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COME OTTIMIZZARE I RENDIMENTI di Enzo Facchi

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Antonio Bottillo, executive managing director per l’Italia di Natixis Global Am

Oggi gli investitori orientati all’income cominciano a prendere coscienza dell’impatto del rialzo dei tassi di interesse sui propri portafogli. È importante ricordare che vi sono diverse possibilità, al di là dei mercati obbligazionari, per ottenere fonti di reddito interessanti e per costruire portafogli più robusti. Abbiamo chiesto a vari esperti in materia di investimenti del gruppo Natixis Global Asset Management di illustrare quali opportunità ravvedono per ottimizzazione i rendimenti. Le asset class prese in esame per la loro potenziale redditività comprendono azioni, real estate, bank loans e municipal bond. “In uno scenario di bassi rendimenti, gli investitori sono sempre più alla ricerca di nuove fonti di reddito – sottolinea Antonio Bottillo, country head per l’Italia di Natixis Global Asset Management – Gli esperti delle nostre diverse affiliate sottolineano, per esempio, l’importanza di concentrarsi sì sull’income, ma corretto per il rischio, cosi come su opportunità offerte da asset class non tradizionali come Reit e municipal bond. Asset class non tradizionali o non correlate con i principali indici di mercato possono, infatti, aumentare la diversificazione e aggiungere fonti di rendimento in modo da costruire portafogli più robusti e in grado di affrontare diversi contesti di mercato”.

1. CONCENTRARSI SULL’INCOME CORRETTO PER IL RISCHIO

La Fed ha attuato una politica di tassi zero per 7 anni, no a dicembre 2015 quando è stato votato il primo aumento dei tassi d’interesse. Il graduale inasprimento della politica monetaria avviene in un momento in cui la crescita globale è ancora incerta e l’inflazione piuttosto bassa, con i mercati delle materie prime sotto notevole pressione. “Sebbene la Fed abbia iniziato ad aumentare i tassi, si prevede che la strada verso la normalizzazione sarà lunga – commenta Maura Murphy, Cfa, portfolio manager di Loomis, Sayles & Company – A meno che la crescita e l’inflazione non aumentino in modo significativo, non prevediamo che i tassi statunitensi aumenteranno notevolmente quest’anno. A fronte della stretta sulle condizioni – finanziarie, ci aspettiamo che permanga la volatilità sui mercati. In tale contesto, riteniamo che gli investitori dovrebbero concentrarsi sull’income corretto per il rischio. La consapevolezza sia del livello di rischio sia del rendimento può contribuire a ottenere un rendimento di portafoglio più coerente ed un rendimento complessivo ottimale”.

Le azioni che pagano dividendi sono spesso considerate la fonte più tradizionale di reddito in un portafoglio. “Riteniamo che i dividendi statunitensi costituiranno complessivamente una fonte centrale direddito nel 2016, poichè gli Stati Uniti rimarranno nella tarda fase espansiva del ciclo economico – continua Murphy – Si tratta di imprese con multipli interessanti, che hanno distribuito dividendi in passato e i cui dividendi cresceranno in futuro. Settori quali quello finanziario, tecnologico e delle telecomunicazioni offrono interessanti prfili di crescita dei dividendi e tendono a sovraperformare in ambienti di tassi in rialzo. Inoltre, se inizieremo a vedere una ripresa nel settore delle commodity, il settore energetico e quello dei materiali potrebbero presentare opportunità in ottica value”. L’Europa, invece, sta attraversando una fase di recupero del ciclo economico. E la storia insegna che in tale contesto le azioni forniscono un rendimento complessivo interessante. “Con il proseguimento del programma di quantitative easing da parte della Bce, e man mano che avremo maggiore chiarezza sugli utili aziendali in tale area, riteniamo che i titoli azionari che pagano dividendi in Europa costituirann un’asset class da prendere in considerazione nel 2016 – sottolinea Murphy – Vale la pena, però, considerare anche fonti di reddito alternative. I Real Estate Investment Trust (Reit, ndr) possono continuare a fornire guadagni ponderati per il rischio interessanti e possono costituire un elemento di diversificazione particolarmente utile in un portafoglio multi-asset. Tuttavia, tale asset class potrebbe trovarsi sotto pressione nel caso di un rapido aumento dei tassi”.

2. LA VIA DEI MUNICIPAL BOND

In seguito della riunione di dicembre, la Federal Reserve ha implementato il primo aumento dei tassi di interesse a breve termine in quasi dieci anni. Nel valutare quali implicazioni potrebbe avere questa novità per gli investitori in municipal bond, è importante considerare quanto segue che solitamente i municipal bond tendono a performare meglio dei titoli governativi in un contesto di tassi in aumento (e peggio in un contesto di tassi in ribasso). “Il motivo per cui i municipal bond tendono ad essere meno volatili è legato all’offerta di nuovi titoli (new issue supplì, ndr) – spiega James Grabovac, Cfa , managing director, portfolio manager di McDonnell Investment Management – Quando i tassi aumentano, è meno probabile che gli emittenti locali emettano obbligazioni per rifinanziare debito più vecchio e a tassi più elevati e, di conseguenza, l’offerta di nuovi emissioni tende a ridursi. Quando i tassi scendono, gli emittenti sono fortemente incentivati a emettere obbligazioni di rifinanziamento”. Nel 2015, l’emissione di tali titoli ha rappresentato ben due terzi dell’intera emissione di municipal bond in circolazione. Tassi più elevati possono ridurre marginalmente tale offerta e, a loro volta, contribuire ad attenuare parte del potenziale ribasso sul mercato dei municipal bond durante periodi di tassi generalmente in rialzo. “In termini di potenziale impatto di mercato, ci aspettiamo che la curva dei rendimenti tenderà ad appiattirsi – sottolinea Grabovac – In altre parole, nella misura in cui i tassi aumenteranno, l’effetto sarà più significativo sul segmento a breve termine della curva dei rendimenti rispetto alle scadenze più lunghe. Tale dinamica rappresenta storicamente lo sviluppo più probabile e, se valutato nel contesto di un’in azione al di sotto del target in gran parte delle economie sviluppate, sembra un esito altamente probabile nell’orizzonte di medio periodo”.

È anche importante per gli investitori considerare la propria allocazione sui municipal bond nell’ambito più ampio della loro asset allocation complessiva. I municipal bond, in quanto asset class, tendono generalmente a non avere quasi alcuna correlazione col mercato azionario americano e, di conseguenza, possono contribuire a ridurre la volatilità complessiva di un portafoglio fornendo, al contempo, un usso reddituale esente da tassazione. Un investimento moderato in municipal bond esentasse può essere complementare a componenti di portafoglio più rischiose per gli investitori alla ricerca di fonti di income elevato. Considerate le attuali valutazioni, i contribuenti con aliquota marginale più alta possono bene ciare di un maggiore reddito al netto delle imposte rispetto ad obbligazioni corporate di simile qualità. “Nell’attuale contesto, prevediamo che la Fed abbia intenzione di cambiare politica gradualmente e deliberatamente, prestando attenzione alle condizioni economiche e dei mercati nanziari – conclude Grabovac – Sebbene sia sempre invitante affermare questa volta è diverso, questa volta è proprio così. Il cambiamento di rotta della Fed avviene a seguito di un periodo di sette anni di politica monetaria estremamente accomodante, associata a una politica similare senza precedenti da parte delle principali banche centrali di tutto il mondo”.

3. L’ALTERNATIVA DEI RENDIMENTI IMMOBILIARI

Con l’avvio del 2016, i rendimenti immobiliari a livello globale presentano uno spread interessante rispetto ai Treasury e altri titoli di Stato. Al 28 dicembre, il dividend yield per i Real Estate Investment Trust (Reit) statunitensi era di circa 4,23% (in base al Ftse Nareit Us Real Estate Index). Permane inoltre un forte usso globale di capitali in entrata nel settore immobiliare. “In media, stiamo assistendo a un forte aumento dei proventi immobiliari – conferma Michael Acton, Cfa, director of research di AEW Capital Management – Ciò è dovuto al fatto che il mattone costituisce un’asset class tipicamente favorita alla ne di un ciclo economico e questa è precisamente la fase in cui si trovano attualmente gli Stati Uniti. Per prima cosa, abbiamo dovuto attendere la ripresa del settore degli affitti, per poi assistere alla ripresa del settore proprietario. Quindi, almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, stiamo attraversando la fase di più rapida crescita reddituale di questo ciclo del mercato immobiliare, che prevediamo durerà per tutto il 2016 e 2017”.

I tassi di non occupazione (vacancy rates) sono in calo quasi ovunque negli Stati Uniti. Gli affitti hanno ormai toccato il loro punto di minimo e sono in aumento. La risposta sul lato offerta è stata molto lenta a causa di nuove regolamentazioni bancarie e della difficoltà di reperire capitali per nuovi progetti immobiliari. “Pertanto – aggiunge Acton – potremmo assistere ad una crescita dei proventi immobiliari molto elevata nei prossimo 2-3 anni. Ciò potrebbe contribuire a proteggere il settore immobiliare dagli aumenti dei tassi di interesse”.

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