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I RICCHI NON VOGLIONO RISCHIARE… SONO GIA’ RICCHI! di FULVIO MARCHESE

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Figura 1: Il Nobel a Kahneman e Smith nel 2002 Daniel Kahneman e Vernon Smith alla cerimonia della consegna del Nobel per l’economia del 2002 assegnato loro «per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza» Fonte: The Nobel Foundation 2002

Come spiegare ad un milionario quali sono le tecniche di investimento che consentono di “eliminare alla radice” la possibilità di perdere anche solo un centesimo e, contestualmente, non privarsi del piacere di poter preservare il capitale dall’inflazione e financo rivalutarlo con percentuali interessanti e sostenibili in orizzonti temporali coerenti?

Argomentare efficacemente in una trattativa finanziaria quanto esposto nello scorso articolo è, secondo me, una pietra angolare su cui costruire la fiducia di un rapporto consulenziale finanziario. Argomentare con esempi e dati di fatto, con statistiche reali, confrontabili.

Passare definitivamente dal “consigliare l’asset potenzialmente più redditizio del momento” al “pianificare un sostenibile rendimento per determinati archi temporali”.

I segmenti di rischio

Con quali “investimenti” riempire di contenuti i vari Segmenti di Rischio? Quali prodotti, quali strumenti inserire all’interno dei segmenti di rischio per poter organizzare un portafoglio? Markowitz -oltre 60 anni fa- per la CAPM e la sua Frontiera Efficiente utilizzava naturalmente titoli: lavoro da gestore. C’è chi pensa di poter fare da solo, quindi avere le capacità di un gestore. Ogni opinione è buona a questo mondo… Pensare di gestire il proprio capitale da solo e riuscire a fare meglio dei gestori professionisti io la definisco una delle tante plausibili impossibilità della vita. Tutto è plausibile, ma la vita ci ha insegnato che molte cose sono (o diventano) impossibili, al massimo “fatte male” (figura 2).

Per i gestori “in pectore” finiamo qui? Ci vediamo al bar? Il caffè lo pago io.
Nelle scelte della vita è normale affidarsi ai “bravi professio- nisti”. Abbiamo bisogno di un avvocato, un ingegnere, un architetto, un commercialista, il medico…? Nessun dubbio. Si parte alla ricerca del migliore sulla piazza, compatibile con le nostre tasche. Per gestire i propri denari no. Chissà perché. Si pensa addirittura di poter fare le cose da solo…

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Figura 2: La curva di tutti i portafogli possibili Il grafico mostra quanti diversi portafogli sono assemblabili prendendo come base di partenza anche solo tre titoli azionari Fonte: Domenico Dall’Olio

1bLa definizione dei ruoli

Per far le cose bene in campo finanziario ci vogliono, invece, secondo me, sempre due figure professionali:

1) UN BRAVO CONSULENTE FINANZIARIO

Che pianifichi obiettivi, scadenze, rendimenti attesi e rischi del risparmiatore in relazione alle esigenze di vita, al reddito, al capitale formato, al risparmio in formazione, alla sua famiglia, alla sua tolleranza al rischio e la sua avversione alle perdite. Soggetto unico, questo singolo risparmiatore, rispetto al resto del mondo. Il “bravo” consulente finanziario non argomenta per convincere. Argomenta per creare condizioni favorevoli alla percezione dell’evidenza. Cominciare ad investire senza pianificazione finanziaria è come cominciare a costruire una casa senza progetto.

2) UN BRAVO GESTORE. ANZI, PIÙ D’UNO

Che lavora oggettivamente “con e sui” mercati in relazione alle analisi di scenario ed agli obiettivi specifici del mandato di portafoglio. Di solito i gestori sono specialisti di un singolo mercato. Per costruire un portafoglio efficiente ed efficace bisognerebbe quindi cercare i migliori di ogni mercato (asset class).

Da oltre 15 anni i moderni consulenti finanziari, grazie al multibrand o “architettura aperta”, hanno affinato le loro competenze per poter ricercare i migliori gestori al mondo. Occorrono quindi tecniche di fund selection.

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Figura 3: Il rating di alcune Sgr secondo Citywire L’analisi pone in evidenza le ‘eccellenze’ tra i fondi distribuiti in Italia in diverse categorie di fondi, nella tabella i top tra gli azionati Italia ed azionari Europa. Fonte: Milano Finanza

• Il consulente finanziario non è un gestore.

• Il gestore non è un consulente finanziario.

Pensateci bene: il consulente deve conoscere bene il cliente. Il gestore deve conoscere bene mercati e strumenti. Se esiste un consiglio da poter dare, per avere la massima efficacia dal loro lavoro, è di non mescolare le figure.

Il consulente finanziario che argomenta, come esempio, “meglio l’azionario Europa che l’azionario America”, “meglio consolidare i guadagni”, “meglio diminuire o aumentare questa o quella asset class”… non sta facendo il suo lavoro. Si sta sostituendo al gestore senza averne le competenze (chiaro no? Altrimenti farebbe il gestore di mestiere e non il consulente finanziario).

Immaginate poi chi voglia fare cliente, consulente e gestore di sé stesso, tutto insieme, del proprio portafoglio: una “babele” senza competenze.

Ecco perché ho deciso di definire le regole: per sbagliare il meno possibile nel mio lavoro. E mi sento di invitare tutti i consulenti finanziari a farlo. Non di accettare le mie di regole, sia ben chiaro… ma ognuno si fermi, rifletta, e definisca le proprie!

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Figura 4: Le 247 categorie in cui sono divisi i fondi comuni secondo la classificazione Bluerating La possibilità di scegliere tra un numero sempre più impressionante di prodotti (oltre 24000 quelli distribuiti oggi in Italia) trova riscontro anche nell’aumento delle categorie che riuniscono i prodotti stessi in modo ‘omogeneo’ per asset di investimento (azioni, obbligazioni, ecc.), aree geografiche di riferimento e modalità di gestione del prodotto (total return, absolute return, ecc.) Fonte: programma iSelect

Il protocollo disciplinare

Cosa devo fare, cosa non devo fare…Cosa posso fare, cosa non posso fare. Regole? Educazione Finanziaria? Un protocollo disciplinare a cui attenersi. Semplice. Completo. Che tenga conto di tutte le stupidaggini del passato.

Almeno quelle non si compiranno più… Almeno quelle.

Io sono un consulente finanziario. Devo quindi imparare a conoscere bene il mio cliente/risparmiatore e redigere bene la pianificazione finanziaria. Non è il mio ruolo fare il gestore o prevedere i mercati.

Con i “Segmenti di Rischio” ho quindi cercato una traduzione che semplificasse la trattativa finanziaria con i miei interlocutori. Senza “inventare” nulla. Semplificando.

Quindi, per un portafoglio efficiente il mio protocollo è molto semplice e nel contempo rigido:

  • Nessun rischio specifico.
  • Solo rischio sistemico.
    Per non avere rischio specifico si rinuncia, quindi, a qualsiasi titolo singolo. Sia azionario che obbligazionario. E si rinuncia anche a possibili casi di Argentina, Parmalat, Cirio, Giacomelli, Lehman, Seat, Tiscali, Enron ecc ecc… Quindi solo strumenti gestiti ad ampia diversificazione.
  • Solo strumenti gestiti. A gestione attiva o a gestione pas-siva. Solo prodotti gestiti finanziari.
  • Tra gli strumenti gestiti finanziari solo strumenti a NAV(Net Asset Value) pubblicato.
  • Che siano quindi confrontabili, con gli indici e con i concorrenti, che abbiano un track-record di almeno 3 anni. Buy & Hold vs Trend-Following? Non è una “guerra di religione”… Le strategie flessibili sono le benvenute: è sufficiente che siano “contenute” ed “implementate” in strumenti a Nav quotato e gestite da gestori professionisti, trasparenti, monitorabili, confrontabili. OICR, insomma, fondi comuni che si inseriscono nel segmento di rischio e vengono valutati insieme agli altri strumenti. Come ci sono sempre stati e come ci sono. Onesti. Le fattucchiere delle “strategie vincenti” mirabolanti rimangono, ovviamente, fuori dal perimetro degli strumenti apprezzati (figura 3).
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    Figura 5: Indicatori di rischio relativo dei fondi comuni Anche nella selezione degli strumenti da utilizzare per ‘scegliere’ i migliori tra i fondi collocati ai risparmiatori italiani la scelta è incredibilmente vasta e complessa: sono decine, per diversi lassi temporali; ciascuno ha una sua logica ed uno scopo ben precisi Fonte: programma iSelect

    Le storie di questi giorni dei Bond Subordinati e del Bail-in mi fanno un pò sorridere. Basterebbe “solo” la prima regola del mio protocollo per essere certi di non subire mai problemi del genere. Mai.

    Definiamo il perimetro

    Fatte queste premesse definiamo il perimetro investibile secondo le regole dettate. Prendiamo tutti i prodotti gestiti a Nav pubblicato commercializzabili in Italia. Quanti sono? Circa 24.000 classi di fondi comuni + circa 1.000 Etf : 25.000 strumenti per 5 segmenti di rischio. Circa 250 le Asset Class su cui investono. Quindi circa 5.000 strumenti e circa 50 asset Class (categorie di prodotti – figura 4) per segmento.

    L’attività di fund selection non è così semplice come si può pensare. Non risponde solo alla domanda “quale gestore ha

    reso di più”: vi sono centinaia di variabili, di indicatori che pos- sono servire a determinare quanto un gestore sia efficiente ed efficace nel suo ambito gestionale (figura 5).

    La riduzione: da 5.000 a 10 prodotti per ogni segmento. La divisione in segmenti di rischio serve, prima di tutto, a determinare proprio i macro ambiti gestionali (figura 6).

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    Figura 6: Classifiche di fondi e gestori di singole asset class a medio e lungo termine L’analisi delle classifiche nel medio-lungo periodo consente una prima riduzione di fondi da prendere in considerazione. Nell’immagine la classifica per la categoria: Obbligazionari HY Globali Fonte: Morningstar
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    Figura 7: Grafico rischio/rendimento di un portafoglio e dei fondi del segmento di rischio selezionati Grafico rischio/rendimento di un portafoglio reale (pallino più grosso) e dei fondi del segmento, selezionati considerando i dati ad 1 anno. Scorrendo i fondi inseriti tra i top del segmento valutiamo per ognuno i valori di rendimento e Var nel periodo. Fonte: programma iSelect

    A questo punto si applicano vari filtri che tendono, ognuno, ad eliminare i fondi che non rispondono alle caratteristiche minime di qualità dei vari parametri. Si diminuisce cioè il via via, il perimetro di analisi con un meccanismo che abbiamo definito, appunto, di riduzione.

    Si crea una “quarantena” di circa 50 prodotti che viene ridefinita ogni mese con nuovi ingressi ed altrettante uscite. A questo punto manualmente (figura 7 e 8) e tenendo conto dei coefficienti di decorrelazione tra i prodotti (figura 9) si riduce man mano eliminando sino ad ottenere “I magnifici 10”.

    Vi assicuro che scendere da 20 a 10 prodotti, scartando via via gli ultimi non è facile. Bisogna “eliminare” prodotti che non si vorrebbero mai eliminare… un pò come X Factor.

    I pesi all’interno dei 5 sottoportafogli dei 5 segmenti di rischio.

    L’utilità marginale ponderata di scendere nel più piccolo dettaglio diventa mano a mano più piccola ma dopo molte prove con tecniche diverse ho deciso per la semplicità: 10 gestori equiponderati per ogni sotto-portafoglio (cioè in ogni portafoglio 10 prodotti con un peso del 10% ciascuno).

    Altri colleghi utilizzano altri parametri. Ad esempio la divina

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    Figura 8: Grafico rischio/rendimento di un portafoglio e dei fondi del segmento di rischio selezionati Stesso grafico di figura 4 ma in questa slide sono stati presi in considerazione dati a 6 mesi: è evidente – rispetto al diagramma precedente – come al cambio del periodo considerato vi sia un cambiamento delle dispersioni e nella conseguente valutazione dei fondi Fonte: programma iSelect

    proporzione con la sequenza di Fibonacci: al gestore con il miglior rating viene affidata una percentuale maggiore via via scendendo con le posizioni di rincalzo utilizzando come pesi percentuali i numeri di Fibonacci. Tutto è migliorabile, ma la qualità di base di quanto sin qui esposto ritengo sia già largamente sufficiente per il suo utilizzo.

    I portafogli modello dei 5 sotto-portafogli “di segmento” (vedasi articolo “Sono diventato ricco!” INVESTORS’ nr.3/2015) si prestano a confronti con qualsiasi portafoglio esistente “segmentato” con gli stessi criteri. Si prestano anche al rilascio a potenziali clienti di portafogli virtuali che, con visite successive, dimostrano costantemente la loro efficienza con i portafogli reali detenuti.

    Modifica dei sotto-portafogli modello

    Sono oltre 5 anni che implemento, insieme ad alcuni colleghi, questa metodologia. Ogni mese rivediamo i 5 portafogli modello per averli sempre aggiornati con i gestori migliori. Devo dire che il turn-over dei prodotti non è frequentissimo. Viene cambiato, mediamente, un fondo ogni 2 o 3 mesi per ciascun sotto-portafoglio.

    Sottolineo che quanto avviene sui portafogli modello non si riflette immediatamente sui portafogli reali delle decine di clienti per la cui gestione viene utilizzata la metodologia. Le visite di assistenza sono programmate secondo calendari prestabiliti. Alla successiva assistenza di ogni cliente eventuali adeguamenti verranno presi in considerazione. L’efficienza del modello è comunque garantita dalla qualità di fondo di tutti i fondi utilizzati. Fra l’altro nessun conflitto di interessi, i portafogli sono creati seguendo un unico criterio: la qualità per il cliente. ©

INVESTORS L'EVOLUZIONE DELLA SPECIE
INVESTORS´ nasce nel gennaio 2014 in seno alla casa editrice TRADERS' Magazine Italia, come rivista trimestrale, con l'obiettivo di coprire nell'ambito degli obiettivi editoriali il segmento dell'investment privato e professionale. La rivista riscuote da subito un ottimo apprezzamento da parte del Pubblico, con una crescita immediata e costante di lettori ed Abbonati. Viene pubblicata come Supplemento di TRADERS' Magazine, a firma dello stesso Direttore Responsabile Emilio Tomasini. All'inizio del 2015, INVESTORS' è matura per entrare in un progetto organico ben più ampio dell'essere una semplice appendice editoriale della pur prestigiosa TRADERS' Magazine. Nel giugno del 2015, dopo alcuni mesi di incubazione progettuale, nasce INVESTORS' Magazine Italia, nella cui compagine confluisce il gruppo Diaman, con la Diaman Holding. Presidente della società è Daniele Bernardi, anima fondatrice del gruppo Diaman, considerato uno dei massimi esperti italiani di finanza operativa e di sviluppo di sistemi per la finanza. Viene costituito un Consiglio di Amministrazione, dove il Presidente Daniele Bernardi, in accordo con i Soci, chiama a fungere da Amministratore Delegato Maurizio Monti, per la sua esperienza come Editore, mentre viene nominato Consigliere Fabio Carretta, anima commerciale trainante del gruppo Diaman. Il Direttore della seconda generazione di INVESTORS' è Gabriele Turissini, privat banker di trentennale espereinza, vero punto di riferimento dell'esperienza del risparmio gestito in Italia. Entrano poi nella squadra Ruggero Bertelli, portando il valore e il peso della propria esperienza accademica, ed Emilio Tomasini, come strategist consultant, con la sua esperienza ultraventennale nella finanza operativa italiana ed internazionale, oltrechè nel giornalismo finanziario. INVESTORS' si sviluppa su tre cardini fondamentali: l'innovazione, l'indipendenza, la chiarezza. Pretende di essere non solo rivista ma piattaforma completa di Cultura finanziaria, basata su interattività e operatività pratica. INVESTORS' Magazine è BIMESTRALE, nella sua duplice edizione cartacea e digitale, e organizza un Tour di 6 eventi l'anno (l' INVESTORS' Tour) per incontrare il proprio Pubblico. Diffonde in email un quindicinale gratuito per i sottoscrittori ed iscritti al sito. La linea editoriale di INVESTORS', voluta dal direttore Gabriele Turissini, è quello di essere l'Agorà dell'investitore, del promotore finanziario, del consulente e del professionsta della finanza: un luogo di confronto, incontro e scontro di tutta la platea degli operatori della finanza, dei loro clienti, degli investitori privati. L'obiettivo dichiarato è costituirsi come fulcro e punto di riferimento di un "futuro consapevole" della finanza, attraverso la capacità di INVESTORS' di rendersi interattiva, attraente e pratica per il Lettore. INVESTORS' è il punto di riferimento certo nel panorama editoriale della finanza operativa italiana: la piattaforma della crescita consapevole e dell'arricchimento culturale nell'investment. http://www.investors-mag.it
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