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MARCO POLO E LA CARTA-MONETA

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Tranquillo Cremona, Marco Polo alla Corte del Gran Khan, 1863 “Marco più dritto e più snello d’un fuso, fra i due parenti troppo rotti ad ogni savoir faire (uno si è messo la stola d’ermellino, l’altro un po’ se ne vergogna), che scruta negli occhi il sovrano”

MARCO POLO E LA CARTA-MONETA
Marco Polo, in un interessante  brano di tratto  dal suo famoso libro “Il Milione”, scritto da  Rustichello da Pisa in toscano volgare, racconta le sue esperienze di viaggi fatti in Asia e, in particolare, la sua permanenza nel regno del Gran Kan Kublai.
Siamo negli anni a cavallo del 1300 avanti Cristo:

«Sappiate  che  in  questa  città  di  Cambaluc  è  la  zecca  del  Gran  Signore:  ed  è  organizzata  in  tal  modo  che  si  può  dire  come  il  Gran  Kan  sia  davvero  un  perfetto  alchimista.  Mi  spiego.  Egli  fa  fabbricare  la  seguente  moneta:  fa  prendere  scorza
d’albero o per meglio dire corteccia di gelso, l’albero di cui mangiano le foglie i bachi da seta; e fa togliere la pellicola sottile che è tra la corteccia e il fusto; quelle pellicole sono tutte  nere:  le  frantumano,  le  pestano  e  poi  le  impastano  con  la  colla  in  modo  che  ne  risulti una specie di carta bambagina, sottile come quella dei papiri.  Quando  la  carta  è  pronta  la  fa  tagliare  in  parti  grandi  o  piccole,  foglietti  in  forma  quadrata o più lunghi che larghi. Il foglietto piccolo vale la metà di un tornesello; il primo corrisponde a un mezzo grosso d’argento, il secondo a un grosso e intendo un grosso d’argento  di  Venezia;  poi  ve  ne  sono  da  due  grossi,  da  cinque,  da  dieci  e  quelli  che  valgono un bisonte, o due o tre, fino a dieci.  Ogni foglietto porta il sigillo del Gran Signore. E questa moneta è fatta con tanta autorità e solennità come se fosse d’oro o d’argento: in ciascuna moneta alcuni ufficiali preposti a  questo  lavoro  scrivono  il  loro  nome  e  il loro  segno  e,  quando  l’hanno  fatto,  il  capo  degli  ufficiali  nominato  dal  Signore  sparge
del  cinabro  su  una  bolla  che  gli  è  stata  concessa  e  vi  passa  sopra  la moneta,  così  che  la  forma  della  bolla  tinta  di  cinabro
rimane  impressa  sulla  moneta  e  l’autentica.  E  se  qualcuno  osasse  falsificarla  sarebbe  punito  con  la  morte;  e  questi  foglietti  il  Gran  Kan  li  fa  fabbricare  in  tale  numero  che  potrebbe pagare con essi tuttala moneta del mondo.

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IL GRAN KAN KUBLAI FA SPENDERE CARTA INVECE DI MONETA
Fabbricata così la moneta, il Signore fa fare con essa ogni pagamento e la fa spendere per  tutte  le  province  dove  egli  tiene  signoria:  e  nessuno  osa  rifiutare  per  paura  di  perdere la vita. Ma è vero anche che tutte le genti e le razze di uomini, sudditi del Gran Kan,  prendono  volentieri  queste  carte  in  pagamento  perché  allaloro  volta  le  danno  in  pagamento  per  mercanzia,  come  perle,  pietrepreziose,  oro  e  argento:  Si  può  così  comprare  tutto  ciò  che  si  vuole  e  pagare  con  la  moneta  di  carta;  e  pensate  che  una  carta del valore di 10 bisonti non arriva a pesare quanto un bisonte. Più  volte  all’anno  arrivano  a  Cambaluc  i  mercanti:  arrivano  a  gruppi  e  portano  perle,  gemme,  oro,  argento  e  altre  merci  ricche  come  tessuti  d’oro  e  di  seta;  offrono  la  mercanzia  al  Gran  Signore  edegli  fa  chiamare  dodici  uomini  esperti  che  hanno  la  direzione  di  queste  cose  e  ordina  loro  di  esaminare  la  merce  e  di  pagare  quello  che  ritengono  giusto.  I  dodici  esaminano  con  molta  cura  e  stimano  secondo coscienza,  e  subito fanno pagare gli acquisti con i foglietti che ho detto. I mercanti li prendono molto volentieri  perché  se  ne  serviranno  poi  per  altri  acquisti  all’interno  delle  terre  del  Gran  Kan;  se  poi  devono  comprare  in  paesi  dove  non  si accettano  i  foglietti  comprano  altra  merce e la scambiano.  E vi assicuro che le cose portate a più riprese dai mercanti durante l’anno ammontano ad un valore di ben quattrocentomila bisonti: Il Gran Signore paga sempre in foglietti. Si aggiunga  che  durante  l’anno va  per  la  città  un  bando  che  impone  a  tutti  quelli  che  hanno  oro  e  argento  e  pietre  preziose  e  perle di  portarle  alla  zecca.  I  sudditi  obbediscono e ricevono pagamento in carta.  Portano  infiniti  oggetti  preziosi  e  anche  questi sono  pagati  in  carta.  In  questo  modo  il  Signore  possiede  tutto  l’oro,  l’argento  e  le  perle  che  si  trovano  sulle  sue  terre.  Vale  la  pena  di  raccontarvi un’altra  cosa.  Quando  per  l’eccessivo  passaggio  di  mano  i  foglietti si rompono o si sciupano, si portano alla zecca e si
prendono in cambio biglietti freschi e nuovi lasciandone però tre per ogni cento.  E c’è anche un altro fatto importante da ricordare.Perché, se qualcuno vuole acquistare oro  o  argento  per  il  suo  vasellame,  per  le  sue  cinture  o  per  altre  cose,  va  alla  zecca,  porta   con   sé   i   foglietti   e   prende   in   cambio   l’oro   e   l’argento   che   gli   serve.
Adesso  vi  ho  raccontato  il  modo  usato  dal  Gran  Signore  per  possedere  il  maggior  tesoro  che  un  uomo  abbia  mai  posseduto;  e  certo  tutti  i  principi  del  mondo  riuniti  insieme non raggiungono l’immensa ricchezza che il Gran Kan ha da solo.»

Dunque il Gran Kan, come ben ci racconta Marco Polo era unperfetto alchimista e per mezzo  di  pezzi  di  carta  colorata  prendeva  per  sé  tutti  i  beni  di  maggior  valore  del  suo  regno.  Oltre  a  questo  aveva  anche  un  sofisticato  sistema  di  tassazione  e  con  questa  enorme  ricchezza  raccolta,  il  Gran  Kan  era  in  grado  di  pagare  e  di  organizzare  un  potente esercito in difesa del suo impero e per la sua estensione. Dunque il potere del Gran Kan si può riassumere in questi tre elementi correlati:
1) Emissione della moneta ed appropriazione per sé dei valori su di essa stampati;
2) Imposizione delle tasse pagabilicon tale moneta di carta;
3) Un gran numero di funzionari e l’ esercito per reprimere chi non fosse d’accordo.

Certamente  il  Gran  Kan  Kublai  avrà  cercato  di  usare  il  potere  del  denaro  anche  per  organizzare  bene  il  suo  impero  e  per  alzare  il  livello  di  vita  dei  suoi  Popoli  e  di  quelli  sottomessi  ma  l’importante  e’  sottolineare  il primo  esempio  di  antica  “banconota”  a  corso forzoso della Storia…. non molto dissimile all’Euro dei nostri giorni…

Fabio Calzavara

Stefano Poddi
Membro dell’ Accademia Italiana di Studi Numismatici International Bank Note Society IBNS # 10087 poddiste@yahoo.it http://www.stefanopoddi.it tel. 06 33174783 cell. 329 2436450
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