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SCRIPOFILIA: “Investire tra arte e storia della finanza” di Alberto PUPPO

Mi riferisco ai titoli storici, a certificati azionari od obbligazioni fuori corso e privi di valore borsistico. Il termine con il quale questa forma di collezionismo è noto è  “scripofilia”, termine mutuato dall’inglese scripophily. A battezzarlo fu un concorso realizzato nel 1977 dal quotidiano The Times e si tratta di una parola composta da scrip, termine che nel mondo anglosassone indica il “certificato provvisorio di titoli”, e dal noto suffisso greco philos che indica l’amare qualcosa.Schermata 2016-06-09 alle 17.18.10

E devo dire che nel mio caso è stato proprio l’amore il motore della passione, una passione nata in famiglia grazie a mio padre Roberto e che ora condivido con Monica, mia compagna nella vita e nel lavoro, e con un gruppo di consulenti esperti. Lo scrivo perché credo che questa forma di collezionismo sia peculiare rispetto ad altre, poiché unisce l’interesse per la storia, l’arte e la finanza, e sia perciò particolarmente affascinante e spero quindi che in molti possano innamorarsene. Ma anche per chi si limita alle sole cifre non posso che rilevare che la scripofilia oggi è un buon affare. Ed ecco alcuni numeri che lo dimostrano.

Un mercato in espansione

Il mercato mondiale della scripofilia è passato da poco più di 10 milioni di euro nel 2006 a oltre 30 milioni nel 2014
(vedi figura 1), quanti altri mercati hanno triplicato il proprio fatturato negli anni della grande crisi economica e della recessione?

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Figura 1: Andamento del mercato della scripofilia nel mondo Valori espressi in Euro.
Fonte: Scripofilia

Ed ecco qualche esempio di certificati che in anni di crisi hanno saputo aumentare di diverse volte il proprio valore. Un titolo storico della Fiat del 1956 veniva battuto nel 2002 a circa 400 euro, dieci anni dopo aveva raggiunto i 2.600 euro (vedi figura 2).

 

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Figura 2: Andamento del titolo storico FIAT 1956 Valori espressi in Euro. Fonte: Scripofilia

Ancora più impressionante il dato dei bond Lung-Tsing-U- Hai della Repubblica cinese del 1913 denominati “Super- petchilly” schizzati tra il 2012 e il 2014 da 500 a 2mila euro.

Si tratta di un mercato prevalentemente anglosassone, ma al quale si sono aggiunti europei, in particolare tedeschi, e investitori dei cosiddetti Paesi emergenti. Diversi titoli italiani sono perciò, in particolare per l’aspetto estetico di prim’ordine rispetto a quelli di altre nazioni, promettenti di crescite di valore nei prossimi anni. In Italia la scripofilia è infatti ancora poco conosciuta pur essendo praticata da diversi decenni da alcuni collezionisti, anche a livello mondiale ha visto crescere l’interesse degli investitori a partire dagli anni ‘90. Probabilmente una conseguenza di una presa di coscienza che la dematerializzazione dei titoli finanziari, la loro trattazione solo nelle borse telematiche, ha reso i certificati azionari documenti storici di un’epoca ormai passata.

Le regole dello Scripofilo

Come avete potuto notare alcuni titoli storici hanno avuto negli anni notevoli incrementi di valore, difficilmente paragonabili a quelli di altri settori del collezionismo (dalla numismatica alla filatelia, ma in certi casi anche dell’arte).

Ma quali titoli scegliere? Quali certi cati acquistare? Quali sono gli accorgimenti? Voglio ora indicarvi quelle che ritengo le regole per valutare il valore di un titolo.

  1. Lo stato di conservazione: occorre valutare lo stato generale del documento, cercando di evitare titoli non completamente integri, con buchi o strappi (a meno che siano presenti per la natura del tipo di titolo, come nel caso delle fedi di credito). Tecnicamente in base alla conservazione i titoli fuori corso vengono come segue. Specimen: certificati non emessi o con caratteristiche di qualità come se fosse appena uscito dalla tipogra a. Uncirculated: certificato che sembra nuovo e non presenta segni o evidenti piegature, né macchie. Extremely fine: leggere tracce del tempo. Very fine: minori segni di invecchiamento. Fine: chiari segni di invecchiamento. Fair: forti segni di uso e invecchiamento. Poor: alcuni danni con evidenti segni di invecchiamento e macchie.
  2. L’anno di emissione: acquistare certificati con date di emissione non recenti, preferibilmente precedenti agli anni ‘50. Particolare valore per esempio hanno le obbligazioni degli Stati italiani preunitari.
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    Figura 3: Certificato dalla Paris France S.A Fu realizzato dal celebre artista di origini ceche emblema dell’art nouveau, Alfons Mucha: questo aumenta il suo valore. Fonte: Scripofilia

    La valenza artistica: preferire i documenti con immagini gra che o decori di pregio. Alcuni certificati sono persino stati realizzati da celebri artisti come quelli dalla Paris France S.A., catena francese della grande distribuzione di inizio Novecento (vedi figura 3) fu il celebre artista di origini ceche emblema dell’art nouveau, Alfons Mucha, a realizzarli. Oppure vi sono quelli della Roulette di Montecarlo emessi nel 1924 con il volto di Marcel Duchamp immortalato da Man Ray.

  4. Significato storico: i certificati sono legati ad aziende che magari grazie a quell’emissione si sono affermate per prodotti particolarmente innovativi, hanno cambiato la storia della tecnologia, o della società o del costume. Oppure sono emissioni legate a movimenti storici, come per quanto riguarda l’Imprestito nazionale che vedeva Giuseppe Mazzini tra i promotori.

    5. La rarità: informarsi sul numero di pezzi emessi e preferire quelli più rari. Va inoltre tenuto conto che la dematerializzazione dei titoli finanziari di fine millennio ha portato molti istituti e altri soggetti che avevano titoli cartacei fuori corso a eliminarli, ritenendo non avessero valore e ciò in alcuni casi ne ha accresciuto il valore collezionistico. Perciò la quantità di certi cati emessi da un lato, e il numero di emissione (più è basso, meglio è), possono aumentare il valore del titolo storico.

    6. Le firme di personaggi famosi: occorre prestare attenzione alle firme, per i titoli più antichi sono apposte direttamente e non sono stampate, e in alcuni casi sono di celebri personaggi storici; basti pensare che un certificato della Standard Oil Co. del 1870 rmato da John D. Rockfeller fu battuto all’asta nel 2001 a 120mila dollari.

    7. Intestatario: va verificato se il certificato è intestato a persona o società famosa.

    8. Taglio di emissione: l’importo del valore nominale del titolo può essere, ma non sempre, un elemento di maggiore interesse: più è alto, più è desiderabile.

    9. Stampatore: in certi casi i titoli sono stati stampati da celebri litografie.

    10. Carta: il tipo di carta utilizzata, di maggiore o minore qualità, o con particolari sistemi di anticontraffazione come la ligrana, è un ultimo elemento da valutare.

    Sono dunque molteplici gli elementi che comportano la formazione di una stima di valore di un titolo fuori corso.

     

    Schermata 2016-06-09 alle 17.18.44Perché puntare sui titoli italiani

    Come accennato precedentemente oggi i titoli storici italiani possono rivelarsi un investimento particolarmente interes- sante poiché si tratta di certificati con maggiori potenzialità di crescita di mercato. Di seguito alcuni dei motivi che li ren- dono interessanti rispetto alle regole sopracitate:

    1. Antichità. La storia italiana della finanza e i relativi documenti hanno una storicità maggiore rispetto a quella di altri Stati internazionali (gli Stati preunitari sono quelli che hanno visto nascere i primi documenti che oggi vengono visti come gli antenati delle moderne azioni e obbligazioni).

    1. Arte. In Italia, come nel mercato delle banconote, abbiamo avuto grandi artisti che hanno saputo enfatizzare la parte grafica dei documenti.
    2. Fiscalità. I titoli storici sono identificati come beni non soggetti a prelievi forzosi, cioè a particolari forme di tas- sazione sul patrimonio.
    3. Originalità. Rispetto ad altre forme di collezionismo ormai inflazionate (soprattutto in Italia) la scripofilia ha maggiori margini di crescita.
    4. Rarità. I documenti esteri che attualmente hanno maggior mercato hanno in realtà più vaste emissioni (maggior numero di copie) e perciò potenzialmente i titoli italiani potranno essere più ricercati.

    Infine al di là del valore speculativo esiste il valore emotivo dato dal collezionista che è disposto, al di là delle quotazioni, ad arrivare a pagare un determinato documento per valori affettivi di collezione, cifre superiori a quelle di mercato.

    Un museo virtuale

    Ma come iniziare ad avvicinarsi al mondo della scripofilia, dove potete consultare e scoprire questi documenti del passato? La passione per i titoli fuori corso mi ha portato, dall’inizio del nuovo Millennio, a creare attorno al sito scripofilia.it una piccola galassia di siti satellite che puntano a divulgare la cultura su questa peculiare forma di collezionismo e investimento.

    Il punto di riferimento è scripofilia.it: un portale che racchiude centinaia di schede catalogate di titoli storici da collezione in continuo aggiornamento dove è possibile sia consultarle che deciderne l’acquisto. Accanto a questo progetto web sono anche stati realizzati:

    • scripobond.com, sito specializzato per i titoli speculativi internazionali e di alto valore;
    • scripopass.com, che fornisce invece un servizio di certicazione riconosciuto a livello internazionale per i titoli storici (COA);
    • scripomuseum.com, che si pone l’obiettivo per gli appassionati di poter effettuare virtualmente un viaggio temporale della storia della finanza attraverso gli antichi documenti;
    • scripopages.com, un motore di ricerca specializzato che permette di ricercare le aziende collegate al mondo del collezionismo e della finanza;
    •  scripomarket.com, un portale, unico nel suo genere, che consente di restare informati sul tema del collezionismo come forma di investimento.Prossimamente potrete continuare a leggere di scripofilia su queste pagine, vi sveleremo i segreti dei titoli del passato, compiremo un viaggio indietro nel tempo che può trasformarsi in un investimento per il futuro. In quel bene mobile privo di tassazioni, che in questi anni ha visto un mercato in continua crescita. E che unisce valore economico a valore storico e artistico. ©

 

 

INVESTORS L'EVOLUZIONE DELLA SPECIE
INVESTORS´ nasce nel gennaio 2014 in seno alla casa editrice TRADERS' Magazine Italia, come rivista trimestrale, con l'obiettivo di coprire nell'ambito degli obiettivi editoriali il segmento dell'investment privato e professionale. La rivista riscuote da subito un ottimo apprezzamento da parte del Pubblico, con una crescita immediata e costante di lettori ed Abbonati. Viene pubblicata come Supplemento di TRADERS' Magazine, a firma dello stesso Direttore Responsabile Emilio Tomasini. All'inizio del 2015, INVESTORS' è matura per entrare in un progetto organico ben più ampio dell'essere una semplice appendice editoriale della pur prestigiosa TRADERS' Magazine. Nel giugno del 2015, dopo alcuni mesi di incubazione progettuale, nasce INVESTORS' Magazine Italia, nella cui compagine confluisce il gruppo Diaman, con la Diaman Holding. Presidente della società è Daniele Bernardi, anima fondatrice del gruppo Diaman, considerato uno dei massimi esperti italiani di finanza operativa e di sviluppo di sistemi per la finanza. Viene costituito un Consiglio di Amministrazione, dove il Presidente Daniele Bernardi, in accordo con i Soci, chiama a fungere da Amministratore Delegato Maurizio Monti, per la sua esperienza come Editore, mentre viene nominato Consigliere Fabio Carretta, anima commerciale trainante del gruppo Diaman. Il Direttore della seconda generazione di INVESTORS' è Gabriele Turissini, privat banker di trentennale espereinza, vero punto di riferimento dell'esperienza del risparmio gestito in Italia. Entrano poi nella squadra Ruggero Bertelli, portando il valore e il peso della propria esperienza accademica, ed Emilio Tomasini, come strategist consultant, con la sua esperienza ultraventennale nella finanza operativa italiana ed internazionale, oltrechè nel giornalismo finanziario. INVESTORS' si sviluppa su tre cardini fondamentali: l'innovazione, l'indipendenza, la chiarezza. Pretende di essere non solo rivista ma piattaforma completa di Cultura finanziaria, basata su interattività e operatività pratica. INVESTORS' Magazine è BIMESTRALE, nella sua duplice edizione cartacea e digitale, e organizza un Tour di 6 eventi l'anno (l' INVESTORS' Tour) per incontrare il proprio Pubblico. Diffonde in email un quindicinale gratuito per i sottoscrittori ed iscritti al sito. La linea editoriale di INVESTORS', voluta dal direttore Gabriele Turissini, è quello di essere l'Agorà dell'investitore, del promotore finanziario, del consulente e del professionsta della finanza: un luogo di confronto, incontro e scontro di tutta la platea degli operatori della finanza, dei loro clienti, degli investitori privati. L'obiettivo dichiarato è costituirsi come fulcro e punto di riferimento di un "futuro consapevole" della finanza, attraverso la capacità di INVESTORS' di rendersi interattiva, attraente e pratica per il Lettore. INVESTORS' è il punto di riferimento certo nel panorama editoriale della finanza operativa italiana: la piattaforma della crescita consapevole e dell'arricchimento culturale nell'investment. http://www.investors-mag.it
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