Portafoglio d’autunno (di Laura Magna)
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Portafoglio d’autunno (di Laura Magna)

Il mercato azionario è da preferire alle obbligazioni. Per un profilo di rischio basso l’esposizione in portafoglio potrebbe attestarsi intorno al 20 per cento. Se si ha una maggiore propensione al rischio, invece, si potrebbe anche arrivare al 60% e più. Europa ed emergenti da preferire agli Stati Uniti

Le azioni battono i bond in autunno. Tra le elezioni tedesche a settembre, che dovrebbero svolgersi senza di colpi di scena, e l’atteso annuncio dell’appuntamento con il voto italiano, si prospetta un fine d’anno carico di eventi politici. Un periodo in cui la politica economica della Fed, oggi in bilico tra spunti rialzisti e un’economia Usa che non risponde con la necessaria solidità, prenderà una direzione chiara prima che Janet Yellen, a febbraio, cederà con ogni probabilità il passo al suo successore dopo un unico mandato. In un’Europa in cui l’economia è finalmente in deciso rialzo, invece, la Bce sta abbandonando il QE, seguita a ruota dalle altre banche centrali, eccezion fatta per il Giappone. Un contesto, dunque, che muta ancora e in cui i portafogli vanno necessariamente rotati. Come? Lo abbiamo chiesto ad analisti e gestori. “Nell’attuale contesto di mercato risultano favoriti gli investimenti azionari a discapito di quelli obbligazionari”, dice a Invice Francesco Citta, ufficio studi di Copernico Sim. Gli investitori torneranno sull’equity del Vecchio Continente,

dopo che “lo scorso anno – precisa Gilles Seurat, fund manager cross asset & absolute return di La Française – hanno lasciato l’Eurozona, con circa 100 miliardi di deflussi dall’azionario, a causa dell’incertezza politica: innanzitutto la Brexit, ma anche le elezioni francesi e il referendum italiano. Nel 2017 abbiamo poi avuto un esito elettorale francese positivo, il voto italiano è stato posticipato e gli utili aziendali dell’Europa si sono mostrati in aumento. Pertanto, pensiamo che i flussi torneranno nell’Eurozona e siamo bullish sui titoli azionari. Abbiamo un’esposizione positiva sui mercati emergenti, dove l’aspetto macro sta migliorando: l’inflazione è a livelli accettabili e la crescita sta riprendendo forza”.

COME COSTRUIRE L'ASSET ALLOCATION IN BASE AL PROFILO DI RISCHIO

EQUITY PIÙ FORTE

Le azioni dunque dovranno fare la parte del leone nei portafogli d’autunno ma, ovviamente, per determinare a quanto questa fetta debba ammontare bisogna distinguere per profilo di rischio. “Il profilo di rischio più elevato potrebbe prevedere un’esposizione azionaria del 60% equamente suddivisa tra mercati sviluppati e mercati emergenti – afferma Citta – mentre la componente obbligazionaria dovrebbe comprendere soprattutto strumenti globali indicizzati all’inflazione e a tasso variabile o con ridotta duration. Il profilo a medio rischio potrebbe ridurre l’esposizione azionaria al 40% con l’introduzione di posizioni sull’oro e il mercato obbligazionario svizzero di breve termine come fonte di protezione; storicamente infatti queste attività si sono dimostrate decorrelate rispetto all’andamento delle altre asset class. Il profilo con un rischio contenuto infine potrebbe prevedere un’esposizione azionaria del 20% con un sovrappeso di strumenti obbligazionari ad alto rendimento con una duration ridotta”. Secondo Seraut invece, “anche i portafogli a basso rischio dovrebbero assumere un’esposizione all’equity per trarre beneficio dagli utili in crescita e dagli afflussi degli investitori nell’asset class”. Quanto ai mercati del reddito fisso, per aumentare l’alpha del paniere “è preferibile privilegia-

re il debito subordinato delle banche dell’area euro che potrebbe vedere una crescita dei rendimenti, fornendo un surplus di reddito importante rispetto alle obbligazioni senior. Poca cassa invece, poiché produce ritorni reali e nominali negativi”, dice il gestore, specificando come, a suo avviso, il quadro macro sia chiaro. “La crescita mondiale sta riprendendo quota, e soprattutto, gli utili stanno crescendo fortemente quest’anno dopo un terribile 2016. Siamo rialzisti sulle azioni dell’area euro e favoriamo le banche le cui valutazioni economiche trarranno vantaggio dai rendimenti obbligazionari in aumento. Ci piace bilanciare i nostri portafogli con alcuni titoli di mercati emergenti che, al contrario, beneficiano di un dollaro debole”.

LARGO A EUROPA ED EMERGENTI

Simile l’idea di Citta: “Considerando i principali indicatori di mercato sembra che gli operatori non prevedano particolari sorprese negative nei prossimi mesi (vedi i recenti minimi dell’indice VIX, ndr) – sostiene l’analista di Copernico Sim – Ciononostante è possibile che all’orizzonte possano concretizzarsi degli eventi (soprattutto di natura politica) tali da innescare correzioni di mercato che dovrebbero avere una natura transitoria. A essere dunque preferiti, almeno in un’ottica relativa, dovrebbero essere listini azionari emergenti ed europei, mentre quelli statunitensi e giapponesi potrebbero essere sottopesati. Sul fronte obbligazionario gli operatori scontano uno scenario negativo di generale risalita dei tassi e quindi andrebbero predilette le emissioni a tasso variabile o ad alto rendimento con una duration ridotta”. Dentro all’Europa e al mondo emergente, dunque, e fuori o con molta cautela sugli Usa. “Pensiamo che i titoli statunitensi siano troppo costosi e manteniamo dunque un’esposizione minima – conclude Seraut – Gli investitori prevedono un percorso molto poco deciso nei rialzi della Fed. Noi pensiamo che la Fed continuerà nel suo percorso rialzista per ottenere munizioni prima della prossima crisi”.

di Laura Magna

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