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1 PARTE: BOLLI ANNULLATORI E DATARI POSTALI

Schermata 2016-03-10 alle 17.55.29Osservando le corrispondenze antiche (prefilateliche), si nota che i segni impressi sulle lettere, i cosidetti “bolli” sono quasi sempre realizzati con inchiostro oleoso di vari colori, qualche volta in rosso, altre volte sono impressi a secco; sono per la massima parte traccia di operazioni di controllo interno alla posta, mentre i segni di tassazione sono riportati in penna. In queste considerazioni non teniamo conto naturalmente della bollatura effettuata dai mittenti e richiesta dalle amministrazioni postali per godere della franchigia.

In tempi più vicini a noi, i bolli postali diventarono soprattutto datari di origine, segni di tassazione e datari di arrivo e consegna, uniti a volte ad una moltitudine di altri bolli accessori di servizio nati successivamente, e che sono analizzati nei vari capitoli dedicati al servizio di competenza. A questi bolli iniziali, dopo l’introduzione del francobollo, si aggiunse il bollo-annullatore che doveva esercitare la sua funzione specifica, diversa dalle altre impronte, perciò da non applicare se l’invio era effettuato senza francobolli ( per franchigia, per le stampe editoriali o in “conto corrente colla posta” e simili). Sugli interi postali (cartoline postali) del primo periodo mancanti del francobollo di valore, ne fu specificata l’esclusione bastando il bollo a data del giorno (a patto che non fossero stati aggiunti altri Schermata 2016-03-10 alle 17.57.00francobolli).

Quando nel Regno d’Italia venne deciso di emettere nuovi valori e potenziare la produzione dei francobolli per le mutate dimensioni del nuovo stato unitario, vennero fatti esperimenti sul tipo di bollo annullatore più adatto. Si volle armonizzare il sistema di bollatura ed annullamento dei valori postali su tutto il territorio nazionale, infatti erano due le principali esigenze che si dovevano conciliare; la prima, che l’annullo applicato non permettesse il ricupero del francobollo da parte degli utenti e la seconda rendesse difficile, se non impossibile, da parte degli addetti postali, il riutilizzo dei francobolli già usati nascondendo l’annullo precedente con bollature molto pesanti e inchiostrate.

Dopo prove accurate atte a selezionare inchiostri che nel tempo non deteriorassero i timbri e che non potessero essere cancellati con lavaggi chimici, si decise su suggerimento della ditta londinese De La Rue, di rivolgersi al mercato inglese per le prime forniture di inchiostro indelebile.
La De La Rue era l’azienda tipografica che era stata già fornitrice dei primi quantitativi dei francobolli italiani, e successivamente anche delle macchine, della tecnologia e degli inchiostri per la fabbricazione a Torino dei francobolli presso la neonata Officina Carte Valori.

Schermata 2016-03-10 alle 17.58.38Inizialmente per annullare le affrancature si usarono i vecchi bolli datari di origine del Regno di Sardegna (usati prima dell’introduzione del francobollo) ; erano di piccolo diametro, diversificati nel cerchio semplice e nel cerchio doppio con e senza ora e con altri particolari diversi atti a far riconoscere agli addetti, oltre alla località, anche il tipo e l’importanza dell’ufficio postale di origine. Si aggiunsero poi i bolli annullatori rettangolari a punti con “numerario”, il diverso numero era per evitare che con un bollo (non differenziato dal numero) se ne coprisse un altro simile frodando l’amministrazione postale; via via negli anni ne seguirono altri tipi.

E’ noto e comprensibile che nei primi tempi dell’unità italiana venissero utilizzati i timbri delle amministrazioni statali precedenti, in genere però furono sollecitamente sostituiti con modelli uniformi su tutto il territorio nazionale. Con tutta evidenza il problema della sicurezza nella bollatura di annullo dei francobolli fu un problema assillante, perchè fu fatta una ricerca continua che portò a parecchi nuovi tipi di timbri (ispirati per lo più dall’estero) con forme e impressioni diverse che ne sostituirono altri; alcuni ebbero breve vita, altri sostituirono i modelli precedenti per lungo tempo, poi a loro volta vennero cambiati.

Una variazione negli annulli di “origine a data” in uso successivamente, si ebbe con i cosiddetti annulli “muti” ; erano questi costituiti quasi sempre da un bollo a date di piccolo diametro, tondo, senza località (definiti “a ditale” dai collezionisti), oppure da un timbro di tipo solito non ancora inciso, che lasciava perciò un bollo con corona nera e la sola data, la località sarebbe stata impressa a parte con un bollo lineare. Questo sistema era ufficialmente utilizzato quando il normale timbro era stato restituito alla Direzione Postale per riparazioni o modifiche. Altra nota da ricordare è che dopo la caduta di Mussolini il 25 Luglio “43 vennero asportate dai Guller le cifre romane dell’era fascista.

Nella scelta dei modelli dei timbri da previlegiare, un motivo non secondario era quello di sapere (quando si effettuavano controlli di servizio dei bolli) quando e quale anello della catena postale avesse effettuato quella determinata operazione. Dopo anni e molte prove l’ amministrazione postale scelse il modello chiamato tipo Guller (in origine un modello di origine tedesca ma per le nostre poste era fabbricato in Italia). Esso era la sintesi di tutte le necessità delle amministrazioni postali sopra esposte: essere facilmente aggiornabile nella data (rigorosamente del giorno e dove richiesto anche dell’ora), lasciare un segno “sufficientemente annullatore” ma nitido per la sua lettura, avere lo spazio per poter incidere il nome della città di origine e la provincia o del reparto che aveva “lavorato” la corrispondenza.
Poi anche i bolli tipo Guller negli anni ’50 iniziarono ad essere sostituiti dai bolli Conalbi sostanzialmente simili nell’impronta ai precedenti, ma con la possibilità di essere smontati, facilitandone la pulizia e la sostituzione delle parti deteriorate.

Come conclusione, volendo quantificare il tipo ed il loro approssimativo periodo di maggior uso, limitandoci ai bolli annullatori e annulli-datari tipo, senza specificarne il servizio ed eventuali usi o varianti, possiamo considerare il seguente elenco cronologico.

Schermata 2016-03-10 alle 18.00.141) Sardo-italiani – diametro piccolo – —- = 1870
2) Annulli numerali rettangolari a punti (più tipo 1) )- 1866 = 1877
3) Annulli numerali a barre tondi (più tipo 1 e 4) )- 1877 = 1890
4) Datari diametro grande (più tipo 3) ) – 1883 = 1890
5) Datari ottagonali delle collettorie (più tipo 3) -1883 = 1890Schermata 2016-03-10 alle 18.02.36
6) Annulli-datari tondo-riquadrati a barrette curve – 1890 = 1910
7) Annulli-datari a barre detti bizzarri – 1890 = 1893
8) Annulli-datari tipo Guller – 1910 = 1950 (compresi i frazionari)
9) Annulli-datari Conalbi smontabili – 1950 = —-
Agli inizi del secolo ventesimo oltre ai bolli manuali sopra elencati e ai bolli “duplex” con placchette doppie (annullo-datario e datario-datario), applicate meccanicamente, si introdussero gli annulli meccanici con targhetta effettuati con bollatrici elettriche. Il primo esempio ebbe una bandiera sventolante con stemma Sabaudo, dedicata al nuovo Re dopo l’assassinio del padre Umberto I°; successivamente lo spazio della targhetta venne utilizzato per comunicazioni agli utenti, poi negli anni “20 massicciamente per la pubblicità e successivamente fu sostituito da righe ondulate oppure diritte.
Una versione del sistema “meccanico” di annullamento dei valori postali fu l’annullo continuo consistente in un rullo che trascinava l’oggetto postale e contemporaneamente lasciava una serie continua di impressioni annullatrici, compreso il datario eseguito in continuo.

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