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Alti Forni e Acciaierie d’ Italia #Scripofilia

L’Ilva è una società per azioni del Gruppo Riva che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell’acciaio. Con il nome della originaria azienda fondata nel 1905, è nata sulle ceneri della dismessa Italsider. Prende il nome dal nome latino dell’isola d’Elba, dalla quale era estratto il minerale di ferro che alimentava i primi altiforni costruiti in Italia a fine Ottocento.
Il più importante stabilimento italiano è situato a Taranto, e costituisce il maggior complesso industriale per la lavorazione dell’acciaio in Europa. Altri stabilimenti sono a Genova, Novi Ligure (AL), Racconigi (CN), Marghera (VE), Patrica (FR).

L’Ilva è una società per azioni del Gruppo Riva che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell’acciaio. Con il nome della originaria azienda fondata nel 1905, è nata sulle ceneri della dismessa Italsider. Prende il nome dal nome latino dell’isola d’Elba, dalla quale era estratto il minerale di ferro che alimentava i primi altiforni costruiti in Italia a fine Ottocento.
Il più importante stabilimento italiano è situato a Taranto, e costituisce il maggior complesso industriale per la lavorazione dell’acciaio in Europa. Altri stabilimenti sono a Genova, Novi Ligure (AL), Racconigi (CN), Marghera (VE), Patrica (FR).

L’Ilva/Italsider è stata una delle maggiori aziende siderurgiche italiane del XX secolo. La sua storia è quasi centenaria e ha avuto inizio ai primi del secolo per concludersi a fine anni ottanta.
Nata per iniziativa di industriali del settentrione d’Italia come ILVA (nome che ha poi riacquistato dagli anni novanta), con la nascita dell’IRI la società è passata poi sotto il controllo pubblico impiantando stabilimenti a Genova-Cornigliano, Taranto e Napoli-Bagnoli. Negli anni sessanta è diventato uno dei maggiori gruppi dell’industria di stato.
A fine anni ottanta, con la crisi del mercato dell’acciaio, e dopo diverse traversie economico-finanziarie – culminate nel 1983 nella liquidazione volontaria e la conseguente cessione alla Finsider della partecipazione azionaria nella Nuova Italsider, l’Italsider è rinata con la costituzione del consorzio COGEA come Nuova Italsider Acciaierie di Cornigliano per poi essere rilevata, con l’originario nome di ILVA, dal gruppo siderurgico Riva.
L’operazione di cessione a privati dello storico complesso – un tempo colosso della siderurgia – ha destato polemiche e perplessità in special modo fra dirigenza industriale, amministratori pubblici e popolazioni delle aree in cui si trovavano gli insediamenti produttivi, zone fortemente minate dall’inquinamento industriale provocato dalla presenza di altiforni.  Con gli anni novanta è iniziata la laboriosa opera di dismissione degli impianti produttivi e una riconversione delle aree precedentemente occupate dagli insediamenti siderurgici.

L’atto di costituzione dell’ILVA, avvenuto nel capoluogo ligure, risale al 1º febbraio 1905 dalla fusione delle attività siderurgiche dei gruppi Elba (che operava a Portoferraio), Terni e della famiglia romana Bondi, che aveva realizzato un altoforno a Piombino. Il capitale sociale iniziale era di dodici milioni di lire e di esso facevano parte la società Siderurgica di Savona (controllata dalla società Terni), la Ligure Metallurgica e, in forma diretta, la stessa Terni. Successivamente si aggiunse al capitale iniziale – portandolo a venti milioni – quello della Elba, il cui ingresso veniva a completare la compagine societaria. Il gruppo base Terni-Elba – attivo nel settore dell’estrazione del minerale di ferro soprattutto nell’isola d’Elba – era controllato da esponenti della finanza genovese. che intendevano sfruttare le agevolazioni programmate con la legge per il risorgimento economico di Napoli – varata nel luglio 1904 – che prevedeva l’installazione entro il 1908 di un grande impianto a ciclo integrato a Bagnoli. L’Ilva era stata costituita, con il sostegno governativo, per realizzare il polo siderurgico di Bagnoli, nell’ambito dei piani per lo sviluppo dell’industrializzazione nel napoletano elaborati dall’allora deputato Francesco Saverio Nitti; questo le permetteva di ricevere forniture di minerale di ferro a prezzo agevolato e di godere di forti barriere doganali che la proteggevano dalla concorrenza delle più efficienti imprese siderurgiche straniere.

L’azione di dumping messa in atto dai concorrenti esteri – che si sarebbe rivelata al pari dannosa ottant’anni dopo, decretando il definitivo stato di crisi del settore acciaio – fece subito capire che l’azione della nuova società non sarebbe stata tuttavia agevole. Nel periodo della prima guerra mondiale, per sfruttare le opportunità offerte dalle commesse belliche, l’Ilva si integrò a valle acquisendo aziende cantieristiche ed aeronautiche; questo richiese ingentissimi investimenti e conseguenti debiti, che, a guerra finita, misero l’Ilva in gravi difficoltà finanziarie.

L’ingresso nell’IRI e gli anni di Italsider

Nel 1921 la Banca Commerciale Italiana, il maggior creditore dell’azienda, ne rilevò la proprietà assieme a quella di numerose imprese siderurgiche minori. Con la costituzione dell’IRI l’Ilva e tutte le altre imprese possedute dalla Banca Commerciale passarono in mano pubblica: tutta la siderurgia italiana a ciclo integrale (altiforni di Portoferraio, Piombino, Bagnoli e Cornigliano) era posseduta dallo Stato attraverso l’IRI.
Con l’immediato secondo dopoguerra, e grazie soprattutto alla conseguente espansione della domanda di acciaio per l’industria automobilistica e dell’elettrodomestico, l’Ilva aveva avuto agio di rafforzare – passando nel frattempo sotto il controllo pubblico attraverso la finanziaria Finsider – la propria predominanza sul mercato. Punto di forza del nuovo fausto periodo era lo stabilimento “Oscar Sinigaglia” di Cornigliano, in Val Polcevera.
Nel 1961 con la costruzione del nuovo polo siderurgico di Taranto l’Ilva prese il nome di Italsider.

L’acquisizione dell’Italsider da parte della famiglia Riva: il ritorno a Ilva 

La successiva crisi del settore, registrata negli anni 1980, ne ha poi provocato un grave stato di crisi.
La denominazione Ilva fu ripresa nel 1988 quando Italsider e Finsider furono messi in liquidazione e scomparvero. La “nuova” Ilva fu smembrata alla vigilia del processo di privatizzazione; già ceduto l’impianto di Cornigliano e chiuso quello di Bagnoli, l’acciaieria di Piombino fu venduta al gruppo bresciano Lucchini, mentre l’attività più significativa, il grande polo siderurgico di Taranto, passò nel 1995 al Gruppo Riva. A Taranto la nuova proprietà organizza un sistema di punizione dei dipendenti non allineati alle direttive aziendali circa la novazione dei contratti di lavoro, denominato palazzina LAF. La palazzina adiacente al Laminatoio a Freddo era priva di strumenti di lavoro e suppellettili; qui i dipendenti venivano portati per la prima volta dai vigilanti e trascorrevano l’orario di lavoro senza prestare alcuna attività.

 

 

 

 

 

Il documento in questione rappresenta un’azienda storica antesignana di Ilva. Si tratta di un certificato per una azione al portatore emesso a Roma nell’anno 1918 e firmato da due amministratori. In ottimo stato di conservazione, di discreto indice di rarità, ha un valore collezionistico buono. Per maggiori informazioni, vi consiglio di consultare questo link. Come sempre vi ricordo che il certificato è un esempio e potrebbe risultare differente dai circolanti attualmente.

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Massimo Uccelli
44 anni, libero professionista, in bilico tra il vecchio ed il nuovo, tra documenti antichi e tecnologia. Sempre in cerca di informazioni riguardanti documenti di vecchie banche italiane (Monti di Pietà).
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