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BANCA DI VENEZIA AZIONE DI LIRE 500 – VENEZIA 1848 di Alberto Puppo

Daniele_ManinUn documento di eccezionale bellezza. Questa azione nominativa di fondazione da 500 Lire viene emanata nel 1848 dalla neonata Banca di Venezia la cui fondazione si deve al Governo Provvisorio di Venezia guidato dal patriota Daniele Manin. Istituita con decreto del 25 luglio 1848, questa banca di sconto di depositi e conti correnti costituita in società anonima, nasce con lo scopo di sostenere la Prims guerra di indipendenza d’Italia e allo stesso tempo lo sviluppo economico della città.

La Banca di Venezia permette così di stampare una moneta patriottica facendosi consegnare dai privati l’oro e l’argento e soprattutto chiedendo l’appoggio del consiglio comunale, che garantisce in vario modo l’emissione di banconote di carta moneta del Municipio per un totale di ventisette milioni. Ma nonostante questo le casse della Repubblica sono pericolosamente vuote. Tanto che, nel novembre del 1848, il Comune è costretto ad assumere la garanzia di due prestiti per complessivi diciassette milioni, impegnando in questo modo quasi nove anni delle sue future entrate. I patrizi della città non ci stanno e denunciano come la città lagunare sia la sola a sostenere il peso della guerra d’Indipendenza. Per questo volevano che quei prestiti fossero riconosciuti quali prestiti nazionali dai governi e parlamenti degli Stati italiani che appoggiavano Venezia, e che la circolazione della carta moneta emessa nelle lagune fosse da essi garantita.

Ma gli Stati italiani in guerra fanno orecchie da mercante e si nascondono dietro dichiarazioni d’intenti. Insomma, di soldi ne arrivano pochi e le casse dello Stato piangono. La Repubblica di San Marco, così chiamata per rievocare l’antica Serenissima scomparsa mezzo secolo prima, viene proclamata da Daniele Manin il 22 marzo del 1848 a seguito dell’insurrezione della città iniziata il 17 marzo contro il governo austriaco. La mattina di quel giorno, infatti, fomentati delle notizie che giungono da Vienna su una insurrezione popolare nella capitale asburgica che costringe il Cancelliere di Stato Metternich a dimettersi, una grande folla si raccoglie in Piazza San Marco chiedendo la liberazione di Daniele Manin e Niccolò Tommaseo arrestati a gennaio in seguito all’inasprimento della repressione austriaca contro i sospetti sovversivi. I due patrioti, una volta liberati, non scendono a compromessi con gli austriaci e il 22 marzo, dopo violenti scontri, riescono nell’intento di cacciarli dalla città.

Quella stessa sera si insedia un governo provvisorio guidato dall’avvocato Giovanni Francesco Avesani da cui però il Manin viene escluso poiché giudicato su posizioni troppo radicali. Ma l’esclusione di Manin solleva il popolo tanto che il giorno successivo si forma un nuovo governo provvisorio guidato proprio da Manin. Si tratta di un esecutivo di matrice decisamente liberalmoderata, estranea a posizioni mazziniane. Proprio il 23 marzo, all’indomani della cacciata degli austriaci da Venezia e Milano, re Carlo Alberto di Savoia dichiara guerra all’Austria dando inizio alla Prima guerra d’indipendenza italiana. Carlo Alberto decide di intervenire anche per scongiurare sul nascere una svolta in senso repubblicano delle agitazioni lombarde e venete. Grande solidarietà giunge dagli Stati italiani in guerra, soprattutto dal re di Napoli Ferdinando II di Borbone che invia Sanesi_-_La_proclamazione_della_Repubblica_di_San_Marco,_Marzo_1848_-_litografia_-_ca._1850circa 16000 uomini verso il Veneto al comando del generale Guglielmo Pepe oltre ad una squadra navale in difesa di Venezia.

Ma l’illusione di una guerra di liberazione nazionale dura poco. I vari sovrani iniziano presto a temere che un’eventuale sconfitta degli austriaci avrebbe al fine avvantaggiato solo il Piemonte che avrebbe potuto assumere una posizione egemone sulla penisola. Particolarmente imbarazzante poi la posizione di Pio IX che si ritrova in conflitto contro una grande potenza cattolica. Il 29 aprile il papa fece un improvviso retromarcia e con una allocuzione annunca il ritiro delle sue truppe. Pochi giorni dopo anche il granduca Leopoldo II di Toscana ritira il suo appoggio. A metà maggio è la volta di Ferdinando di Borbone.

Lo stesso Carlo Alberto si muove male e lascia il tempo gli austriaci, nel momento di difficoltà, di riorganizzarsi. Il re ha il solo obiettivo di procedere a frettolose annessioni dei territori liberati. Inoltre la paura della rivoluzione repubblicana e la diffidenza verso i governi di Milano e Venezia lo induce ad utilizzare poco e male l’apporto dei volontari.

Il 5 luglio 1849 l’Assemblea dei Deputati della provincia di Venezia decide l’annessione della repubblica al regno di Sardegna. Ma il Piemonte, già provato dalla battaglia di Custoza del 27 luglio, ritira il suo sostegno a Venezia dopo l’armistizio di Salasco del 9 agosto. A questo punto Manin, in condizioni disperate, assume la guida della Repubblica, aiutato però dagli uomini del valoroso generale napoletano Guglielmo Pepe, che rimane al servizio di Venezia disattendendo gli ordini di Ferdinando II di Borbone.

Seppur valorosa, la resistenza del Manin diventa impossibile. Ai bombardamenti austriaci si aggiunge un’epidemia di colera. Gli eventi costringono il patriota veneto a trattare la resa che viene siglata il 22 agosto 1849. Il 27 gli austriaci entrano a Venezia, mentre Manin, Tommaseo, Pepe e molti altri patrioti prendono la via dell’esilio.

 

Alberto PUPPO
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