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TASSI ZERO E QUANTITATIVE EASING: IL VIAGGIO ALL’ORIGINE DEL DEBITO PARTE DA VENEZIA DI ALEX RICCHEBUONO

Tassi a zero, Quantitative Easing, rendimenti negativi sulle emissioni AAA. Terminologie complesse, ma quanto mai familiari per chiunque si appresti a leggere notizie finanziarie. Eppure, sappiamo poco di come funziona l’indebitamento di una nazione. Dove origina? Chi lo ha portato ad assumere un ruolo così importante nella nostra vita? Se parlassi da esperto d’investimenti, direi che il debito pubblico altro non è che la quantità di denaro prestato ad uno Stato da soggetti, nazionali o esteri, per il finanziamento delle sue attività primarie.

I sottoscrittori vantano un credito e posseggono quindi titoli di Stato che offrono un determinato rendimento oltre alla promessa di restituzione del capitale a scadenza, sempre che tutto fili liscio. Affinché il fallimento di un emittente, in inglese default, non colga gli investitori impreparati bruciando gran parte o tutti i loro risparmi, è fondamentale andare a fondo.

Più una nazione è solida, minore è la percentuale che è tenuta a 691153209pagare ai detentori delle sue obbligazioni. Tutto questo in linea di principio ma con le dovute ed attualissime variazioni sul tema. Bisogna prestare la massima attenzione ad ogni minimo dettaglio, per evitare che un default lasci in mano agli investitori solo carta straccia. Che dico! Oggi con la dematerializzazione neppure quella. Ma ciò di cui voglio trattare riguarda la storia, addentriamoci quindi nelle pieghe del passato per scoprire a cosa mi riferisco.

Nei secoli trascorsi, per invogliare i sottoscrittori ad investire i propri risparmi, questi titoli di debito, erano tutt’altro che carta straccia, stampati su pregiate filigrane e straordinarie pergamene. Quindi tornando alla domanda iniziale: chi e perché ha inventato il debito pubblico, risponderò che sin dai tempi antichi gli Stati hanno fatto ricorso a prestiti per finanziare le loro continue guerre di espansione.

Questi primi debiti avevano un carattere occasionale ed erano limitati ad una ristretta cerchia di nobili e dignitari vicini alla corona che si spartivano il bottino in caso di vittoria. Chi ha saputo allora trasformare questo fondamentale strumento di finanziamento in una vera e propria rivoluzione che ancor oggi domina la cronaca quotidiana? Parlando da appassionato, sto per raccontare un’altra avvincente storia italiana che riguarda una delle città più belle e gloriose al mondo.

In questo incredibile agglomerato urbano sospeso tra cielo, mare e terra, fu inventata quasi mille anni fa, una forma standardizzata di pubblici finanziamenti racimolati tra cittadini e potenze straniere. Questa innovazione sarà imitata da moltissimi altri Stati indipendenti e diventerà ben presto il faro per una più moderna era finanziaria. Ma cominciamo dall’inizio.

Dobbiamo tornare indietro fino al lontano 1173, a Venezia. In quell’anno il Doge Ziani aveva disperatamente bisogno di soldi, per cui istituì una “Prestanza” come si chiamava all’epoca, pari all’1% della ricchezza totale delle famiglie veneziane offrendo un interesse lordo del 4%. Una sorta di prestito forzoso blandamente remunerato, se preferite.

by Unknown photographer, bromide print, 1933
John Maynard Keynes, 1º barone Keynes di Tilton[1] (/ˈkeɪnz/; Cambridge, 5 giugno 1883 – Tilton, 21 aprile 1946), è stato un economista britannico, padre della macroeconomia e considerato uno dei più grandi economisti del XX secolo. I suoi contributi alla teoria economica hanno dato origine alla cosiddetta “rivoluzione keynesiana”. In contrasto con la teoria economica neoclassica, ha sostenuto la necessità dell’intervento pubblico statale nell’economia con misure di politica di bilancio e monetaria, qualora una insufficiente domanda aggregata non riesca a garantire la piena occupazione nel sistema capitalista, in particolare nella fase di crisi del ciclo economico. Le sue idee sono state sviluppate e formalizzate nel dopoguerra dagli economisti della scuola keynesiana. A quest’ultima viene spesso contrapposta la scuola monetarista (o scuola di Chicago), che si originò nel dopoguerra dalle teorie liberiste di Milton Friedman, e la scuola austriaca (von Mises e von Hayek).
Questo primo esempio di debito pubblico non era rappresentato da certificati cartacei ed il suo controvalore veniva registrato semplicemente presso l’Ufficio degli Imprestiti, l’antesignano del moderno Ministero del Tesoro. La Camera degli Imprestiti a quei tempi, non aveva ancora funzioni di Banca, che sarà invece istituita qualche secolo più tardi. Sto parlando del celebre Banco di Giro di Venezia, il motore di sviluppo della città più bella del mondo per molti secoli. Prima della sua creazione i trasferimenti tra privati, erano sì possibili, ma attraverso un complicato meccanismo di registrazione della proprietà dei titoli, al quale dovevano partecipare entrambe le parti con almeno due notai.

Nonostante la procedura avesse bisogno di essere migliorata, il prestito istituito dal Doge Ziani, ebbe comunque un grande successo, portando alla vittoria della guerra e a sviluppi insperati. A partire dal 1262 infatti, i prestiti persero il loro carattere occasionale divenendo stabili e trasformando il Debito Pubblico in Consolidato, ossia detenuto da una moltitudine di soggetti privati.

Quest’innovazione conferì alle “Prestanze” la natura di moderni strumenti finanziari a tutti gli effetti. Il totale degli importi raccolti era conservato presso il Monte Vecchio ed il valore che ogni cittadino era tenuto a versare dipendeva da una valutazione della sua ricchezza, il celeberrimo estimo, in una percentuale che variò enormemente negli anni.

Si passò da un 4% circa del 1287 fino ad arrivare al 62% del 1380. Considerando come abbiamo visto, che gli Imprestiti erano trasferibili, divennero rapidamente i mezzi di pagamento privilegiati tra i nobili e i ricchi mercanti della Laguna. Solidi, sicuri e facilmente trasferibili. In pochi anni si susseguirono numerose prestanze e vennero creati il Monte Nuovo e Monte Novissimo. Le emissioni di debito pubblico della Serenissima possono perciò considerarsi il primo esempio di titoli di Stato trasferibili, monetizzabili e commerciabili della storia. Nei secoli successivi continuarono a svilupparsi in tutto il mondo occidentale, da Genova a Firenze passando per Amsterdam e Londra giungendo tra alti e bassi fino ai primi del ‘900.

Ma fu grazie al contributo determinate del grande economista Britannico John Maynard Keynes ed alle sue politiche di finanziamento in deficit attuate dopo la Seconda guerra mondiale, che fu riconosciuto l’effetto espansivo sull’economia dell’indebitamento pubblico.

Pratica che è continuata senza sosta fino ai giorni nostri a ritmi sempre più accelerati.

Nel 1971 con la fine degli accordi di Bretton Woods e l’eliminazione della convertibilità in oro, l’emissione della moneta e del debito si trasformarono profondamente spianando la strada all’era moderna ed all’inevitabile dematerializzazione dei titoli con conseguente esplosione dei deficit di bilancio.

Alex Ricchebuono
Alex Ricchebuono ha 22 anni di esperienza nel settore dell’asset management maturati in Europa e in Italia. Ha ricoperto ruoli di responsabilità di sviluppo commerciale a livello europeo in società di primaria importanza come, Brevan Howard (UK), Credit Suisse, Janus Capital, Bnp Paribas. Laureato in Economia e Commercio a Torino, vive a Milano, scrive libri e articoli sulla storia della finanza ed è un appassionato di storia economica ed evoluzione della Moneta. Ha condotto per la RAI il documentario in 4 puntate Money Art andato in onda su RAI 5, nel quale ha raccontato gli intrecci tra il mondo della finanza e quello dell'Arte.), Credit Suisse, Janus Capital e Bnp Paribas. Laureato in Economia e Commercio a Torino, è sposato, vive a Milano, scrive libri e articoli sulla storia della finanza ed è un grande collezionista di di documenti legati alla storia economica.
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