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DEBITO PUBBLICO DEL REGNO D’ITALIA LEGGE 10 LUGLIO 1861

Il documento di cui parliamo oggi è uno dei primi del debito pubblico del Regno D’Italia. È con la proclamazione del Regno d’Italia che si fa risalire l’origine del debito pubblico nazionale. Con la Legge n.94 del 10 luglio 1861, l’allora ministro delle Finanze, Conte Pietro Bastogi, istituisce il Gran libro del debito pubblico del Regno d’Italia, nel quale vengono iscritti ed unificati tutti i debiti contratti dagli Stati preunitari.

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Il riconoscimento da parte del ‘nuovo Stato’ dei debiti dei ‘cessati Stati’ porta il primo ‘debito pubblico unificato’ ad una quota pari a circa tre milioni di Lire.

Questa legge, voluta dal conte Pietro Bastogi, costituisce così il i primo tentativo di unificare le finanze del neonato Stato italiano.

Il Gran libro del debito pubblico, nello specifico, è costituito da un insieme di registri nei quali l’amministrazione del debito pubblico prevede l’iscrizione dei prestiti redimibili e irredimibili dello Stato. L’iscrizione in questo registro stabilisce in modo formale e definitivo che i bilanci dello Stato contengano tra le spese ordinarie le somme corrispondenti agli interessi e ai premi inerenti al prestito.

Per le iscrizioni nominative il Gran libro del debito pubblico contiene le intestazioni esatte e le successive modificazioni o trasferimenti ad altri titolari. Anche l’iscrizione o la cancellazione di vincoli debbono esservi registrate. Per le iscrizioni al portatore fanno fede le matrici da cui i titoli sono stati staccati al momento dell’emissione.

Il debito, al momento dell’unità d’Italia, ammonta a circa 2374 milioni così ripartiti: Stati sardi: 1292 milioni, Lombardia: 152 milioni, Parma: 12 milioni, Modena: 18 milioni, Romagna: 19 milioni, Marche: 5 milioni, Umbria: 7 milioni, Toscana: 139 milioni, Napoli: 522 milioni
Sicilia: 209 milioni.

Questi debiti vengono convertiti per lo più in rendita consolidata al 5%.

La legge 94 del 10 luglio 1861, come detto in precedenza, è fortemente voluta dal conte Pietro Bastogi, primo ministro delle Finanze del Regno D’Italia.

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I fondatori della Banca d’Italia, 1893, Foto Alinàri – Firenze. Da sinistra il senatore Sebastiano Balduino, il conte Pietro Bastogi, l’avvocato Giacomo Grillo, l’ingegner Giuseppe Marchiori, il senatore Carlo Bombrini.

Nato il 15 marzo 1808 a Livorno da una famiglia di commercianti originaria di Civitavecchia, in gioventù condivide le idee patriottiche e viene affiliato alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini, di cui è anche tesoriere. La sua carriera politica inizia formalmente nel 1848 dopo la concessione, il 17 febbraio 1848, della Costituzione da parte del granduca di Toscana.

Bastogi viene eletto deputato del nuovo Parlamento toscano e durante il mandato lavora alla creazione di reparti di volontari toscani da inviare in appoggio all’esercito piemontese di Carlo Alberto durante la Prima Guerra d’Indipendenza cercando di fare da mediatore tra i liberali moderati e i democratici guerrazziani.

Successivamente si orienta su posizioni conservatrici quando il governo costituzionale adotta misure economiche a suo parere disastrose per l’economia toscana, come l’emissione di buoni del Tesoro per far fronte alle spese di guerra o l’alienazione del beni statali.

Con la restaurazione della dinastia dei Lorena nel 1849, Bastogi diventa finanziere del governo e presidente della Camera di commercio di Livorno. In questa veste promuove la nascita del Banco nazionale toscano nato dalla fusione della banca di Livorno con la Banca di Firenze.

Nel 1860 con l’annessione della Toscana al Regno di Sardegna, vengono indette le elezioni per permettere ai rappresentanti della Lombardia e dell’Italia centrale di entrare nel Parlamento subalpino e Bastogi viene elettorale il 29 marzo 1860 per i collegi di Cascina e Montepulciano.

Entra in Parlamento tra le fila della Destra facendo parte del gruppo toscano capeggiato da Ricasoli. Dopo essere stato rieletto deputato e dopo la proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861, Bastogi viene chiamato a far parte del gabinetto Cavour e nominato ministro delle Finanze, incarico che tiene anche dopo la morte di Cavour, durante il primo Governo Ricasoli. Come ministro, la sua opera più importante è appunto l’unificazione dei debiti pubblici degli stati unitari.

Tra gli altri provvedimenti di rilievo si ricorda un altro progetto ministeriale per un prestito di mezzo miliardo di lire e l’introduzione del decimo di guerra a tutti i territori annessi e nuove tasse sul bollo, sui beni della manomorta, sulle società industriali, sulle ipoteche, sui viaggiatori delle ferrovie, sulle merci e sui bagagli, al fine di cercare di colmare il pauroso deficit finanziario del neonato Stato italiano.

La lunga carriera politica di Bastogi dura fino al 1890 quando viene nominato senatore. A quel punto si disinteressa della politica e si dedica più attivamente al mondo finanziario promuovendo anche l’organizzazione di studi economici. Insignito del titolo di conte, Bastogi muore a Firenze il 21 febbraio 1899, a 90 anni.

Alberto PUPPO
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