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Società Cooperativa Rurale – Cedole 1908

Certificato azionario nominativo cumulativo di fondazione da 10 Lire, campione di stampa. Cesole MN 1908. Ovali decorativi con scene di vita agreste.

Approfondimento Storico di Macaria:

Il suo territorio, adagiato nel bassopiano a sinistra del corso del fiume Oglio, che lo lambisce ad occidente e a meridione, è solcato per ampi tratti da corsi d’acqua minori d’origine naturale, legati all’idrografia postwurmiana qui instauratasi dopo l’ultima fase glaciale. La sua estensione trova giustificazione storica nell’avvenuta aggregazione tra i secoli XIV e XV di due entità territoriali in precedenza distinte, le curtes medioevali di Marcaria e di Campitello.

Esigenze di carattere amministrativo e strategico militare infatti, in età signorile indussero i Dominanti di Mantova ad aggregare Campitello al Vicariato di Marcaria. Il castello di Marcaria per secoli vigilò il confine col Cremonese e il Bresciano; Campitello dopo l’età comunale divenne un fortilizio di retroguardia a seguito delle novelle acquisizioni territoriali in destra Oglio, che ampliarono via via fino al Po i confini dello stato mantovano. L’abbondanza delle acque, di dossi emergenti dalle piane di divagazione dell’Oglio a sud e la quota elevata a monte della piana fluvioglaciale e fluviale terrazzata, corrispondente al cosiddetto ‘livello fondamentale di pianura’, furono determinanti per l’antropizzazione della zona in età neolitica. Certamente l’elemento caratterizzante del territorio fu fin dall’epoca protostorica il fiume Oglio, che col suo andamento meandriforme ne lambiva, via via mutandoli, i limiti sud occidentali. Ne sono ancora testimonianze sicure la presenza fisica sul territorio di paleoalvei e altre documentali, più incerte ma significative, che trovano giustificazione solo in un ultimo spostamento in età storica del fiume verso nord nell’alveo attuale. Ai primi del Duecento una quantità di terreni imprecisati in Gazzuolo, perciò in destra Oglio, paiono risultare ancora parte integrante del territorio campitellese, mentre la parrocchia di Marcaria ha continuato ad estendersi oltre l’Oglio in territorio di San Martino dall’Argine alle propaggini (scolo Cavata) di quell’abitato fino al 1987. Il fiume fu anche via di comunicazione e certo la più antica, percorsa sicuramente già in epoca etrusca e poi romana in entrambi i sensi.

I romani qui vi aggiunsero strade e razionalizzarono la suddivisione dei terreni coltivati con la centuriazione ancora oggi riscontrabile. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, solo in epoca longobarda le campagne ormai incolte andarono lentamente ripopolandosi e rinnovandosi sotto la spinta delle bonifiche e dei disboscamenti. Nascono nuovi piccoli aggregati abitativi, preludio di realtà abitative più complesse, che nel X secolo andranno incontro al fenomeno dell’incastellamento quale difesa dalle scorrerie degli Ungari. Il territorio situato sul limes sud occidentale del circuito mantovano già dall’età romana, sotto i longobardi subisce un’infiltrazione economica bresciana (il ducato bresciano si estendeva prima del mille sulla destra Oglio fino a Suzzara e oltre)>. Privati bresciani sono documentati nell’area di Campitello ancora ai primi del secolo X, come del resto già dal IX secolo il monastero di San Faustino e quello ben più importante di Santa Giulia, che deteneva cospicue proprietà anche in Marcaria (secolo X).

Alla fine del X secolo in Italia vanno affermandosi le grandi famiglie feudali: Marcaria intorno al mille risulta in mano agli Obertenghi, da cui discenderanno ragguardevoli dinastie fra i quali basti citare gli Estensi e i Pallavicini, mentre Campitello entrerà nell’orbita dei Canossa, che già con Tedaldo erano divenuti anche titolari sul mantovano del potere comitale. Mutate le condizioni politiche, Adalberto Obertengo nel 1033 dona il castello di Marcaria e il suo territorio al neo-edificato monastero di Castiglione di Parma (oggi Castione Marchesi), che ne deterrà nominalmente la proprietà fino al XVIII secolo, concedendone nel frattempo l’investitura ai dominanti del momento. Campitello, dopo le acquisizioni in loco dalla Chiesa mantovana di Bonifacio di Canossa, alla morte di Matilde (1115), per volontà della gran contessa diventa possesso del vescovo di Mantova, che sarà posto di fronte all’ostilità degli antichi vassalli canossani, i cosiddetti dòmini di Campitello. Lo scemare della dinastia canossana coincide con la disgregazione del mondo feudale, e nel mantovano vanno affermandosi nuove realtà quali il comune cittadino e ai margini estremi del territorio, le grandi famiglie e le consorterie nobiliari legate al passato. L’assenza nel mantovano del legittimo e pubblico potere rappresentato dal conte (l’imperatore dopo la morte di Matilde non nominerà in Mantova alcun suo successore nella carica comitale), spingerà costoro alla ricerca di nuovi motivi di affermazione. Intorno al XII secolo in Marcaria compaiono dei conti locali legati ai conti di Sabbioneta e agli Ugonidi di stirpe bresciana: i conti di Marcaria, che competeranno con le nascenti realtà comunali di Mantova, Brescia, Cremona nel tentativo di acquisire il potere cittadino, senza tuttavia contrastarne l’affermazione.

Un episodio è la proditoria presa del castello di Marcaria (1251) da parte dei ghibellini cremonesi alleati di Ezzelino da Romano e favorita dal conte di Marcaria Ratbolo, dal parente Percivalle conte di San Martino Gusnago e Ubaldino dei dòmini di Campitello. Marcaria verrà prontamente ripresa dai mantovani di città che uccideranno il conte Ratbolo, costringeranno alla fuga e all’esilio Ubaldino e Princivalle coi loro alleati. Conseguenza immediata fu la distruzione del castello di Campitello, che verrà bruciato per ritorsione da Ezzelino. L’episodio, allora definito il fatto di Marcaria, ebbe al tempo vasta risonanza, tanto da essere immortalato con una pittura infamante, sulla parete d’ingresso del Palazzo della Ragione di Mantova, allora novella sede del palazzo comunale (sono ancora riscontrabili i nomi di alcuni congiurati quali Ubaldino e Mozolino di Campitello, il conte Guiscardo di Redondesco, Aldrigo Calorosi, Ottolino).

Negli anni successivi i da Marcaria ancora si distingueranno col conte Federico, che dapprima alleato di Pinamonte Bonacolsi nella presa del potere cittadino (1272), sarà poi proprio da quello bandito con tutta la famiglia. L’acquisizione del potere da parte dei Bonacolsi, coinciso col rafforzamento dei confini occidentali e l’espansione definitiva verso sud del circuito mantovano, fu proprio la circostanza che creò le premesse che determinarono successivamente l’annessione di Campitello all’odierno capoluogo di cui già s’è accennato. Da questo momento Marcaria sarà unicamente luogo di funzionari e militari. La nobiltà mantovana legata alla stabilità del possesso della terra sarà qui praticamente assente anche per la presenza dei Castiglioni, che a seguito della rinuncia dei Gonzaga all’investitura in Casatico dai monaci di Castiglione di Parma, erano entrati in possesso praticamente dell’intero territorio (1445).

L’antica corte di Campitello, fatta salva la zona di San Michele, in cui fino in tempi relativamente recenti permarrà cospicua la proprietà della Mensa vescovile, sarà pressoché colonizzato dalla nuova nobiltà mantovana, spesso nata e cresciuta alla Corte dei Gonzaga, che per rinuncia stessa dei Signori beneficerà delle antiche concessioni vescovili (Valenti e Strozzi a Campitello; Conegrani e poi Luzzara a Canicossa, Torchio e Bianchi a Cesole). La caduta dei Dominanti prima, l’età delle riforme col Catasto Teresiano poi, seguite dal periodo Napoleonico ridimensioneranno i possessi di tutti, clero compreso, specie nella zona sud, ridistribuendo la proprietà terriera, che per il 50% passerà all’emergente classe borghese. In loco si distingueranno funzionari e addetti alle varie magistrature, ma compariranno anche nomi nuovi (Norsa, Forti, Fano, etc), legati spesso all’acquisizione di capitali, che in taluni casi già aveva contraddistinto le famiglie d’origine ebraica.

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