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SOC. INDUSTRIALE PER L’ARMAMENTO DELLA NAZIONE E PER LE FORNITURE MILITARI PRESIDENTE COMINATO G. GARIBALDI 1867 di Alberto Puppo

Oggi parliamo di un buono patriottico risorgimentale. Nello specifico si tratta di un’azione al portatore di 1 Lira italiana emanato a Firenze 1867. Da documento emerge il timbro ovale a inchiostro e l’allegoria dell’Italia nella piccola vignetta centrale e nell’impronta a secco. La società in accomandita era amministrata da un Direttore gerente responsabile sotto l’alta protezione del Generale Giuseppe Garibaldi, Presidente del Comitato di Patronato. Sul retro del documento si legge lo scopo per cui è stato emanato, ovvero “di contribuire al più sollecito ed economico armamento della Nazione Italiana istituendo in vari punti d’Italia fabbriche e depositi d’armi e di oggetti per uso militare, assumendo forniture militari di qualunque specie occorrenti ai soldati della Nazione”. Ovviamente il titolo di cui parliamo ci dà lo spunto per parlare di Giuseppe Garibaldi. Nato a Nizza il 4 luglio 1807, morto a Caprera il 2 giugno 1882 è considerato il principale eroe nazionale italiano. Ma le sue imprese militari in Europa e in Sud America gli valgono l’appellativo di “Eroe dei due mondi”. La sua impresa militare più nota rimane la spedizione dei Mille, che permette al Regno delle Due Sicilie di essere annesso al Regno d’Italia. Oltre ad essere un valoroso generale, Garibaldi si distingue anche come scrittore di politica, ma anche romanzi e poesie. Oltre a questo si ricorda il suo appassionato interessamento per gli animali. A lui si deve la prima società in Italia per la protezione degli animali: la Regia società torinese protettrice degli animali (oggi ENPA), contro i maltrattamenti nata nel 1871. Le parole del generale a tal proposito sono esplicative: “Proteggere gli animali contro la crudeltà degli uomini, dar loro da mangiare se hanno fame, da bere se hanno sete, correre in loro aiuto se estenuati da fatica o malattia, questa è la più bella virtù del forte verso il debole”.

garibaldiIl documento di oggi, datato 1867, ci riporta indietro alla Terza guerra d’indipendenza italiana appena terminata con l’annessione del Veneto all’Italia. Durante questo conflitto il generale Alfonso La Marmora, a nome del re, invia a Garibaldi l’ordine di sgomberare il Trentino, che in quanto territorio direttamente dipendente dall’Impero austriaco, non poteva essere ceduto senza minare gravemente il prestigio dell’impero. Il generale risponde il 9 agosto per via telegrafica con il celebre “Obbedisco”, parola che successivamente diventa motto del Risorgimento italiano e simbolo della disciplina e dedizione di Garibaldi. Solo il 3 ottobre dello stesso anno, la Pace di Vienna sancisce ufficialmente il passaggio del Veneto dall’Austria all’Italia (tramite la Francia). Ma le imprese del generale non si fermano qui e si trasferiscono in Francia: durante la guerra franco-prussiana del 1870-1871 combatte al fianco della neonata Terza Repubblica francese. Rimane stoica la sua difesa di Digione attaccata dalle truppe tedesche. Dopo tre giorni di combattimenti i tedeschi si ritirano e in quei giorni viene sequestrata l’unica bandiera che i prussiani perdono durante quella guerra. Alla fine del conflitto la sua la sua armata è l’unica a rimanere sostanzialmente intatta avendo subito pochissime perdite. La Francia perde la guerra con la Germania e nel 1871, dopo la proclamazione della Terza Repubblica francese, nelle elezioni politiche del febbraio, Garibaldi viene eletto all’Assemblea Nazionale di Bordeaux. La sua intenzione è quella di far abrogare il Trattato di Torino del 1860 con cui la Contea di Nizza era stata ceduta a Napoleone III. A Nizza i patrioti italiani insorgono, ma la repressione francese si dimostra efficace e i cosiddetti “Vespri nizzardi” vengono repressi. Il 13 febbraio Garibaldi si dimette per protesta dall’Assemblea Nazionale. Nonostante questo, l’otto marzo 1871, di fronte a un’Assemblea Nazionale ostile a Garibaldi, Victor Hugo ne tesse le lodi prima di rassegnare anche lui le dimissioni: “Di tutte le potenze europee, nessuno si alzò per difendere la Francia che tante volte, avevano preso la causa d’Europa… non un re, non uno stato, nessuno! Tranne un uomo. Dove il potere, come si dice, non è intervenuto, beh, un uomo ha parlato, e questo uomo è un potere. Quest’uomo, signori, cosa aveva egli? La sua spada. […] Io non voglio male a nessuno in quest’Aula, ma devo dire che è l’unico generale che ha combattuto per la Francia, l’unico che non è stato sconfitto. […] Io vi soddisferò, signori, allontanandomi da voi. Tre settimane fa, vi siete rifiutati di ascoltare Garibaldi. Oggi vi rifiutate di ascoltare me. Questo è sufficiente. Mi dimetto.”

 

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Alberto PUPPO
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