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PIU’ CRESCITA PER L’ITALIA di Daniele Riosa

I dati sul Pil allo 0,8% hanno galvanizzato il governo. Pier Paolo Baretta, sottosegretario di Stato all’Economia, intervistato da Invice – Investement & Advice, nonostante le stime dell’Ocse prevedano un aumento del Pil italiano dell’1% nel 2016, crede che l’obiettivo dell’1,6 sia ancora alla portata. Baretta si sofferma su quali interventi fiscali farà il governo nel prossimo futuro. Infine elogia Mario Draghi e le politiche sagge della Bce.

Schermata 2016-05-03 alle 12.52.59Il Pil è tornato a crescere dopo tre anni. Ci sono le condizioni per arrivare all’1,6% come spera il governo?

Le condizioni ci sono. Gli ultimi dati ci aiutano non soltanto a sperare ma ad agire con maggiore determinazione per raggiungere questo traguardo. Ricordo che a metà del 2015 avevamo avuto segnali concreti positivi, poi il quadro internazionale è cambiato soprattutto dopo i fatti di Parigi. Inoltre, le questioni delle banche ci avevano fatto temere un clima di sfiducia. Il dato del più 0,8% del Pil invece ci conforta. Per questo sono fiducioso sulle prospettive dell’Italia.

Renzi ha annunciato un taglio delle tasse per il 2017 non specificando quali. Ci può preannunciare qualche intervento?

La strada è tracciata. Abbiamo già cominciato lo scorso anno col taglio dell’Irpef del lavoro, abbiamo abolito la Tasi, siamo intervenuti sul mondo industriale togliendo la tassa sugli imbullonati e stiamo lavorando ulteriormente sull’Irap. Bisogna però immaginare anche un intervento scale a favore delle famiglie, come il reddito familiare. Il 2017 sarà importante. Ma anche la semplice abolizione delle clausole si salvaguardia è già un intervento di riduzione fiscale. È necessario però individuare percorsi più strutturati che coinvolgano imprese, famiglie e il lavoro.

Tra tanti dati positivi c’è n’è uno che allarma particolarmente: il debito pubblico è a livelli record. Come pensate di ridurlo?

La risposta potrà sembrare banale: serve più ripresa. Dopodiché, con una ripresa adeguatamente sostenuta, dobbiamo fare interventi coerenti: continuare con la spending review, con la riforma della pubblica amministrazione e soprattutto chiedere agli investitori di attivarsi rapidamente. Se il circuito si riattiva, sarà possibile gestire gli strumenti a nostra disposizione, anche lo stesso scal compact.

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Pier Paolo Baretta, sottosegretario di Stato all’Economia

Intanto le crisi bancarie e la volatilità finanziaria spaventano i risparmiatori italiani. Come pensate di ridare loro fiducia?

Innanzitutto facendo chiarezza sulla situazione bancaria e sulle regole del gioco che devono essere affidabili. Con le ultime vicende numerosi risparmiatori si sono sentiti raggirati o truffati. Per cui la prima cosa da fare è garantire regole generali trasparenti. La seconda cosa è investire nella cultura finanziaria a partire già dalla scuola per permettere ad ogni cittadino di autotutelarsi. Terzo: garantire che nessuno venga lasciato solo. Certo, i rischi dell’investimento ricadono sull’investitore e sarebbe sbagliato che lo Stato riducesse le logiche di mercato. Ma se queste sono state alterate e qualcuno è stato truffato, è opportuno che venga tutelato. Queste condizioni insieme permettono di tutelare i risparmiatori e consento di ripristinare un po’ di fiducia.

Passiamo all’Europa. Si aspetta che Draghi aumenti ancora il quantitative easing?

La politica di questi due anni della Bce è stata improntata all’equilibrio e alla saggezza. Per questo mi aspetto coerenza e continuità. Per quanto riguarda il quantitative easing, lo stesso Draghi ha manifestato la volontà di aumentarlo. Ma l’essenziale è che ci siano interventi mirati sul fronte degli investimenti.

Il tasso d’inflazione langue. Come raggiungere l’obiettivo del 2%, che appare lontanissimo?

Semplice: bisogna comprare, incentivare i consumi interni. Quando dico questo penso all’Europa che rimane pur sempre il più grande mercato interno del mondo. Qualche segnale positivo c’è già stato in Italia sul fronte del turismo. Inoltre il nostro Paese ha una forte capacità di esportazione a cui dobbiamo affiancare una gestione dei consumi interni all’altezza della domanda che ci si pre gge di realizzare.

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