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2 PARTE MARCOFILIA – STORIA DEGLI ANNULLI

Tracce di segni contenenti informazioni relative alle spedizioni erano già in uso presso i Sumeri che tramite strisce di argilla incisa sigillavano i recipienti adibiti al trasporto. Queste incisioni informavano sul peso e sul contenuto della merce per facilitare eventuali controlli. Per arrivare ad un precursore dei moderni timbri postali occorre però attendere fino al 1400 d.C. quando comparvero i bolli a secco che venivano apposti sulle lettere viaggianti nella Repubblica di Venezia. Tali bolli riproducevano quasi sempre il leone di San Marco ed attestavano il passaggio della posta all’interno del territorio della “serenissima”.

Il primo vero timbro postale fu introdotto in Gran Bretagna nel 1661 dal direttore delle Poste Sir Henry Bishop con l’intento di controllare i ritardi sul recapito della corrispondenza. Tali timbri erano fabbricati in legno ed indicavano il giorno ed il mese sottolineando in questo modo la partenza della corrispondenza.

Dal 1695 al 1796 l’Armata francese stanziata in Italia per quasi un secolo fece largo uso di timbrature che, se pure di fogge differenti, furono quasi sempre caratterizzate dalla dicitura “Armée DItalie”. Questi timbri, se pure stilisticamente più apprezzabili, erano però del tutto simili ai timbri di Bishop. Unica innovazione consisteva nella lenta introduzione dei caratteri mobili per comporre la data che venivano incastrati sul corpo timbrante dopo essere stati inseriti.

Risale al 10 giugno del 1712 il più antico timbro postale del continente americano: è posto su una lettera da Filadelfia a Liverpool transitata per New York dove venne contrassegnata con il timbro della città. Giunta a Londra fu ancora marcata con un timbro Bishop .

Con l’introduzione dei francobolli nel 1840 i timbri vennero usati come “annulli” degli stessi ad impedire che potessero essere nuovamente adoperati (da qui l’abitudine di chiamare “annulli” i timbri apposti sui francobolli). I primi annulli furono ovviamente usati sul “Penny Black” in quanto primo francobollo emesso al mondo ed avevano una forma a “croce di Malta”.

Il primo inchiostro usato a questo scopo fu di colore rosso ma nel 1843 venne usato anche il magenta, il blu, il verde ed il giallo oltre all’ormai consolidato nero. Presto si dovette risolvere il problema di impedire qualsiasi possibilità di riuso del francobollo e nacquero, sempre in Inghilterra, i timbri detti “killer” in quanto “uccidevano” la carta valore. Tali timbri erano fatti in modo da apporre un disegno di punti o di linee ed un numero centrale in modo tale che imprimendo l’inchiostro si scalfiva la carta bucandola. L’uso dei “killer” era accoppiato all’uso di un timbro contenente la data che venne chiamato “timbro parlante”.

Nel 1865 lo svizzero Johann Jacob Güller nella sua ditta di incisioni ideò un metodo per comporre i timbri senza dover incidere le date su elementi mobili e che consisteva nell’adozione di alcuni cilindri rotanti fissati su un supporto funzionante da manico. Tali timbri, detti appunto “guller”, furono da prima adottati dalle Poste di Berna e successivamente ebbero un successo tale che fino al 1966 la ditta ne fabbricò 46.000 accontentando i committenti di tutto il mondo.

Nel 1870 il Monte Athos aprì il suo primo ufficio postale ed iniziò ad annullare la corrispondenza con bolli propri in alfabeto cirillico. Nello stesso anno, il 23 settembre nella Parigi tenuta sotto assedio inizia il trasporto della posta tramite palloni aerostatici con lo scopo di superare le linee nemiche. Il servizio, chiamato “par Ballons montès”, era regolarmente affrancato ed annullato con diversi bolli: nel centro cittadino era in uso un annullo a stella cifrata accoppiato al bollo circolare con data, nella periferia l’annullo era a losanga con cifra. Quando gli aeronauti prendevano in carico la posta apponevano il loro timbro che solitamente era un grosso doppio cerchio dentro il quale vi era la dicitura “Republique Francaise” ed al centro il nome dell’aeronauta.

Intorno al 1875 le officine Dani di Firenze, per risolvere il problema della doppia timbratura ed accorciare quindi il tempo di inoltro della corrispondenza, produssero delle obliteratrici a pedale che con un solo movimento imprimevano entrambe i bolli che vennero chiamati “a cannocchiale”. Nel 1881 il francese Eugène Daguin ideò una macchina per le bollature azionata tramite pedale che darà luogo ai bolli di “tipo Daguin”.

Nel 1936 in occasione dell’Esposizione mondiale della stampa cattolica il Vaticano iniziò l’uso degli annulli speciali. Furono studiati due esemplari su tre righe con la dicitura “Esposizione vaticana della stampa – aprile ottobre 1936”. Il primo venne montato su un timbro datario di tipo “Conalbi” a due cerchi ed il secondo su una obliteratrice meccanica.

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