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SOC. ANON. NUOVO MOTORE BARSANTI MATTEUCCI #Scripofilia

La Società Anonima Nuovo Motore Barsanti Matteucci è un’azienda fondata da Eugenio Barsanti e felice Matteucci, ingegneri e inventori del motore omonimo, motore che verrà brevettato nel 1854. 

La storia

Il motore inventato dai due geni italiani è definito  (motore a combustione interna (MCI)  come una macchina motrice endo-termica che permette di convertire l’energia chimica, posseduta da una miscela aria-combustibile (benzina-diesel-cherosene-gpl-metano-ecc…), in lavoro meccanico reso disponibile all’albero motore ed in generale al sistema di trasmissione.

La conversione avviene nella camera di combustione, dove i gas combusti generano alta pressione ed aumento di volume tale che spingono il pistone verso il basso, e a sua volta, quest’ultimo fa ruotare l’albero motore.

La miscela consiste in un combustibile, che può essere benzina, gasolio, GPL o altri derivati del petrolio, mentre l’ossigeno dell’aria funziona come comburente. Il tipo di combustibile determina le caratteristiche del motore e quindi la sua applicazione nei vari ambiti.

Nel 1853 ne dettagliarono il funzionamento e la costruzione in documenti e brevetti depositati in diversi paesi europei quali Gran Bretagna, Francia, Italia e Germania.

Nei primi prototipi mancava la fase di compressione, ovvero la fase di aspirazione terminava precocemente con la chiusura della valvola di aspirazione prima che il pistone raggiungesse metà corsa, al che scoccava la scintilla e la combustione spingeva il pistone per la restante corsa, approfittando poi della depressione per farlo risalire. Come si può dedurre, questo ciclo era davvero poco efficiente. A rendere il motore a combustione interna efficiente fu l’introduzione della fase di compressione.

Le prime applicazioni pratiche dei motori a combustione interna furono come motori marini fuoribordo. Questo perché il principale impedimento all’applicazione pratica del motore a combustione interna in veicoli terrestri era il fatto che, a differenza del motore a vapore, non poteva partire da fermo. I motori marini non risentono di questo problema, essendo le eliche esenti da un rilevante momento di inerzia. Dopo anni di sperimentazioni, solo nel 1899 apparvero delle vere frizioni in grado di far partire un veicolo terrestre da fermo senza doverlo spingere manualmente: ciò diede l’effettivo impulso allo sviluppo dell’automobile.

Tra il 1851 ed il 1864 i due costruirono vari prototipi di motore a scoppio, provando alcune varianti al concetto di combustione interna ad un cilindro. Presentarono inoltre vari brevetti in Italia ed all’estero a nome della Società anonima del nuovo motore Barsanti e Matteucci. Il motore fu sviluppato presso l’Osservatorio Ximeniano di Firenze e all’invenzione dettero un qualche apporto Giovanni Antonelli e Filippo Cecchi. Purtroppo i due inventori, nonostante avessero depositato numerosi brevetti, non si videro mai riconoscere l’invenzione e questo non incise in modo positivo sulle condizioni del Matteucci che, già dal 1862, aveva iniziato a soffrire di esaurimento nervoso.

Dopo la morte del socio nel 1864 e il fallimento della società costituita per promuovere l’applicazione del motore a macchine industriali, ritornò alla sua attività di ingegnere idraulico. Fece studi su idrometri e pluviometri e sulle opere idrauliche fluviali.

Nel 1877 rivendicò per sé e per Barsanti la priorità dell’invenzione del motore a combustione interna, nel frattempo sviluppato da Nikolaus August Otto in modo palesemente simile al motore Barsanti-Matteucci.

Gli insuccessi e le frustrazioni accumulate favorirono la malattia, che probabilmente ne causò la morte nella sua villa di Vorno, frazione di Capannori posta a pochi chilometri da Lucca.

La sua salma fu collocata nella cappella della Villa Montalvo di Campi Bisenzio, comune del quale fu consigliere comunale (dal 1865 al 1875).

Numerosi documenti relativi ai brevetti richiesti dalla Società anonima del nuovo motore Barsanti e Matteucci in Inghilterra, Piemonte, Francia, Belgio e Prussia sono ora conservati presso l’archivio della biblioteca del Museo Galileo.

I certificati emessi 

Il documento in questione, delle dimensioni di 25X15 cm, stampato da Litog. Arch Paris, è un certificato per una azione emesso a Firenze nel 1860. Si tratta di un certificato raro e del valore storico collezionistico molto alto. Per maggiori informazioni, vi consiglio di consultare questo link. N.B.: La scheda è riferita ad un documento di esempio attualmente presente, in circolazione potrebbero esistere varianti con caratteristiche differenti.

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Massimo Uccelli
44 anni, libero professionista, in bilico tra il vecchio ed il nuovo, tra documenti antichi e tecnologia. Sempre in cerca di informazioni riguardanti documenti di vecchie banche italiane (Monti di Pietà).
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