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Banca Agricola Commerciale di Carmagnola 1875 di Alberto PUPPO

banca-agricola-commerciale-di-carmagnolaUn rarissimo documento risalente al 1875, la Banca è stata approvata con Regio Decreto del 03 ottobre 1873. Parliamo di un certificato al portatore di Lire cento emanato dalla Banca agricola commerciale di Carmagnola.

Attualmente Carmagnola è una città di oltre 27mila abitanti e si trova a 25 chilometri a Sud di Torino. La cittadina è situata sulla destra del Po, in un tratto pianeggiante prima che il fiume viri verso nord per superare la stretta costituita dalla collina di Superga.

La Banca agricola e commerciale di Carmagnola  nasce con lo scopo di sostenere la coltivazione della canapa, da sempre fonte di ricchezza e sostentamento della città. La canapa, prima dell’avvento delle tecnofibre, è fondamentale per la marina, soprattutto per la realizzazione di vele e gomene. Carmagnola si afferma non solo per la coltivazione della canapa, ma per le fasi di lavorazione e commercio verso la Liguria e la Francia, soprattutto Marsiglia.

Oltre al nuovo utilizzo delle tecnofibre, anche le norme più restrittive per l’affinità tra la canapa per uso tessile e quella con effetti stupefacenti, portano progressivamente a un crollo della produzione della canapa. Ma grazie ai terreni sabbiosi, caratteristici della zona, gli agricoltori si danno alla coltivazione di ortaggi.  L’industria è rappresentata da fabbriche di carta, di canapa, caseifici, filande di seta, lanifici, officine meccaniche, stabilimenti tipografici, di cui uno, in esercizio dal 1497, stampa nel 1821 il famoso proclama del Santarosa.

Ma il vero sviluppo industriale si ha intorno al 1960, quando la Fiat installa un’importante fonderia alle porte della città. Stabilimento che dà lavoro non solo agli abitanti della cittadina ma anche a migliaia di immigrati provenienti dal Mezzogiorno.

La nascita di Carmagnola risale all’anno Mille per mano della famiglia Aloa. La città passa sotto il dominio francese nel 1375 quando i sindaci di Carmagnola, Antonio Granetto e Giovanni Masconderio, consegnano al capitano Guidone De Morgis la promessa del Marchese Federico II di Saluzzo (1332-1396) di dare in pegno al Re Carlo V di Francia (1338-1380) come Delfino, il Castello e la terra di Carmagnola. Dal 1486 al 1490 Carmagnola è governata dal Duca Carlo di Savoia, ma verso la metà del Cinquecento ritorna ai francesi. Reggenza che dura fino al 1588, anno in cui la città passa nelle mani dei Savoia grazie a Carlo Emanuele I.

Nel 1690 ancora i francesi guidati dal generale Catinat tentano una nuova invasione devastando il territorio. Solo un anno più tardi Vittorio Amedeo II la riporta definitivamente entro l’orbita sabauda. Carmagnola subisce una seconda e più cruenta devastazione il 13 maggio 1799, quando i francesi repubblicani saccheggiano e danno alle fiamme le case del borgo Salsasio.

Dopo la Restaurazione la città cambia volto: le sue fortificazioni vengono demolite a causa del venir meno del suo ruolo strategico-militare. In questo modo Carmagnola può dedicarsi a sviluppare la sua vocazione agricola e commerciale. Vocazione mantenuta anche negli ultimi secoli, fino a che il processo di industrializzazione del secondo dopoguerra stravolge le abitudini fino ad allora radicate. In conclusione una curiosità: Carmagnola dà il nome al vestito indossato dai sanculotti francesi (coloro che non portano le culottes, i tipici pantaloni sotto il ginocchio regolarmente indossati dalla nobiltà e dall’alta borghesia durante l’Ancien Régime.

Il nome indica, durante la Rivoluzione francese, i “patrioti”, cioè i più radicali tra i partigiani della rivoluzione a partire dal 1791, soprattutto a Parigi). I sanculotti, infatti, adottano come loro vestito una giacchina chiamata appunto carmagnola (o Carmagnole alla francese).

La diffusione del termine prima della rivoluzione è sostenuta da molti autori, resta incerto se il nome derivi dalla sorta di tuta da lavoro degli operai del trattamento della canapa o dal nome della varietà di canapa usata per confezionarli. Inoltre Carmagnola diventa anche l’inno dei sanculotti e una danza simbolo degli elementi più estremisti della rivoluzione stessa.

 

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Alberto PUPPO
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