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10 MOTIVI PER DEDICARSI ALLA SCRIPOFILIA di Alberto Puppo

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Come avete potuto notare alcuni titoli storici hanno avuto negli anni notevoli incrementi di valore, difficilmente paragonabili a quelli di altri settori del collezionismo (dalla numismatica alla filatelia, ma in certi casi anche dell’arte).

Ma quali titoli scegliere? Quali certi cati acquistare? Quali sono gli accorgimenti? Voglio ora indicarvi quelle che ritengo le regole per valutare il valore di un titolo.

  1. Lo stato di conservazione: occorre valutare lo stato generale del documento, cercando di evitare titoli non completamente integri, con buchi o strappi (a meno che siano presenti per la natura del tipo di titolo, come nel caso delle fedi di credito). Tecnicamente in base alla conservazione i titoli fuori corso vengono come segue. Specimen: certificati non emessi o con caratteristiche di qualità come se fosse appena uscito dalla tipogra a. Uncirculated: certificato che sembra nuovo e non presenta segni o evidenti piegature, né macchie. Extremely fine: leggere tracce del tempo. Very fine: minori segni di invecchiamento. Fine: chiari segni di invecchiamento. Fair: forti segni di uso e invecchiamento. Poor: alcuni danni con evidenti segni di invecchiamento e macchie
  2. L’anno di emissione: acquistare certificati con date di emissione non recenti, preferibilmente precedenti agli anni ‘50. Particolare valore per esempio hanno le obbligazioni degli Stati italiani preunitari.
  3. La valenza artistica: preferire i documenti con immagini gra che o decori di pregio. Alcuni certificati sono persino stati realizzati da celebri artisti come quelli dalla Paris France S.A., catena francese della grande distribuzione di inizio Novecento (vedi figura 3) fu il celebre artista di origini ceche emblema dell’art nouveau, Alfons Mucha, a realizzarli. Oppure vi sono quelli della Roulette di Montecarlo emessi nel 1924 con il volto di Marcel Duchamp immortalato da Man Ray.
  4. Significato storico: i certificati sono legati ad aziende che magari grazie a quell’emissione si sono affermate per prodotti particolarmente innovativi, hanno cambiato la storia della tecnologia, o della società o del costume. Oppure sono emissioni legate a movimenti storici, come per quanto riguarda l’Imprestito nazionale che vedeva Giuseppe Mazzini tra i promotori.

    5. La rarità: informarsi sul numero di pezzi emessi e preferire quelli più rari. Va inoltre tenuto conto che la dematerializzazione dei titoli finanziari di fine millennio ha portato molti istituti e altri soggetti che avevano titoli cartacei fuori corso a eliminarli, ritenendo non avessero valore e ciò in alcuni casi ne ha accresciuto il valore collezionistico. Perciò la quantità di certi cati emessi da un lato, e il numero di emissione (più è basso, meglio è), possono aumentare il valore del titolo storico.

    6. Le firme di personaggi famosi: occorre prestare attenzione alle firme, per i titoli più antichi sono apposte direttamente e non sono stampate, e in alcuni casi sono di celebri personaggi storici; basti pensare che un certificato della Standard Oil Co. del 1870 rmato da John D. Rockfeller fu battuto all’asta nel 2001 a 120mila dollari.

    7. Intestatario: va verificato se il certificato è intestato a persona o società famosa.

    8. Taglio di emissione: l’importo del valore nominale del titolo può essere, ma non sempre, un elemento di maggiore interesse: più è alto, più è desiderabile.

    9. Stampatore: in certi casi i titoli sono stati stampati da celebri litografie.

    10. Carta: il tipo di carta utilizzata, di maggiore o minore qualità, o con particolari sistemi di anticontraffazione come la ligrana, è un ultimo elemento da valutare.

    Sono dunque molteplici gli elementi che comportano la formazione di una stima di valore di un titolo fuori corso

    Schermata-2016-06-09-alle-17.18.44-1024x186Perché puntare sui titoli italiani

    I titoli storici italiani possono rivelarsi un buon affare particolarmente interessante poiché si tratta di certificati con maggiori potenzialità di crescita di mercato. Di seguito alcuni dei motivi

    1. Antichità. La storia italiana della finanza e i relativi documenti hanno un passato più ampio rispetto a quella di altri Stati internazionali (gli Stati preunitari sono quelli che hanno visto nascere i primi documenti che oggi vengono visti come gli antenati delle moderne azioni e obbligazioni).

    1. Arte. In Italia, come nel mercato delle banconote, abbiamo avuto grandi artisti che hanno saputo enfatizzare la parte grafica dei documenti.
    2. Originalità. Rispetto ad altre forme di collezionismo ormai inflazionate (soprattutto in Italia) la scripofilia ha maggiori margini di crescita.
    3. Rarità. I documenti esteri che attualmente hanno maggior mercato hanno in realtà più vaste emissioni (maggior numero di copie) e perciò potenzialmente i titoli italiani potranno essere più ricercati.

    Infine al di là del valore speculativo esiste il valore emotivo dato dal collezionista che è disposto, al di là delle quotazioni, ad arrivare a pagare un determinato documento per valori affettivi di collezione, cifre superiori a quelle di mercato.

    Per acquisti e informazioni aggiuntive visitare il sito www.scripofilia.it 

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Alberto PUPPO
Founder of: SCRIPOMUSEUM.COM Historical digital Museum for collector of stock and bond, MUSEUM ON THE HISTORY OF FINANCE"SCRIPOMUSEUM.COM".
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