BanconoteCollezionismo

ALFREDO PIZZONI E I BUONI PARTIGIANI DEL CLNAI

Pizzoni-alla-Cambridge-University2Chi e’ Alfredo Pizzoni ?
Come mai pur essendo stato un personaggio chiave della Resistenza, e’ cosi poco conosciuto ?
Forse perche’ una figura non allineata ad alcun partito e’ piu’ facilmente soggetta a cadere nell’ oblio ?
Alfredo Pizzoni, visto dalla prospettiva dei nostri giorni e’ sicuramente un uomo d’altri tempi, e non solo per il periodo storico che lo vide protagonista, ma soprattutto per la dedizione che ebbe nei confronti di un sentimento che oggi e’ cosi desueto: l’amor di patria.
Non a caso nella commemorazione per la sua prematura scomparsa svoltasi alla Camera dei Deputati il 22 gennaio 1958, Riccardo Lombardi dice: “Alfredo Pizzoni era un uomo che si usava definire apolitico; ma non era apolitico era apartitico: non appartenne , difatti a nessun partito, ma assunse vigorosamente le sue responsabilita’ politiche nel modo piu’ netto e piu’ preciso non appena ritenne giusto il momento in cui tutti i cittadini dovevano assumere la propria responsabilita’ “.
La sua apartiticita’ e’ la chiave di lettura per interpretare l’alternarsi delle vicende della sua vita, e’ la sua forza per l’elezione a Presidente del Comitato Interpartitico, poi CLN (Comitato Liberazione Nazionale) e poi CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia), ma anche il suo tallone d’Achille, infatti solo due giorni dopo la Liberazione, viene sostituito alla presidenza del CLNAI da Rodolfo Morandi del PSI.
Per comprendere meglio il carattere di Pizzoni, che potrebbe sembrare solo un pacifico banchiere di mezza eta’, ci puo’ essere utile un episodio, minore ma significativo, che riguarda l’epilogo della sua avventura nel CLNAI.
Si tratta della consegna di una lettera che vorrebbe essere un garbato commiato ma, in realtà,’ e’ solo un maldestro tentativo di benservito.
La lettera, consegnata a Pizzoni da Gianluigi Balzarotti, nella sua veste di segretario del Comitato, lo definisce un semplice “ collaboratore ” del CLNAI, sebbene ne fosse stato il Presidente ed avesse rappresentato l’unico riferimento e garante per i finanziamenti erogati dagli alleati.
Volano parole grosse, Pizzoni straccia la lettera in faccia a Balzarotti e gli si lancia contro trattenuto a stento dei presenti, mentre il cognato Giuseppe Longa nel tentativo di allontanarlo viene alle mani con Balzarotti.
Questo episodio ci fa’ cogliere bene come Pizzoni era sia un uomo di cervello, che un uomo di pancia, e che sapeva, a seconda della circostanza, far prevalere l’una o l’altro dei suoi tratti caratteriali.
Ma procediamo con ordine e per capire meglio questa storia straordinaria partiamo della vita di Pizzoni e dalle vicende che lo vedono protagonista.10-lire-fronte1
Alfredo Pizzoni nasce a Cremona il 20 gennaio 1894 in una famiglia borghese, da Paolo Pizzoni ufficiale di artiglieria e da Emma Fanelli una donna dotata di una forte personalita’ proveniente da una ricca famiglia napoletana, che con la prematura morte del padre aveva visto ridursi drasticamente le sue disponibilita’ finanziarie.
Rimane poco in questa citta’ seguendo le nuove assegnazioni che l’Esercito scegliera’ per il padre, fra le altre Taranto, Pesaro, Piacenza, Lodi e Pavia.
Viaggia molto in Europa per motivi di studio, imparando il tedesco, il francese, l’inglese e lo spagnolo, acquisendo inoltre una notevole apertura mentale, orientata in particolare verso le potenzialita’ e gli sviluppi in tema di politica estera.
In particolare nei tre anni trascorsi in Inghilterra assimila la mentalita’ anglosassone che sara’ determinante per stabilire un proficuo clima di fiducia con gli inglesi e gli americani, e che lo rendera’ il principale interlocutore degli alleati, nel suo ruolo di Presidente del CLNAI.
Il padre trasmette al figlio una serie di valori: da quelli risorgimentali come la fratellanza e il gia’ menzionato amor di patria a quelli piu’ intimi come un profondo senso del dovere, il culto della famiglia, l’apprezzamento dell’amicizia e l’attaccamento al lavoro.
Valori questi dai quali Pizzoni prendera’ costantemente ispirazione ed energia per le sue scelte di vita particolarmente difficili.
Richiamato alle armi partecipa alla Prima Guerra Mondiale che coinvolgera’ tutta la famiglia, il padre al comando di un Reggimento di Artiglieria, la madre come volontaria della Croce Rossa, ed Alfredo che sceglie di entrare nei bersaglieri come lo zio materno Mario Fanelli, morto in seguito alle ferite riportate nella campagna di Libia.
A Pizzoni viene affidato il comando di un plotone e sull’Altopiano di Asiago, dopo aver a lungo resistito all’accerchiamento da parte delle forze austriache impegnate nella Strafexpedition (spedizione punitiva), viene fatto prigioniero e condotto al campo di Sigmundsherberg in Austria, da dove tenta invano la fuga. Dopo essere stato trasferito al campo Hajmasketabor, sempre in Austria, rientra in Italia tramite uno scambio di prigionieri.10-lire-retro1
Quale ex prigioniero non puo’ tornare in prima linea, viene quindi inviato in Palestina, come ufficiale di collegamento con le truppe inglesi. Partecipa all’impresa di Fiume dalla quale ne esce disilluso dai legionari fiumani e quindi, sollecitato dal padre, riprende gli studi di diritto iniziati a Pavia, dove si laurea in Giurisprudenza nel 1920.
Dopo poco piu’ di un mese dalla laurea viene assunto al Credito Italiano, dove lavorera’ per tutta la vita arrivando alla carica di Presidente.
Nel 1922 si sposa con Barbara Longa, detta Nini’, dalla quale avra’ cinque figli: Paolo, Franca, Emma, Maria Grazia e Pietro.
E’ amore a prima vista, come ricorda la figlia Emma, Pizzoni incontra per la prima volta la futura moglie in ascensore mentre si reca in casa di amici per giocare a bridge, da allora ogni volta che si trova in ascensore con lei, da soli o con i figli, non manca mai di togliersi il cappello e di darle un bacio affettuoso in ricordo del loro primo incontro.
Nel 1924, mentre la situazione parlamentare italiana sfocia nella crisi dell’Aventino, Pizzoni si avvicina all’ Italia Libera il primo movimento antifascista clandestino, una associazione di ex combattenti che si richiama agli ideali del Risorgimento e all’impresa di Fiume, sciolta poi agli inizi del 1925 per ordine di Mussolini.
Quindi si avvicina al movimento Giustizia e Liberta’ (GL) del quale, pur criticando l’impostazione sovvertitrice e la vocazione socialista, apprezza l’importanza attribuita all’attivismo e all’aspetto propagandistico.
L’impegno politico di Pizzoni e il suo rifiuto di prendere la tessera del partito fascista, non passano pero’ inosservati.
Il Direttore Centrale del Credito Italiano gli comunica che per motivi politici i vertici dell’Istituto desiderano che si trovi un’altra occupazione fuori dalla banca, in seguito, visto il rifiuto di aderire a questi desideri da parte di Pizzoni, il Credito Italiano gli comunica il licenziamento immediato.
Nonostante la solerzia dimostrata nell’accontentare il partito fascista, gli stessi vertici aziendali, consapevoli del valore di Pizzoni e dell’ingiustizia della quale sono stati meri esecutori, lo assumono di nuovo, dopo pochi mesi, nella sede periferica di Biella.
Dopo tre anni di lavoro scarso e avvilente, grazie alla iscrizione al partito (capitolera’ solo nel 1933 in seguito alle insistenze della moglie Nini’ e dell’anziano padre di lei) e all’interessamento del quadrunviro Emilio De Bono, compagno di accademia del padre di Pizzoni, Alfredo riprendera’ a lavorare al Credito Italiano di Milano.

10-lire-fronte-timbro-rosso1Dopo alcuni anni di intenso lavoro e di vita serena per Pizzoni, Mussolini, nel celebre discorso dal balcone di Palazzo Venezia del 10 giugno 1940, annuncia l’entrata in guerra dell’Italia accanto all’alleato tedesco.
Nonostante le sue idee antifasciste, Pizzoni rinuncia all’esonero come condirettore della sede di Genova del Credito Italiano e rientra nell’esercito con l’obbiettivo di farsi trovare al momento della disfatta, in una posizione di responsabilità che gli permetta, insieme a tante altre persone che la pensano come lui, di riprendere in mano le redini del paese al momento della sconfitta.
Prende parte al corso di addestramento a Civitavecchia poi e’ inviato presso il 5 Reggimento Bersaglieri in Friuli per completare l’ addestramento.
Poco dopo arriva il richiamo alle armi presso il 12 Reggimento Bersaglieri di Reggio Emilia, accolto con grande apprensione dalla moglie Nini’, la quale apprende solo in questo momento la idealistica e rischiosa decisione del marito.
Pizzoni si imbarca sulla motonave Victoria alla volta della Cirenaica ma l’imbarcazione e’ fatta segno dalle autosiluranti inglesi che presto ne hanno ragione, il Maggiore Pizzoni al comando del 36 Battaglione abbandona la nave per ultimo poco prima che affondi e dopo diverse ore passate in acqua viene tratto in salvo da una delle navi di scorta. Questo episodio e’ ritratto anche nella figurina Liebig, “ L’affondamento del Victoria (23 gennaio 1942) ”, la numero 6 della serie “ I Bersaglieri “.Dopo una lunga convalescenza Alfredo viene congedato e amareggiato dal comportamento dei vertici dall’esercito, riprende di nuovo servizio presso il Credito Italiano.

Tornato a Milano inizia a frequentare l’ambiente antifascista dove incontra, fra gli altri, il liberale Giustino Arpesani e il socialista Roberto Veratti.50-lire-fronte250-lire-retro150-lire-fronte-timbro-lineare5
Pizzoni conta che sia Vittorio Emanuele III ad assestare il primo colpo per la caduta del regime fascista, nel frattempo non abbandona il suo progetto iniziale, e’ alla continua ricerca di uno spazio di azione dal quale poter contribuire alla ripresa dell’Italia dopo la disfatta del fascismo.
Il 10 luglio del 1943 gli alleati sbarcano in Sicilia ed il 25 luglio il Re sostituisce Mussolini con Badoglio.
Le riunioni dei componenti dei partiti antifascisti alle quali Pizzoni prende parte si intensificano, aumenta il numero dei partecipanti e quindi la confusione generata dalla voglia di partecipazione dei presenti, fino a che non si decide di nominare un delegato per ogni partito e nasce cosi il Comitato Interpartitico.
Pizzoni non aderendo a nessun partito ne e’ di fatto escluso, in seguito sostituisce il delegato del partito liberale assente per motivi di salute, al suo ritorno godendo della stima di tutti i partecipanti, viene invitato a restare pur non vantando alcuna appartenenza politica.
Dopo un po’ sorge la necessita’ di trovare qualcuno che presieda e coordini i lavori, viene fatto il suo nome e tutti i presenti, stimandolo profondamente, annuiscono.
E’ questa la semplice modalita’ con la quale avviene l’elezione di Pizzoni a Presidente del Comitato Interpartitico.
L’armistizio del’8 settembre 1943 non coglie Pizzoni impreparato, egli vede in questo evento il primo passo per riportare l’Italia dalla parte giusta ed e’ anzi uno dei pochi italiani che invece di togliersi la divisa, rispolvera ed indossa quella di bersagliere.
Deluso dal comportamento temporeggiatore del Generale Vittorio Ruggero, Comandante del corpo d’armata territoriale di Milano, il quale preferisce trattare direttamente con i tedeschi invece di difendere la citta’ insieme alle forze popolari, e da quello di una borghesia timida e paurosa, Pizzoni per evitare di essere catturato lascia Milano e si rifugia nella campagna limitrofa.
Dopo un breve periodo di sconforto e di riflessione torna a Milano, dove e’ di nuovo confermato nel suo incarico di Presidente di quello che, dopo l’8 settembre, da Comitato Interpartitico e’ diventato il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).
Il CLN, per meglio rispondere alle esigenze dettate dalla situazione, si dota al suo interno di due distinte strutture: un comitato militare con il compito di censire e coordinare le formazioni partigiane esistenti e di un comitato finanziario per reperire i fondi necessari alla lotta partigiana.

 

100-lire-fronte2

 

 

 

 

 

 

100-lire-retro1100-lire-fronte-timbro-lineare2Il CLN Milanese viene delegato dal comitato centrale di Roma a coordinare e dirigere tutta l’italia occupata, con questo atto il CLN di Milano assume, con i compiti da essa derivanti, la denominazione di CLNAI.
Pizzoni nell’ottobre 1943 lascia il Credito Italiano per entrare in clandestinita’ prendendo il nome di battaglia di Pietro Longhi, di lui Max Salvatori, un ufficiale inglese che teneva i rapporti tra il CLNAI e i comandi anglo-americani, dice “…E’ un attivista nato; ha bisogno di fare sempre qualche cosa. Lo muove l’amor di patria come lo intendevano i nonni e i bisnonni del Risorgimento…” .
Il comitato finanziario e’ composto da Roberto Veratti, Luigi Casagrande ed Enrico Falk, nella primavera del 1944 Pizzoni diventa l’unico responsabile del comitato, mentre a capo di quello militare c’e’ Ferruccio Parri del Partito d’Azione.
Il reperimento delle fonti di finanziamento per la Resistenza nel Nord Italia e’ il compito che Pizzoni svolge meglio, e questo per diversi ordini di motivi: gli incarichi e il lavoro svolto all’interno del Credito Italiano, l’apertura mentale di respiro internazionale, la grande fiducia che riesce ad ispirare nei suoi interlocutori, e ancora una volta la sua apartiticita’, garanzia di indipendenza e di una gestione equa e corretta dei finanziamenti ricevuti.
L’importanza dei finanziamenti della Resistenza ed in particolare di quelli degli alleati la troviamo tutta in una frase di Ferruccio Parri: “ … senza quel denaro il Comitato avrebbe dovuto … pressapoco chiuder bottega ”.
La gestione finanziaria della lotta clandestina non e’ cosa di poco conto, le formazione partigiane devono essere organizzate, rifocillate, vestite ed armate. Inoltre ci sono i costi per le staffette, per mantenere le famiglie dei partigiani caduti, le spese mediche per i feriti, i costi per nascondere e rifocillare i prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento, la stampa del materiale di propaganda, e mille altre spese volte al conseguimento dell’obiettivo finale.
Le fonti di finanziamento della Resistenza sono di due tipi: le sovvenzioni che le formazioni partigiane si procurano in modo autonomo, in denaro o in natura, tramite donazioni o requisizioni e quelle provenienti degli organi centrali del CLN e CLNAI, distribuite alle formazioni locali a seconda delle specifiche esigenze.
Per quanto riguarda queste ultime, i finanziamenti al CLNAI nel primo periodo sono rari e del tutto occasionali, il comitato finanziario riesce a reperire 10 milioni di lire da parte di privati, poi arrivano 50 milioni di lire da parte del CLN di Torino, che fanno parte della cassa della IV armata dell’esercito italiano, sorpresa al momento dell’armistizio in Francia meridionale, e poi di nuovo arrivano altri 6 milioni di lire da parte di privati cittadini.
Ma nonostante la generosita’ dei finanziatori i soldi non bastano, bisogna inventarsi qualcosa.
Pizzoni, avendo avuto notizia da amici genovesi di una analoga iniziativa di Francesco Manzitti del Comitato di Liberazione Ligure (CLL), propone la stampigliatura delle banconote che sono in circolazione, moltiplicandone il valore nominale per 100 volte.
Ma leggiamo in proposito la storia dei buoni partigiani del CLNAI scritta dallo stesso Pizzoni
“ Riuscii a procurarmi da amici fidati del Credito Italiano, delle serie complete di banconote nuove da 50 e da 100 lire, e feci confezionare un timbro a secco con la sigla CLNAI e la dicitura vale (rispettivamente) 5.000 e 10.000 lire. Non fu lavoro facile e impiegai parecchio tempo a completarlo, molto aiutato dalla signorina Bernasconi e da mio cugino Onofrio Fanelli che si occupo’ pazientemente della timbratura delle banconote ”
Vengono stampigliati un totale di 400 biglietti:

* 100 biglietti da 10 lire, per un nuovo valore nominale di 100.000 lire
* 200 biglietti da 50 lire, per un nuovo valore nominale di 1.000.000 lire
* 100 biglietti da 100 lire, per un nuovo valore nominale di 1.000.000 lire
Le banconote passano quindi dal valore iniziale totale di 21.000 lire a quello centuplicato di 2.100.000 lire, con un guadagno di 2.079.00 lire del 1944 pari a circa 128.000 euro.
Questi biglietti stampigliati sono proposti ai sostenitori e ai simpatizzanti della Resistenza per il nuovo valore nominale, con l’accordo che a liberazione avvenuta il prezzo anticipato sarebbe stato rimborsato.
Produrre le banconote stampigliate CLNAI costa fatica ed impegno, sia per il reperimento dei biglietti e per la stampigliatura, sia perche’ sono difficili da mettere in circolazione, visto il clima particolarmente repressivo creato da tedeschi e fascisti. Si tratta di sovvenzioni volontarie alla lotta partigiana, ricevute di un prestito volontario che potranno essere incassate solo dopo la liberazione o come le definisce un articolo del “ Weltwoche “ di Zurigo del 1944 “… cambiali politiche a scadenza futura “.
In ogni caso, al momento, sono documenti attestanti un sostegno alla lotta partigiana chiaro ed esplicito, quindi risultano particolarmente pericolosi da detenere, in tempi nei quali per molto meno si rischia la fucilazione immediata.
Bisogna trovare una fonte di finanziamento piu’ efficiente, Pizzoni si rivolge quindi al mondo bancario dal quale proviene e del quale conosce le grandi potenzialita’ finanziarie.
Chiede ed ottiene un prestito dal Credito Italiano per 35 milioni di lire, il finanziamento avviene grazie alla copertura della Edison e della Falk, che firmano regolare ricevuta al Credito Italiano, consentendo cosi al CLNAI di ritirare i soldi del prestito, che sara’ interamente rimborsato dal governo italiano nel gennaio 1945. In questo modo la banca puo’ finanziare la lotta partigiana senza che nella sua contabilita’ risulti nulla di sospetto.
La Banca Commerciale non e’ da meno, ed eroga il prestito dopo un incontro con un rappresentante del CLNAI, Giuseppe Dozza del PCI, dal quale riceve assicurazioni circa la restituzione dei 35 milioni di lire a liberazione avvenuta.
Anche la Banca d’Italia collabora all’operazione, sollecitata da Luigi D’Alessandro Direttore Generale del Tesoro, assegna alle due grandi banche un maggior numero di biglietti da 500 e 1.000 lire, rispetto ai contingenti previsti, essendo queste banconote piu’ facilmente utilizzabili da parte dei partigiani.
Una volta reperiti, seppure con estrema difficolta’ i finanziamenti, bisogna trovare un posto dove nascondere i soldi, si tratta di pacchi voluminosi essendo composti da biglietti di piccolo taglio.
A questo fine Pizzoni arruola alla lotta per la Resistenza anche il sarto di famiglia Edoardo Miradoli, che mimetizza i pacchi di banconote tra le pezze e le stoffe del suo negozio di sartoria in via Larga a Milano.
Pizzoni nella primavera del 1944 insieme al socialista Gian Battista Stucchi va in Svizzera, per prendere contatti con gli alleati, nello specifico con servizi segreti americani Office of Strategic Services (OSS) con a capo Allen Dulles e con i servizi segreti britannici Special Operation Executive (SOE) il cui responsabile e’ John McCaffery, fino ad allora i rapporti con gli alleati in Svizzera sono stati tenuti esclusivamente da Alberto Damiani del Partito d’Azione, il quale riesce a avere dagli alleati circa 17 milioni di lire.
Da questo momento in poi Pizzoni diventa il punto di riferimento per gli alleati, per un insieme di motivi dei quali non ultimo e’ la capacita’ di parlare un fluente inglese che di fatto gli accredita grande stima ed autorevolezza.
Pizzoni prende naturalmente la guida della delegazione del CLNAI nella missione in Svizzera e riesce ad ottenere dagli alleati un finanziamento di 10 milioni di lire mensili da effettuare tramite i corrieri del CLNAI, i quali materialmente portano i soldi dalla Svizzera all’Italia rischiando in prima persona.
Nel mese di luglio del 1944, dopo un tentativo non riuscito di coinvolgere il governo italiano, gli inglesi e gli americani erogano per la Resistenza, 50 milioni di lire ognuno, anche se con modalita’ differenti, giustificando questo il finanziamento con la grande mole di notizie che i partigiani forniscono ai servizi segreti alleati. Questo finanziamento e’ ripetuto in occasione di un secondo viaggio di Pizzoni in Svizzera nell’autunno dello stesso anno.
Alle missioni in Svizzera ne segue una particolarmente intensa ed importante nell’ Italia del Sud, il cui esito sara’ determinante sia per il riconoscimento del ruolo svolto dal CLNAI nella Resistenza, sia per la normalizzazione dei finanziamenti da parte degli alleati.
La delegazione del CLNAI composta da Alfredo Pizzoni, Ferruccio Parri, Gian Carlo Pajetta e Edgardo Sogno, ha molti incontri in diverse localita’ del centro e del sud Italia, sia con il CLN centrale, sia con diversi esponenti del governo in carica, e in modo particolarmente significativo con i piu’ alti vertici degli alleati.
Nella Sala Reale del Grand Hotel di Roma, il 7 dicembre 1944, tra Pizzoni, Parri, Pajetta e Sogno rappresentanti del CLNAI e il Generale Henry Maitland Wilson comandante del SACMED (Supreme Allied Commander Mediterranean), viene firmato uno storico accordo che riconosce all’Italia partigiana una prestito di 160 milioni di lire al mese.
Ferruccio Parri ricorda cosi la breve cerimonia dell’ Accordo di Roma: “ Da un canto imponente, maestoso come un proconsole Sir Maitland Wilson: dall’altra noi quattro. Un bicchiere di qualche cosa, qualche parola, una stretta di mano: poi la firma….”
Sebbene Pizzoni abbia ottenuto la disponibilita’ del governo italiano a fornire la somma richiesta al posto degli alleati, questi preferiscono mantenere completamente la gestione finanziaria nelle loro mani, salvo poi far firmare al governo italiano un documento nel quale si impegna a restituire a guerra finita le somme anticipate al CLNAI.
L’accordo che sancisce una piena collaborazione con gli alleati ed una subordinazione dal punto di vista militare, garantisce nel contempo la sopravvivenza della Resistenza e le condizioni per una sua affermazione politica ancor prima che militare.
Dal punto di vista finanziario l’accordo prevede nel dettaglio la ripartizione dei fondi per le varie regioni controllate dal CLNAI: Liguria 20 milioni di lire, Piemonte 60 milioni di lire, Lombardia 25 milioni di lire, Emilia 20 milioni di lire, Veneto 35 milioni di lire, e inoltre specifica “ La somma complessiva e le singole ripartizioni succitate saranno soggette a variazioni secondo le esigenze della situazione militare: la cifra massima sara’ ridotta proporzionalmente man mano che le province saranno liberate”.
Complessivamente l’Italia riceve in prestito dagli alleati, sia nel periodo precedente l’ Accordo di Roma che in quello successivo, circa un miliardo e 300 milioni di lire, pari a circa 80 milioni di euro odierni, che il Governo italiano restituira’ ad iniziare dal gennaio 1945.
Questa ingente quantita’ di soldi, sara’ gestita autonomamente ed in modo ineccepibile da Alfredo Pizzoni ai quali gli alleati consegnano il denaro senza alcuna ricevuta, fidandosi esclusivamente della sua parola.
Nel corso di una seconda missione al Sud, mentre Pizzoni e’ impegnato nella richiesta di portare il finanziamento alleato a 300 milioni al mese, a Milano si svolgono alcune riunioni del CLNAI, nelle quali sia Longo PCI, che Pertini PSI, si schierano apertamente per una presidenza politica del CLNAI.
Il 28 aprile 1945 le truppe alleate liberano Milano, il giorno successivo a Caserta il generale Wolff firma la resa incondizionata delle forze tedesche per il teatro di operazioni italiano.
Il CLNAI si riunisce per l’ultima volta sotto la presidenza di Pizzoni il 27 aprile, ed e’ il momento della resa dei conti. Pizzoni e’ aspramente contestato da Emilio Sereni del PCI che gli nega ogni sua rappresentativita’ del CLNAI, sostiene inoltre che “ ….solo i politici iscritti a partiti possono e devono rimanere…”.
Quindi si procede alla elezione del nuovo Presidente tramite votazione, dopo silenzi e titubanze arriva il si di Fabio Marazza DC e di Giustino Arpesani PLI, e, con il si deciso di Sandro Pertini PSI, di Leo Valiani PdA e di Emilio Sereni PCI, viene eletto Presidente del CLNAI Rodolfo Morandi del PSI.
Alfredo Pizzoni scompare così dalla storia della Resistenza.
Possiamo immaginare la profonda delusione ed indignazione di Pizzoni per il fatto di essere messo da parte dopo quanto aveva fatto, dopo l’impegno profuso e dopo i mille e mille pericoli che aveva scelto di correre nella vita da clandestino, animato solamente da amor di patria, quel forte sentimento che il padre gli aveva trasmesso con la sua vita e con i suoi insegnamenti.
Purtroppo dobbiamo notare che anche in questo caso si tratta di un episodio della cosiddetta Resistenza cancellata, quel fenomeno per il quale per superiori interessi partitici vengono sacrificati e dimenticati personaggi che hanno concorso a fare la storia, nonostante il loro valore e il loro contributo alla lotta per la Resistenza, personaggi di indubbio valore ma senza una adeguata copertura partitica, personaggi della caratura di Alfredo Pizzoni.
Passano diversi mesi e nel dicembre del 1945, Pizzoni, scrive una lettera al Governatore della Banca d’Italia, per chiedere la possibilita’ che la stessa possa mettere a disposizione gli sportelli della sede di Milano, previo avviso sugli organi di stampa, per provvedere al rimborso delle banconote stampigliate CLNAI.
Luigi Einaudi, Governatore della Banca d’Italia, aderisce prontamente alle richieste di Alfredo Pizzoni, che il 6 agosto 1945 e’ stato nominato Presidente del Credito Italiano.
I due personaggi sono sulla stessa lunghezza d’onda, entrambi hanno a che fare, anche se in contesti diversi, con il denaro e con l’economia, ma cio’ che li accomuna sopra ogni cosa e’ quella carica di umanita’ che li rende profondamente immersi nella realta’ quotidiana, nonostante gli incarichi assunti e le responsabilita’ accettate.
Marcello Soleri, allora Ministro del Tesoro, dice del Governatore della Banca d’Italia “ Luigi Einaudi e’ maestro di dottrine economiche, circondato dal maggior prestigio scientifico internazionale. Egli ama pero’ di attingere le sue dottrine economiche alle fonti feconde della realta’, della vita, e dell’esperienza….”, infatti nonostante gli altissimi incarichi istituzionali ricoperti, Einaudi mantiene un tratto particolarmente modesto e ancorato alla vita di tutti i giorni, come appare in modo assai esplicito dalla lettura del suo Diario.
Un aneddoto illuminante e’ quello che Ennio Flaiano raccontera’ molti anni dopo dalle colonne del Corriere della Sera, nel quale il Presidente al termine di un pranzo al Quirinale, al quale lo scrittore e’ invitato, dice: “ Io prenderei una pera, ma sono troppo grandi, c’ e’ nessuno che ne vuole dividere una con me ? ”.
Nel 1955 Giovanni Gronchi succedera’ a Luigi Einaudi alla Presidenza della Repubblica e Flaiano annotera’ causticamente “…cominciava per l’Italia la repubblica delle pere indivise.”.
Il rimborso dei buoni del CLNAI avverra’ puntualmente presso gli sportelli della Banca d’Italia di Milano, previo annuncio sui giornali Avanti e Il Sole del 9 maggio 1946.
A tal fine Pizzoni creera’ presso la Banca d’Italia un deposito di lire 2.079.000 corrispondenti a circa 55.000 euro, ma i biglietti rimborsati dalla sede di Milano della Banca d’Italia sono solamente:

* 25 biglietti da 10 lire per un valore nominale di 25.000 lire
* 74 biglietti da 50 lire per un valore nominale di 370.000 lire
* 27 biglietti da 100 lire per un valore nominale di 270.000 lire

Un totale di 126 biglietti rimborsati, per un ammontare di 665.000 lire.
In seguito Pizzoni rimborsera’ direttamente l’Avv. Antonio Barbera di Milano per 10.000 lire (un biglietto da 100 lire moltiplicato per 100) e quindi il totale dei biglietti rimborsati passera’ a 127 per un totale di 675.000 lire.
Dei teorici 273 biglietti residuati dopo il rimborso, al di la’ di quelli gelosamente custoditi dagli eredi, amici e collaboratori di Pizzoni che sono circa una quarantina, e’ probabile che ne siano rimaste solo alcune decine, il pericolo di venire sorpresi con la prova del finanziamento alla Resistenza spinge molti dei finanziatori a distruggere le banconote, quindi tali buoni risultano particolarmente rari e ricercati.
I biglietti pubblicati in questo articolo, per gentile concessione della famiglia Pizzoni, sono assolutamente inediti in quanto autografati sul retro dallo stesso Pizzoni, sia con il nome anagrafico di Alfredo Pizzoni, sia con il nome di Pietro Longhi, il piu’ conosciuto fra i nomi di battaglia utilizzati durante la clandestinita’.
I BUONI PARTIGIANI DEL CLNAI

Le banconote stampigliate del CLNAI fanno parte di quell’affascinante settore numismatico relativo ai Buoni Partigiani, creati e utilizzati per il finanziamento delle formazioni partigiane.
I buoni partigiani del CLNAI sono ottenuti modificando le banconote in circolazione con una doppia stampigliatura, la quale, oltre a moltiplicarne il valore nominale per 100, le identifica come
“ emesse ” dal CLNAI.
I biglietti di Stato e le banconote della Banca d’Italia sono stampigliati sul fronte con due timbri:

* un timbro lineare a inchiostro e a rilievo di color rosso carminio che si sviluppa su 2 o 3 righe, a seconda del nuovo valore assunto dal biglietto, l’inizio della scritta nelle righe e’ sfalsato:

-LIRE-                -LIRE-                -LIRE-
MILLE-            -CINQUE            DIECI-
-MILA-            -MILA-

Il timbro e’ apposto nella parte di sinistra della banconota in senso trasversale.

un timbro tondo a secco di circa 30 mm., che porta all’interno di un cerchio di puntini la dicitura “CLN” in leggera curvatura concentrica e nel contorno la dicitura “ COMITATO DI LIBERAZIONE NAZ. PER L’ALTA ITALIA “.
Il timbro e’ apposto nella parte di destra della banconota in corrispondenza della filigrana.
La “ tiratura“ dei buoni partigiani del CLNAI e’ di fatto molto limitata, sono 400 biglietti cosi suddivisi:

100 biglietti da 10 lire “V. Emanuele II “ Serie 0309, 14 biglietti non consecutivi e Serie 0606, 86 biglietti non consecutivi
200 biglietti da 50 lire “Barbetti modificato (B.I.)” Serie U 22 da 009301 a 099400 e Serie S 26 da 046301 a 046400
100 biglietti da 100 lire “Barbetti modificato (B.I.)“  Serie R 39 da 086201 a 086300
Tra la fine degli anni ’50 e inizio anni ’60, sulla piazza di Milano ed poi in tutta Italia, sono apparsi biglietti molto simili a quelli appena descritti, nei valori di 1, 2, 5, 10 lire moltiplicate per cento: 100, 200, 500, 1.000 lire.
Questi buoni partigiani sono riportati dai diversi testi e cataloghi di numismatica tra cui: G.Sollner, F.Gavello, G.Crapanzano, A.Moriccioli, F.Schwan e J.Boling, ecc., come le uniche banconote del CLNAI.
Numerose sono le differenze rispetto ai buoni descritti precedentemente, fra le piu’ evidenti:

I valori sono 4 invece di 3 e l’unico valore in comune con l’emissione ufficiale del CLNAI e’ il 10 lire
il timbro lineare a inchiostro e’ in gomma e non in metallo, inoltre non e’ a rilievo
il timbro tondo non e’ a secco ma e’ a inchiostro, inoltre nella dicitura nel contorno “ COMITATO DI LIBERAZIONE NAZ – PER L’ALTA ITALIA ” cambia un particolare: nell’originale c’e scritto NAZ. in queste invece NAZ –
Questi biglietti pur non essendo nella lista dei biglietti stampigliati ufficialmente dal CLNAI e consegnata da Pizzoni alla Banca d’ Italia per il rimborso, potrebbero essere stati stampigliati da formazioni locali del CLNAI, hanno notevole interesse numismatico e storico, e sono presenti, in qualche decina di esemplari, in numerose collezioni pubbliche e private.

Nota

Da poco tempo sono apparse sul sito Ebay, buone imitazioni di questi ultimi biglietti descritti, con timbrature non originali apposte su banconote autentiche.
Fra le differenze piu’ evidenti:
* Le dimensioni e lo stile dei caratteri usati nei due timbri a inchiostro
* Il colore dell’inchiostro utilizzato, negli esemplari osservati si tratta di un colore rosso vinaccia al posto del rosso carminio originale
La vendita di questi falsi e’ stata immediatamente fermata da alcuni esperti di cartamoneta, e ad onor del vero tutti i biglietti venduti sono stati prontamente rimborsati a riprova della buona fede del venditore.

BIBLIOGRAFIA
Archivio Insmli, Fondo Pizzoni, Busta 5, fascicolo 15
Archivio Storico UniCredit, Segreterie Alta Direzione, Verbali del Consiglio di Amministrazione
della Banca di Genova e del Credito Italiano, 1945
Camera dei Deputati, Atti parlamentari, Seduta del 22 gennaio 1958
Crapanzano Guido, Soldi d’Italia, Fondazione Cassa di Risparmio di Parma, 1996
Flaiano Ennio, La solitudine del satiro, in Opere. Scritti postumi, I, Bompiani, Milano 1988
Gigliobianco Alfredo, Via Nazionale, Donzelli, Roma, 2006
Istat, Il valore della moneta in Italia dal 1861 al 2003, Roma, 2004
Montanelli Indro e Cervi Mario, L’Italia della guerra civile, 8 settembre 1943 – 9 maggio 1946,
Rizzoli, Milano, 2001
Muriccioli Floriano, I movimenti patriottici e rivoluzionari in Italia, Micacchi, Roma, 1991
Piffer Tommaso, Il banchiere della Resistenza, Mondatori, Milano,2005
Piffer Tommaso, L’oro della Resistenza, Nuova Storia Contemporanea, luglio-agosto 2005, Roma
Pizzoni Alfredo, Alla guida del CLNAI, Il Mulino, Bologna, 1995
Polidori Elena, Via nazionale, Longanesi, Milano, 2006
Schwan C. Frederick e Boling E. Joseph, World War II Remembered, BRN Press, Ohio, USA
Sollner Gastone, Die Ubergangsbanknoten des 2 Weltkrieges, raccolta di dispense pubblicate su
Verlag Munzen-Revue AG, Basel, 1979

Stefano Poddi
Membro dell’ Accademia Italiana di Studi Numismatici International Bank Note Society IBNS # 10087 poddiste@yahoo.it http://www.stefanopoddi.it tel. 06 33174783 cell. 329 2436450
Translate

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazioneAbilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi.

 

>> Cookie Policy <<