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LA MONETA COME METALLO PREZIOSO

Nelle economie del Mediterraneo antico e dell’India i metalli preziosi si sono affermati come strumenti di pagamento, in particolare con la loro trasformazione in monete d’oro, d’argento e di rame.

La tradizione vuole che la moneta sia stata coniata per la prima volta da Creso, re di Lidia, nel VII secolo a.C. Nel secolo successivo l’uso di coniare monete si è diffuso nell’Impero Persiano e nelle città greche. Quindi, attraverso i Greci, l’uso della moneta è stato introdotto nel Mediterraneo Occidentale. Infine al tempo di Alessandro Magno si è diffuso anche in India.

In alcune civiltà si è usato uno solo dei due metalli preziosi poiché per la legge di Gresham «In un Paese con due monete legali in circolazione, la cattiva scaccia la buona, quando il rapporto reale tra esse viene a mutare». Ad esempio in Cina, India, Russia, Persia si usavano solo monete d’argento. Nel Mediterraneo, unificato a partire dall’Impero Romano, prevalse invece la monetazione aurea. Il rame si usava in tutti questi territori per le monete di minor valore.

Nel Medioevo, sia nell’Europa Occidentale sia nel mondo Islamico, si affermò il bimetallismo. In tale sistema le monete di maggior valore erano quelle auree e venivano spesso tesaurizzate. Le monete d’argento, di valore intermedio, erano utilizzate per le grandi transazioni commerciali. Le monete di rame erano infine usate per il commercio al dettaglio. Era lo Stato che stabiliva il rapporto di scambio fra oro ed argento. Tale rapporto variava in conseguenza della scoperta di nuove miniere di oro o di argento, oscillando generalmente fra 1:10 ed 1:12.

La moneta, in questa lunga fase storica, non è altro che un lingotto recante il punzone del re o della repubblica. Ciò permette di evitare il controllo del peso e del titolo della moneta ad ogni passaggio. Infatti lo Stato, punzonando il lingotto, promette che lo accetterà come mezzo di pagamento (tipicamente delle imposte) e pertanto, anche se il peso risultasse inferiore (a causa delle “tosature”), o se il titolo risultasse inferiore al dovuto (perché la zecca stessa tende a coniare moneta “di bassa lega”) chi ha in mano una moneta sa che lo Stato non gliela può rifiutare.

Se lo Stato non può rifiutare di accettare la propria moneta, lo possono invece fare i privati. Chi deve ricevere un pagamento potrà rifiutare sia le monete “tosate”, ovvero a cui i precedenti possessori hanno limato via qualche grammo di metallo prezioso; oppure potrà rifiutare monete di lega “cattiva”. D’altra parte chi deve fare un pagamento sceglierà, per farlo, fra tutte le monete che ha, quelle più “tosate” o di minor saggio metallico. E tenderà a tesaurizzare le monete di peso e titolo più pregiati (è la cosiddetta “legge di Gresham”).

Si comprende quanto fosse importante la zecca, in quanto dava corso legale a quei lingotti metallici che sono le monete metalliche. Aveva una funzione di garanzia per chi utilizzava le monete e li esonerava dai controlli. Tuttavia la zecca si prestava ad operazioni poco corrette, quando le casse dello Stato erano vuote. Infatti il principale responsabile della svalutazione monetaria rimaneva comunque lo Stato, che nei momenti di difficoltà economica, per rimpinguare le proprie casse, ordinava alla zecca di mescolare il metallo prezioso con quantità sempre maggiori di metallo vile (generalmente rame) fino a quando i mercanti non se ne accorgevano e rifiutavano la nuova moneta o l’accettavano solo per il suo valore intrinseco, inferiore a quello nominale. E ciò provocava inflazione.

Nelle economie rinascimentali chi dispone di metallo prezioso (oro o argento) può portarlo alla zecca, gestita da chi esercita il potere politico, perché diventi moneta. La zecca trattiene parte delle monete coniate per coprire le spese di coniazione e come signoraggio.

Il signoraggio e le spese di coniazione impediscono che il valore nominale delle monete coincida con il valore intrinseco, che dipende dalla quantità di metallo prezioso (spesso l’oro) in esse contenuto; ciò serve anche a proteggere la moneta dal pericolo d’essere usata come metallo e non come valuta.

L’impiego di monete metalliche d’oro o d’argento consente di regolare facilmente gli scambi internazionali perché i metalli preziosi sono accettati ovunque. Chi riceve in pagamento la moneta di un paese straniero può usarla anche nel proprio, se è accettato l’uso della moneta straniera, oppure fondere il metallo prezioso e usarlo per coniare monete accettate nel proprio paese.

Massimo Uccelli
44 anni, libero professionista, in bilico tra il vecchio ed il nuovo, tra documenti antichi e tecnologia. Sempre in cerca di informazioni riguardanti documenti di vecchie banche italiane (Monti di Pietà).
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