A tutta Italia di Laura Magna
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A tutta Italia (di Laura Magna)

Il BelPaese mostra performance da capogiro da inizio anno. E già si inizia a parlare di bolla dei Pir. Ma gli esperti ritengono che, nonostante la debolezza perdurante della crescita degli indicatori economici, la Penisola potrebbe restare per mesi ancora uno dei best performer tra i mercati azionari continentali.

Tornano gli investitori sulla piccola Italia e i listini segnano da inizio anno crescite a doppia cifra, nonostante il rischio elettorale che incombe ormai solo sul BelPaese, mentre altrove in Europa il populismo ha lasciato il passo. Eppure da gennaio lo Star ha già archiviato un incremento del 29,3%, il listino delle mid cap è a quota +25,4% e il Ftse/Mib a +12,3% (dati aggiornati a fine maggio). Numeri da capogiro: che cosa significano e da cosa dipendono? E soprattutto come si conciliano con la ripresa fiacca del Pil e con la produzione industriale che di certo non brilla?

TRICOLORE PROTAGONISTA
Secondo i gestori e gli esperti a cui Invice ha chiesto conto, i fattori che trainano il mercato sono diversi ma per lo più legati al contesto globale di ripresa. Brilla di luce riflessa Piazza Affari e dell’inondazione di liquidità che arriva dai Pir che, secondo alcuni, portano con sè anche il rischio bolla.

“Si è ricominciato a comprare nuovamente Europa perché i fondamentali stanno migliorando a livello aggregato e gli Stati Uniti sono ai massimi spiega a Invice Francesco Leghissa, responsabile dell’ufficio studi di Copernico Sim – Il listino italiano può essere considerato più a buon mercato di altri a livello europeo però i rischi specifici sono superiori. Sulle nostre banche non è ancora chiaro chi pagherà i salvataggi delle venete e come finirà il braccio di ferro con Bruxelles, e c’è un rischio politico sempre presente data la debolezza dell’attuale governo di transizione con elezioni a meno di un anno (a meno non si vada alle urne in anticipo, ndr). Rimaniamo sull’idea che l’attuale trend positivo sia legato al contesto globale ed europeo piuttosto che a specificità del nostro Paese. Discorso simile sui nostri bond governativi: il rendimento a livello relativo può ingolosire gli investitori ma il mezzo punto percentuale di spread con il bonos spagnolo dovrebbe far riflettere sulle prospettive”. I fondamentali italiani insomma non sono cambiati e c’è poco da festeggiare “con un sentiero del debito che rimane in crescita, una produttività sotto i livelli europei e un’occupazione ancora stagnante – continua Leghissa – Il piano di industria 4.0 ha portato a una ripresa degli investimenti ma consideriamo che arriviamo da anni di decrescita o stasi e quindi il rimbalzo potrebbe essere strutturale”.

IL RUOLO DELLA POLITICA
Sicuramente la politica sta cercando di smuovere le acque. “Oltre a Industria 4.0, che contiene aspetti interessanti, il Jobs Act è stato un primo tentativo per cercare di rilanciare il mercato del lavoro – conferma Andrea Menescardi, responsabile ufficio studi di Sofia Gestione del Patrimonio Sgr – Tuttavia, perché un progetto di simile portata abbia un impatto significativo, sarebbe necessaria un’applicazione su larga scala e non nascondiamo di nutrire dei dubbi al riguardo. Senza dimenticare l’incertezza politica che nei prossimi mesi potrebbe tornare a riaffacciarsi sul nostro mercato in occasione delle elezioni e che potrebbe contribuire a spaventare gli investitori esteri. La velocità di salita, soprattutto del segmento delle midcap, è stata molto spinta e le valutazioni in questo momento ci sembrano abbastanza elevate, quindi il rischio di una flessione, anche se non necessariamente nell’immediato, è concreto”.

IL BOOST DEI PIR
Sia Menescardi sia Leghissa non fanno mistero che a fare da boost al mercato e al settore delle mid cap possano essere stati i Pir. “Pensare che un incremento del 30% della Borsa da inizio dell’anno derivi interamente dalle migliori prospettive economiche della nostra piccola-media industria è perlomeno ingenuo – precisa Leghissa – Il rischio bolla esiste per un improvviso e massiccio afflusso di liquidità su un settore che normalmente era vincolato dalle risorse bancarie. Tuttavia bisognerà vedere come verranno utilizzati questi soldi e probabilmente la cosa durerà ancora a lungo”.

Insomma, nonostante la debolezza perdurante della crescita degli indicatori economici, l’Italia potrebbe restare per mesi ancora uno dei best performer tra i mercati azionari continentali. “Le ragioni – secondo Massimo Saitta, direttore investimenti di Intermonte Advisory e Gestione, la divisione di Intermonte Sim che si occupa di risparmio gestito e advisory son da ricercarsi nella maggiore reattività, a causa della composizione dei nostri indici, a leve che sono perlopiù di natura macroeconomica /politica. Il nostro Paese si sta comunque sincronizzando con la ripresa globale con effetti positivi per il settore finanziario e dei consumi domestici. I titoli che appartengono a questi comparti come le banche, le assicurazioni, i media e le telecom stante il loro consistente peso sull’indice hanno quindi contribuito significativamente alla variazione positiva del nostro listino. Anche l’elezione in Francia del presidente Macron ha avuto il suo peso allontanando lo spettro di un successo dei partiti populisti in Europa riducendo al contempo i rischi di uno smantellamento dell’Euro con una lettura trasversale sull’Italia particolarmente favorevole”. Per quanto riguarda le obbligazioni i flussi vanno ad impattare un mercato considerevolmente più ampio “ma con minore offerta in termini di bond di emittenti non presenti negli indici principali – conclude Saitta – L’andamento dei tassi sui governativi ha una impostazione al rialzo di lungo periodo ma viene compensata dal miglioramento delle prospettive economiche generali. Sia per il mondo azionario che obbligazionario arrivati a questo punto un approccio più selettivo avrà maggior possibilità di portare a risultati soddisfacenti”.

di Laura Magna

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