto.

La fondazione del villaggio di Rocca San Silvestro testimonia questa ripresa. Sono numerosi gli scontri tra i comuni toscani per accaparrarsi il controllo delle miniere con Pisa decisamente più intraprendente degli altri. Le miniere, in questo torno di tempo, cambiano aspetto e rispetto a quelle di epoca etrusca hanno cunicoli più larghi e distanziati, sovente rinforzati all’interno da rivestimenti in muratura o in legno. Nell’età rinascimentale, grazie allo sviluppo di nuove tecniche, si mette a punto un metodo più scientifico di estrazione dei minerali. Cosimo I de’ Medici (Firenze, 11 giugno 1519 – Firenze, 21 aprile 1574), secondo Duca di Firenze e, in seguito, il primo Granduca di Toscana, dà grande impulso al settore fondando Cosmopoli (Portoferraio), città che favorisce il commercio e il trasporto del ferro dalle miniere elbane agli stabilimenti di lavorazione del Granducato. In età moderna, con lo sviluppo dell’industria siderurgica, si assiste a un’impetuosa accelerazione dell’attività mineraria. Leopoldo II Giovanni Giuseppe Francesco Ferdinando Carlo d’Asburgo-Lorena (Firenze, 3 ottobre 1797 – Roma, 28 gennaio 1870) penultimo granduca di Toscana e l’ultimo granduca regnante de facto, dà un importante impulso all’industria mineraria ed estrattiva: a tal scopo fa riattivare antiche miniere di rame, allume, piombo, zolfo e mercurio. Ma il ferro e l’industria ad esso collegato, sono per tutto il l’Ottocento i protagonisti indiscussi della rinascita del settore. I distretti minerari elbani che, dal 1815, confluiscono nel demanio granducale, sono quelli più sfruttati. L’utilizzo sempre maggiore del ferro per costruire infrastrutture, come ponti e ferrovie, alimenta l’industria estrattiva della Regione.
Proprio in questi anni nasce, tra le altre, la Società Mineraria-Fiorentina. Anni in cui non solo rifiorisce l’industria mineraria, ma grazie all’azione riformatrice di Leopoldo II, si continua il lavoro di bonifica della Maremma senese e grossetana, si effettua l’ampliamento del porto di Livorno e si costruiscono numerose strade ferrate. Il granduca di Toscana riordina poi l’assetto delle università. Nel 1839 a Pisa si tiene il primo congresso degli scienziati. Avalla la riforma la legge della stampa e sotto la pressione irresistibile del movimento liberale e democratico, concede, nel 1848, lo statuto. Nel 1849, dopo l’insediamento del governo guidato dai democratici, fugge dalla Toscana e ripara a Gaeta. Ritorna sul trono grazie agli austriaci, che rimangono nel Granducato fino al 1855. Regna con la consueta mitezza, ma senza avere più la fiducia del suo popolo e il 27 aprile 1859 viene spodestato da una rivoluzione pacifica. Si ritira prima in Austria, poi a Roma, dove muore nel 1870. Tornando  all’industria mineraria toscana, si evince come questa si sviluppi sempre di più grazie anche alla nascita della Montecatini, poi Montedison. Dal dopoguerra, invece, l’industria metallifera della Toscana comincia un lento e inesorabile declino a causa anche di una concorrenza sempre più agguerrita.

 

1851MINERIAFIORENTINA

Alberto PUPPO
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