CollezionismoFilatelia

2 Parte: La storia del Francobollo

Un successo planetario

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La serie dei primi francobolli brasiliani, detti Occhio di bue per l’aspetto ovale ed il fondo moiré

La grande praticità del mezzo, coniugata con la riforma postale di Hill, garantì in breve tempo al francobollo un successo su scala mondiale. Nel giro di pochi anni altre amministrazioni postali seguirono l’esempio inglese e così, nel marzo 1843, la Svizzera del cantone di Zurigo fu il secondo stato al mondo ad emettere francobolli. Dopo la Svizzera fu sorprendentemente il Brasile ad adeguarsi alla novità, con l’emissione della serie detta “occhi di bue” il 1º agosto dello stesso anno. Seguirono i cantoni svizzeri di Ginevra (ottobre 1843) e Basilea (luglio 1845). Quest’ultima emissione diede alla Svizzera il primato nel campo dei francobolli colorati e tematici con la famosa “Colomba di Basilea”. Nel 1847 fu poi il turno degli Stati Uniti d’America, che iniziarono l’emissione di francobolli con un valore da 5 centesimi e l’effigie di Benjamin Franklin. Dal 1849 in poi tutti gli stati europei adottarono uno dopo l’altro il francobollo. Nel trentennio dal 1870 al 1899 si ebbero 204 prime emissioni con oltre 800 francobolli. Nel 1900 avevano adottato la riforma postale 357 territori emettendo circa 1500 esemplari che davano inizio alle storie filateliche dei vari paesi. Attualmente non esiste paese al mondo che non abbia emesso almeno una volta un francobollo.

I primi francobolli italiani

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Il pezzo da 5 centesimi, della prima serie di francobolli stampata in Italia, del Regno Lombardo Veneto

Il francobollo fece la sua prima comparsa in Italia il 1º giugno del 1850, quando il Regno Lombardo-Veneto emise la sua prima serie denominata “Aquila Bicipite”, che comprendeva cinque valori diversi. Nel giro di pochi mesi quasi tutti gli altri stati italiani preunitari si dotarono di francobolli: il 1º gennaio 1851 il Regno di Sardegna diede alle stampe la sua prima serie, il 20 centesimi (per tutto lo Stato) ed il 5 centesimi (per la città) recante l’effigie di Vittorio Emanuele II, mentre il 1º aprile successivo fu la volta del Granducato di Toscana con una serie di sei valori in crazie che raffiguravano il marzocco, stemma del granducato. Gli altri stati preunitari seguirono a ruota: il 1º gennaio 1852 lo Stato Pontificio e nel giugno dello stesso anno il Ducato di Modena e il Ducato di Parma.

L’ultimo degli antichi stati italiani ad adottare il francobollo fu il Regno delle Due Sicilie, che lo adottò il 1º gennaio (1858) per il continente e l’anno successivo lo estese alla Sicilia , con una serie di 7 valori in grana, tutti di colore rosa. Di questi, il ½ grana rosa (detto “Trinacria”) divenne una grande rarità dopo che il governo garibaldino appena insediatosi a Napoli ne riprese la lastra di stampa per trasformare il valore in ½ tornese ed usando l’azzurro al posto del rosa. Tale francobollo, rimasto in circolazione per un solo mese, è tra i più rari della storia postale italiana.

In seguito all’unità d’Italia, vennero estesi ai nuovi possedimenti sabaudi i francobolli del Regno di Sardegna, per cui il primo francobollo sardo (il 5 centesimi nero del gennaio 1851) è considerato anche il primo francobollo veramente “italiano”. Nel 1861 sotto il governo di Camillo Benso di Cavour il Conte Giovanni Barbavara di Gravellona da direttore generale delle Poste Sarde fu reintrodotto come direttore generale delle Poste Italiane che iniziarono così la loro attività. La prima emissione post-unitaria avvenne tuttavia il 24 febbraio 1862, quando venne posto in circolazione il 10 centesimi bistro con l’effigie di Vittorio Emanuele II, analogo a quello sardo del 1855 ma dotato di dentellatura. Solo nell’aprile del 1863 fu emesso il primo francobollo approntato per la posta italiana e sul quale apparve per la prima volta la dicitura “francobollo italiano”: il valore da 15 c. disegnato dal tipografo ed incisore del Regno di Sardegna Francesco Matraire. Infine il 1º dicembre 1863 vide la luce la prima serie espressamente studiata per coprire le tariffe postali del Regno d’Italia, che fu curiosamente stampata in Inghilterra dalla tipografia De La Rue.

La nascita della filatelia

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Un moderno classificatore a listelli per francobolli

Con la rapida diffusione dell’utilizzo dei francobolli nacque in breve tempo anche il fenomeno del loro collezionismo, la filatelia. Fu il collezionista francese Georges Herpin a coniare nel 1864 il termine “filatelista”, neologismo di etimologia greca che significa “amante dell’assenza di tassa”: un concetto forse un po’ arido per descrivere la passione di molti filatelici, ma che si impose rapidamente in moltissime lingue del mondo.

Inizialmente i francobolli venivano recuperati dalla corrispondenza e utilizzati a scopo anche decorativo, finché fecero la loro comparsa i primi albi per collezionisti (il primo nel 1860), e il francobollo divenne un bene con un valore collezionistico separato da quello nominale. Risale al 1861 il primo catalogo di francobolli ad opera del francese Alfred Potiquet, che si era basato sul lavoro svolto qualche mese prima dal connazionale Oscar Berger Levrault. Il 15 dicembre 1862 uscì la prima copia del Monthly Advertiser, la prima rivista specializzata in campo filatelico ad avere un futuro duraturo, ma preceduta dall’effimero British Monthly Intelligence. Dato che ai primordi della storia postale le emissioni di francobolli erano di rara frequenza e limitate a poche nazioni, i primi filatelici si dedicarono alle raccolte generali di francobolli provenienti da tutto il mondo – una cosa oggi impensabile vista l’enorme quantità di francobolli che vengono emessi annualmente.

Ai primi ausili pratici per filatelisti si affiancarono le prime riunioni di collezionisti: già nel 1856 ebbero luogo negli Stati Uniti le prime riunioni di filatelisti, mentre al 1866, sempre negli USA, risale la fondazione della Excelsior Stamp Association, la prima associazione filatelica del mondo. Il 18 marzo 1872 ad opera di J.W.Scott venne compilato il primo catalogo d’asta filatelica.

 

 

 

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