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PONT MARIE-THERESE DELLA COMPAGNIE BONNARDET EMESSO A TORINO NEL 1840 CON FIRMA CAVOUR di Alberto Puppo

Il documento di oggi, un’azione al portatore di 300 franchi, è stato emanato dalla Compagnie Bonnardet, specializzata nella costruzione di ponti sospesi. Fu proprio un accordo tra re Carlo Alberto e questa società privata nel 1840 a dare il via ai lavori di costruzione del ponte sospeso Maria Teresa. L’intesa prevedeva la gestione del ponte da parte dei costruttori e, dunque, un pedaggio di 70 anni, che avrebbe costituito una rendita sicura sia per la città che per la compagnia costruttrice.

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Il ponte Maria Teresa fu un ponte sospeso sul Po che si trovava nella città di Torino. Il ponte venne abbattuto nel 1906 e sostituito dal ponte Umberto I. Il ponte Maria Teresa fu costruito nel 1840 grazie ad un accordo tra re e una società privata, che avrebbe avuto il diritto di riscuotere un pedaggio per i successivi 70 anni. Il ponte, intitolato a Maria Teresa d’Asburgo-Lorena, moglie del re Carlo Alberto, era lungo 127 metri, largo 6 e realizzato quasi interamente in ferro. Il peso della struttura era sorretto da cavi di acciaio ancorati su quattro torri alte 14,10 metri. Dopo un primo periodo privo di incidenti, a partire dal 1879 iniziò a creare numerosi problemi dovuti soprattutto alla rottura dei cavi. Nel 1881 venne acquistato dalla città di Torino e il pedaggio per attraversarlo fu abolito, tuttavia negli anni seguenti le condizioni del ponte continuarono a peggiorare, soprattutto a causa della scarsa manutenzione, e la struttura venne chiusa al pubblico nel 1897 e abbattuta nel 1906. Il ponte fu sostituito dal ponte ponte Umberto I che è situato qualche metro più a valle.

Il pedaggio per una persona a piedi costava 5 centesimi, per ogni cavallo con cavaliere 25 centesimi, per ogni vettura a due ruote con un cavallo 20 centesimi, per ogni vettura a quattro ruote con un cavallo 30 centesimi, per ogni vettura a quattro ruote con due cavalli 40 centesimi. Alla fine, questo accordo, a causa delle condizioni non proprio ottimali in cui la struttura in ferro versava dopo appena 41 anni, venne a cadere, rendendone completamente gratuito il passaggio.

Questo ponte fu probabilmente il più bello di Torino. Era lungo 127 metri e largo 6, la sua struttura era quasi completamente in ferro, da cui derivava il suo secondo nome “Ponte di Ferro” e la sua unica campata era sorretta da quattro cavi di acciaio per parte sospesi su 4 colonne a sezione circolare e i cui capi erano affogati in grossi cubi di cemento posti ai lati del ponte. Contrariamente a quanto si può pensare osservandolo attraverso le immagini d’epoca, questo ponte era molto robusto.

Ma già a partire dal 1879 il ponte iniziò a creare numerosi problemi soprattutto per la rottura dei cavi. Nel 1881 venne acquistato dalla città di Torino e il pedaggio per attraversarlo fu abolito, tuttavia negli anni seguenti le condizioni del ponte continuarono a peggiorare, soprattutto a causa della scarsa manutenzione, e la struttura venne chiusa al pubblico nel 1897 e abbattuta nel 1906.

Il ponte fu sostituito dal ponte Umberto I che è situato qualche metro più a valle. Per via della sua bellezza, al momento di abbatterlo, venne anche proposto di smontarlo e spostarlo in un’altra parte della città, ma alla fine non se ne fece nulla. Quindi il nuovo ponte venne intitolato a al re ucciso pochi anni prima nell’attentato di Monza dall’anarchico Gaetano Bresci.

Umberto I fu Re d’Italia dal 1878 al 1900. Figlio di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, e di Maria Adelaide d’Austria, regina del Regno di Sardegna, morta nel 1855. Numerosi eventi hanno caratterizzato il suo regno. Umberto I si prodigò in prima persone per arginare l’epidemia di colera a Napoli del 1884: proprio per queste venne soprannominato “Re Buono”. Inoltre fu decisivo per la promulgazione del cosiddetto codice Zanardelli che apportò alcune innovazioni nel codice penale, come l’abolizione della pena di morte. Nonostante questo il suo regno venne caratterizzato anche da pesanti ombre e in molti lo criticarono per il suo duro conservatorismo e il suo indiretto coinvolgimento nello scandalo della Banca Romana.

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Ma la cosa che più lo rese inviso alla popolazione fu l’avallo alle repressioni nel sangue dei moti popolari di Milano del  maggio1898. Durante lo stato d’assedio proclamato dal governo tutti i giornali antigovernativi subirono la messa al bando e tanti furono gli arrestati anche tra i deputati parlamentari: tra gli altri subirono l’arresto Filippo Turati, Anna Kuliscioff, Andrea Costa, Leonida Bissolati, Carlo Romussi, Paolo Valera.

Il re conferì addirittura la Croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia al generale Fiorenzo Bava Beccaris  per aver soffocato nel sangue (circa 100 i morti)  i moti milanesi.  Proprio la concessione di questa onorificenza fu la molla che portò Gaetano Bresci ad ucciderlo. Il “re mitraglia”, come lo soprannominarono gli anarchici, pagava con la vita la sua tracotanza.

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Alberto PUPPO
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