Un certificato nominativo di rendita antico e prezioso. Emanato dal Regio Imperiale Monte Santa Teresa il 20 agosto 1765 di 44.025 Lire ed intestato ad un nobile di Milano. Il Monte in questione nasce nel capoluogo lombardo nel 1753 su iniziativa del patrizio genovese Giovanni Luca Pallavicini, inviato nel 1750 da Maria Teresa D’Austria in qualità di governatore del ducato.
Durante il suo mandato il Pallavicini mette mano sia al sistema degli appalti su cui si regolano le operazioni di riscossione delle imposte indirette, sia al debito pubblico proprio con la creazione del Monte di Santa Teresa. Riorganizza anche gli uffici pubblici e uniforma il sistema fiscale. Del Pallavicini si ricordano anche alcune stravaganze come i festeggiamenti in occasione della sua nomina a governatore quando trasporta a Milano un rinoceronte vivo che espone in Piazza dei Mercanti di Milano. Il suo mandato dura tre anni.
Nel settembre 1753 lascia l’incarico e rientra alla corte di Vienna. La sua carica passa così direttamente nelle mani dell’arciduca Pietro Leopoldo. Pallavicini istituisce il Monte di Santa Teresa per permettere il pagamento regolare degli interessi ai creditori dello Stato avviando col tempo il graduale rimborso del capitale. Il progetto prevede che questo nuovo istituto riunisca tutti i crediti dello Stato divisi tra i diversi Monti. Il Monte di Santa Teresa diventa così uno degli strumenti essenziali che l’amministrazione teresiana e giuseppina utilizza per attuare il suo vasto disegno riformatore.

Disegno riformatore caratterizzato da rilevanti cambiamenti amministrativi, che i sovrani del casato austriaco, ( la dominazione austriaca in Lombardia dura quasi un secolo: incomincia infatti nel 1714 dopo la firma del trattato di Baden che pone fine alla guerra di successione spagnola. Il ducato di Milano viene così ceduto alla Casa degli Asburgo d’Austria, che lo conserva fino al 1796, quando Napoleone irrompe in Italia con le sue truppe) ispirati dai principi del cosiddetto assolutismo illuminato, introducono in tutta la Lombardia: si ricorda per esempio, la risistemazione del catasto, la soppressione della censura ecclesiastica e lo sviluppo dell’industria della seta. Queste misure costituiscono i prodromi che nei secoli successivi consentono alla Lombardia di diventare il principale motore economico dell’Italia. Soprattutto dopo la metà del secolo XVIII, sotto il regno di Maria Teresa d’Austria (1740-1780) e sotto il regno di Giuseppe II d’Austria (1780-1790), Milano si afferma come grande centro culturale. Svolgono ruoli importanti figure come Pietro Verri, Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Paolo Frisi, Ruggero Boscovich, Giuseppe Parini e Giuseppe Piermarini.
Nel corso di questo secolo la superficie del ducato, nonostante l’accorpamento con il Ducato di Mantova, dotato però di forti autonomie rispetto a Milano, si riduce ulteriormente, arrivando ad un’estensione inferiore addirittura all’attuale Lombardia: infatti, non fanno parte al ducato milanese Bergamo, Brescia, Crema, la Valtellina, l’Oltrepò Pavese e la Lomellina.
Il raro documento di cui parliamo oggi è caratterizzato da un testo stampato in nero su carta filigranata in doppio foglio e completato a mano. Data la consistente somma depositata era prevista l’annotazione della provenienza del denaro. Sigillo a tergo. Il suo valore attuale di catalogo è di circa 5mila euro. Superfluo sottolineare le sicure prospettive di rivalutazione.





