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LA CENSURA POSTALE

Schermata 2016-03-31 alle 15.25.20Da sempre, in modo più o meno palese, nel passato i governanti fecero uso della censura epistolare, anzi forse sarebbe opportuno definirla spionaggio perchè cercarono di controllare, e forse contrastare, le azioni progettate a danno del potere, ma senza lasciare traccia sulle corrispondenze “visitate” che le convenzioni U.P.U. vietavano in assenza di conflitti militari (per esempio durante il periodo fascista era in funzione una censura mascherata applicata dal famigerato “Servizio Statistica Militare”).
La censura sistematica, ufficiale, che in deroga alle normative postali di pace (regolamentata dall’ U.P.U. in situazioni di guerra) sull’inviolabilità degli scritti cancellava nomi o notizie oppure tratteneva gli scritti che “non potevano” andare a destino, è un prodotto che nel secolo ventesimo è stato applicato nei due conflitti mondiali , sia durante la sia durante la Seconda Guerra Mondiale. ed anche nelle altre guerre (Spagna, Albania ecc).
Le comunicazioni sottoposte a censura non concernevano solo gli oggetti postali ma ovviamente TUTTI i possibili canali che potevano trasmettere notizie, compreso pacchi, vaglia, telegrammi, telefoni, radio ecc.. Per esempio i telegrammi sia civili che militari erano controllati sia alla partenza che all’arrivo; nel primo caso all’interno della trasmissione era inserito nelle indicazioni d’ufficio la parola VISTATO oppure alla stazione telegrafica d’arrivo sul modulo già compilato e prima della chiusura e la sigillatura era applicato il che firmava il modulo.

Nelle due guerre mondiali l’operato della censura fu sostanzialmente simile, con sfumature diverse: nella prima lo sforzo censorio era rivolto soprattutto ad evitare diserzioni e disfattismo, o casi di resa al nemico dei combattenti (fatta nella speranza che la prigionia fosse meglio del fronte dove si rischiava la pelle), nella seconda si ebbe anche un accentuato carattere di guerra psicologica, volta a condizionare l’operato della popolazione civile, anche se si trovano documenti del “15 – “18 con richiami ai parenti da parte dei militari a moderare le espressioni per “non passare guai”

Prima Guerra Mondiale

La necessità di salvaguardare la sicurezza nazionale ed evitare che notizie trasmesse dai militari e dai civili potessero essere divulgate anche inconsapevolmente e danneggiare la collettività fece si che il 23 Maggio 1915, il giorno prima dell’entrata in guerra contro l’Austria-Ungheria, con Regio Decreto venne istituita la censura postale da attuarsi con opportune commissioni militari e civili su tutta la posta inviata sia dai militari che dalla popolazione civile. Erano escluse le corrispondenze diplomatiche e quelle di servizio degli uffici statali o militari. Il sistema censorio dipendeva dal Servizio Informazioni del Comando Supremo Militare.

Le tracce postali della censura sono infatti numerose sulle corrispondenze del periodo bellico del primo conflitto mondiale. La normativa censoria prescriveva alcuni divieti, era vietato inviare cartoline illustrate con paesaggi o panorami di città, vietato includere francobolli e marche con valori monetari di qualsiasi genere, era vietato usare sistemi criptati di comunicazione, usare la stenografia ecc.. Le buste da censurare erano aperte, veniva bollato con numero del censore il foglio della corrispondenza, ispezionata la busta per accertare eventuali scritti interni (specie sulle alette gommate di sigillatura e sotto il francobollo), quindi venivano richiuse con fascette di censura (nastro gommato prestampato con “VERIFICATO PER CENSURA” o simili) e a cavallo di questa fascetta impresso un timbro personale in gomma del censore e quello della zona postale di appartenenza. Eventuali frasi non concesse di lieve entità erano cancellate con inchiostro di china; se gli invii rientravano in normative non concesse erano restituiti al mittente, se invece le frasi erano considerate gravi, la corrispondenza era trattenuta dalla censura che segnalava il fatto all’autorità militare per i provvedimenti che potevano essere anche molto pesanti per i civili e pesantissime per i militari.

Per la posta estera si organizzarono vari centri di censura localizzati in: Bologna, Genova, Milano ,Campione e Ponte Chiasso. Il compito era suddiviso secondo i flussi di corrispondenza, a Milano era affidato il flusso passante dalla Svizzera, a Genova le corrispondenze dalle Americhe , Campione e Ponte Chiasso alla corrispondenza locale, Bologna infine (istituito già dal 23 Maggio 1915) si occupava della censure di tutti gli altri Paesi. Solo le missive per, o provenienti dall’estero, erano totalmente censurate.

La posta ordinaria per l’estero era ispezionata da un solo funzionario che lasciava traccia del suo operato per avvisare gli altri possibili censori che la busta era stata aperta e controllata. La posta raccomandata e quella assicurata era ispezionata alla presenza di un ufficiale postale che controllava che il contenuto fosse secondo le norme (per esempio era vietato introdurre francobolli, sia d’uso postale che filatelico, ed anche, se nella lettera erano comunicati prezzi dei manufatti, il prezzo doveva essere espresso in valuta del paese destinatario). La posta proveniente dai militari, indirizzata all’estero (ordinaria, assicurata e raccomandata) non era bollata dai reparti di partenza ma dagli uffici di censura militare per non lasciare traccia sulle Schermata 2016-03-31 alle 15.25.42lettere del bollo dei vari uffici di posta militare di origine (che erano numerati).
La posta interna aveva un controllo differenziato: La Spezia, Venezia, Brindisi e Messina-Reggio come Piazze Militari avevano un controllo più stretto rispetto ad altre province del Nord. All’inizio del conflitto tutta la fascia confinante con la zona di guerra del Veneto più Como, Sondrio, Lecco, Milano, Novara, ecc. ebbero una censura militare particolarmente accurata, in seguito tutto il Nord venne controllato dagli uffici di Posta Interna Civile ospitati dalle prefetture.
La posta militare (per militari mobilitati) era censurata con modalità diverse se si trattava di cartoline in franchigia o lettere affrancate, le prime erano censurate in origine dai Comandi di truppa che applicavano il bollo del reparto ed il timbro VERIFICATO PER CENSURA (se non confacenti alle norme ne era impedito l’invio per evitare guai a tutti). Le lettere erano avviate al concentramento di Treviso per la censura ritardando a volte l’inoltro perchè ogni addetto aveva una capacità censoria massima di 200-250 lettere al giorno, nell’impossibilità quindi del controllo totale della posta che assommava mediamente fra arrivi e partenze tra i 3 e i 4 MILIONI di pezzi al giorno!.
A volte in conseguenza di fatti bellici, come è documentato per esempio durante la fase negativa di Caporetto, si ebbero dei ritardi con forte accumulo di corrispondenza da censurare, in questi frangenti si preferì distruggerla piuttosto che tralasciare la censura.
Dai tempi della sua costituzione e dalla data di inizio dell’attività si può dedurre che l’ufficio di concentramento posta militare di Bologna, nei piani doveva sopperire alla bisogna di tutta la corrispondenza, ma successivamente ci si convinse della necessità di potenziare il servizio iniziale perchè il flusso si rivelò superiore alle previsioni e causa di forti ritardi, con lamentele espresse dagli utenti ed anche dalla stampa nazionale.

La posta militare comprendeva anche la posta dei prigionieri di guerra che era censurata prima sul suolo nemico, poi le cartoline (in partenza solo queste erano concesse!) erano prese in carico dalla Croce Rossa Internazionale attraverso alcuni punti di frontiera con la Svizzera e fatti pervenire all’ufficio censura prigionieri di guerra presso il Ministero delle Poste per una successiva censura italiana ( la Croce Rossa Italiana, nella prima guerra mondiale, era stata militarizzata e praticava la censura dei prigionieri di guerra); dopo questa seconda censura era immessa nel circuito civile per la distribuzione.

Seconda Guerra Mondiale

Durante il secondo conflitto mondiale il ruolo della censura ebbe anche carattere di controllo delle notizie che potevano diffondere il panico ed il “disfattismo” fra i civili, al fine di non influenzare la volontà combattente dei militari nell’apprendere le difficoltà economiche ed alimentari del “fronte interno”.
Bisogna distinguere due periodi nettamente diversi come densità censorie: dall’inizio del conflitto fino all’otto Settembre ci fu un periodo sostanzialmente diverso da quello successivo. Altra diversità di impostazione si ebbe nell’Italia sotto controllo militare Alleato (le attenzioni erano rivolte principalmente alle notizie militari).
Nel primo periodo del conflitto si ebbe una attenta attività censoria di cui i mittenti erano ben consapevoli. Si svolse pertanto una sorta di guerra psicologica volta a condizionare i sentimenti “ufficiali” della popolazione civile e militare, negli scritti infatti traspare la consapevolezza di essere spiati, quindi sottoposti ad una costrizione in argomenti generici ed allusivi.Solo raramente in lettere controllate e non censurate ci sono mugugni e commenti negativi della situazione, se rilevati, solitamente erano cancellati dai censori come messaggi “disfattisti”; non mancano negli scritti anche frasi di segno contrario: scritti patriottici con certezze della vittoria finale per la gloria dell’Italia e del fascismo, ma solitamente è un generico auspicio che tutto abbia termine. Si nota negli scritti un riserbo ad essere espliciti anche quando si tratta di piccoli traffici per procurarsi del cibo od altro necessario alla vita quotidiana.

Come nella prima guerra mondiale eventuali frasi non concesse di lieve entità erano cancellate con inchiostro di china, se invece erano considerate gravi, la corrispondenza era “tolta di corso”, trattenuta dalla censura che segnalava il fatto all’autorità giudiziaria per i provvedimenti che potevano essere anche molto pesanti per i civili e pesantissimi per i militari (indagini erano avviate anche nei confronti dei destinatari).

Anche in questo secondo conflitto mondiale la censura era organizzata in posta estera, posta Schermata 2016-03-31 alle 15.25.52interna e posta militare.

La posta estera civile, dopo il 30 Marzo 1942, per l’inoltro doveva essere presentata in ufficio postale sigillata, ma non affrancata (naturalmente erano esclusi i paesi nemici), il mittente contro documenti rilasciava nome e indirizzo e gli estremi del documento erano trascritti sulla corrispondenza; garante dell’operazione era un funzionario postale che controllava e applicava personalmente i francobolli ed eventuali targhette di via aerea ed espresso, (per evitare scritte sotto di essi!), e apponeva firma e timbro postale personale sull’invio prima dell’inoltro all’estero, questo non escludeva l’usuale successivo controllo di censura italiana e tedesca all’interno della missiva. Dopo l’8 Settembre i tedeschi censuravano tutto sia in entrata che in uscita dai confini italiani; la corrispondenza in entrata (logicamente solo quella proveniente dai territori controllati dall’Asse e dai paesi non belligeranti) era censurata in partenza dagli alleati tedeschi ed all’arrivo (qualche volta) dalla censura italiana.

La censura della posta interna civile, per le caratteristiche dei fronti di guerra prevalentemente situati all’estero (almeno inizialmente), ebbe una modalità diversa rispetto a quella della prima guerra mondiale. Dopo circa una settimana dall’inizio del conflitto, si crearono uffici di censura provinciali che risiedevano nei capoluoghi di tutto il territorio italiano e delle colonie, perciò se la posta era inviata da un capoluogo era censurata in partenza, se inviata da una provincia per un capoluogo lo era in arrivo oppure nel capoluogo di transito di competenza. Si conoscono variazioni dello schema di censura dettate da contingenze temporanee legate all’interruzione dei trasporti ferroviari o aerei.

La posta militare nei primi tempi del conflitto era di norma censurata dai reparti di provenienza, perchè solo in quella sede potevano decidere cosa censurare da un punto di vista militare, particolare attenzione era posta al nome delle località riportate sugli scritti e agli eventuali spostamenti descritti dal militare. Per la dispersione delle truppe sul territorio poteva succedere che la corrispondenza in partenza da zone di operazioni, finisse raggruppata in un concentramento militare relativamente distante in cui operava un ufficio responsabile del compito; questi grandi concentramenti censori causarono ritardi eccessivi, pertanto in seguito a proteste, si cambiò il sistema; vennero costituiti reparti militari presso i centri provinciali di censura nei capoluoghi di provincia (sia nelle colonie che in patria). Essi furono obbligati a lasciare traccia con dei bolli a data del loro operato sia al ritiro dal sistema postale, che per la data di riconsegna. Questi centri provinciali possedevano un numero specifico ed in essi operavano come censori degli ufficiali dell’esercito che sottoponevano a controllo le corrispondenze dei militari e le notizie di carattere militare trasmesse dai civili sia in partenza che in transito.

Per il militare imbarcato la censura era effettuata a Roma al Ministero della Marina, dove da sempre era concentrata la corrispondenza dei marinai.
Per i militari della Regia Marina dislocati nelle basi costiere e nei porti su suolo italiano esistevano degli uffici di censura locale che provvedevano al controllo, prima di immetterla nel circuito postale civile.

La posta per prigionieri di guerra ebbe un trattamento differente dalla passata guerra del “15 – “18. Infatti il 27 Luglio 1929 a Ginevra, convocata dal governo Svizzero, venne sottoscritta una convenzione mondiale per il miglioramento delle condizioni dei prigionieri di guerra, dei feriti e dei malati degli eserciti belligeranti. Fra le condizioni sottoscritte spiccavano limitazioni alla quantità di corrispondenza permessa “….in funzione del reclutamento di un numero sufficiente di traduttori per effettuare la censura necessaria …..le lettere e le cartoline dovranno essere trasmesse con i mezzi più rapidi di cui disponga la Potenza detentrice….”. Nonostante la convenzione si ebbero ritardi di mesi nelle consegne di cartoline che davano solo notizie scarne, ma il riceverle era già una consolazione.
Infatti i militari fatti prigionieri dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale (assommanti a diverse centinaia di migliaia) erano stati dislocati nei paesi più lontani, dall’Australia all’India, dall’Irak al Sud Africa, dal Nord Africa agli U.S.A, dalla Francia alla Gran Bretagna.

Anche la corrispondenza dei prigionieri in Germania non era molto sollecita e dal fronte russo non arrivò quasi nulla. Causa le difficili condizioni generali i tempi di consegna erano impressionanti, in funzione della dislocazione dei prigionieri potevano essere addirittura di 7-8 mesi, e dopo la fine della guerra per parecchio tempo (fino al “52(?)) continuò il flusso postale dei prigionieri che avevano combattuto dalla parte sbagliata e avevano perso la guerra!.

Nel Nord Italia, dopo l’otto Settembre, tutta la posta civile che si inviava o si riceveva dall’estero, compresa quella indirizzata ai prigionieri in mano degli Alleati o da questi spedita; era censurata anche dai reparti militari tedeschi (abusivamente secondo la convenzione di Ginevra), che avevano concentramenti di censura a Berlino e a Monaco di Baviera (forse non si fidavano delle capacità o della lealtà dell’alleato italiano).

Gli Stati Uniti, per seguire il dettato della convenzione di Ginevra che imponeva di consegnare la posta dei prigionieri nel minor tempo possibile, organizzarono spedizioni di corrispondenza dei detenuti negli U.S.A.con navi civili neutrali ed anche a mezzo della Croce Rossa Internazionale; le navi in questione attraversavano l’Atlantico sulla rotta New York-Lisbona-Marsiglia-Genova. In questo caso le corrispondenze subivano ben tre censure: una a New York (che era effettuata entro le 24 ore dal ricevimento) poi la censura tedesca a Monaco di Baviera, e all’arrivo in Italia anche una censura italiana. Sul finire del “44 si ebbero trasporti aerei dagli U.S.A.che avrebbero dovuto in teoria accelerare l’inoltro, ma le catastrofiche condizioni del Reich impedivano di smaltire le censure di una corrispondenza che a loro non interessava più, e spesso arrivò a destino dopo la fine del conflitto.
Bisogna ricordare anche che la censura andò ben oltre la durata della guerra; per esempio al nord Italia la censura militare cessò solo alla fine del 1945; esclusa la zona “calda” di Trieste dove si protrasse ancora per tempo considerevole. Per la Germania esistono documenti censurati nel 1947! (postaesocieta.it)

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