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OGGI PARLIAMO DI INFORTUNI DI Diego Puppo

Proseguendo l’opera di spiegazione pratica e speriamo anche semplice di alcuni aspetti del mondo assicurativo, oggi parliamo di polizza infortuni, di cos’è, come si costruisce, a cosa serve.

Innanzitutto occorre premettere cosa sia un infortunio. Taluni sorrideranno, altri capiranno perché conviene comprendersi bene su questo aspetto. L’infortunio è un evento fortuito, esterno ed obiettivamente constatabile. Cosa abbiamo risolto sin qui? Tutto. Infatti l’importanza principale della definizione è quella di suddividere in maniera netta il mondo infortuni da quello malattie. Infatti una malattia non è un evento esterno e pertanto ecco perché una colica, un’influenza o l’appendicite non sono infortuni e pertanto non vi sognate di provare a convincere il vostro assicuratore che lo sia ne tanto meno dovete arrabbiarvi se non vi arriverà alcuna liquidazione pur titolari di polizza infortuni.

I contenuti della polizza infortuni sono noti da tempo. Varie sfaccettature portano a modificare la qualità delle garanzie, l’ambito di applicazione extraprofessionale, solo professionale o 24 ore al giorno ma di per sé le garanzie assicurative sono molto simili da anni e fra compagnia e compagnia. Tutto ciò non deve però far pensare che le polizze siano tutte uguali.

Le garanzie di polizza sono di norma: morte, invalidità permanente, indennità di ricovero e convalescenza, rimborso spese di cura, inabilità temporanea e indennità di immobilizzazione. Ogni garanzia può essere tagliata su misura a seconda delle necessità del cliente, il premio varia in base alla professione svolta e all’ambito di copertura mentre i massimali applicati a ciascuna garanzia di solito devono tenere conto di un rapporto fra le somme assicurate. Esempio non si possono dare € 150,00 di inabilità temporanea giornaliera in presenza di soli € 50.000,00 nella sommatoria fra capitale caso morte e invalidità permanente.

Sulle garanzie occorre fare dei distinguo. Se nulla è necessario commentare sul caso morte (il massimale assicurato in caso di morte per infortunio va totalmente agli eredi designati o legittimi) già diverso è il caso dell’invalidità permanente, tra l’altro per la maggior parte delle polizze garanzia obbligatoria. Dire di essere assicurati per € 200.000,00 sull’invalidità permanente ha poco senso. In caso di sinistro è il medico della compagnia di assicurazioni, dopo un’eventuale proposta del medico che ha in cura l’assicurato, a procedere ad una stima dalla quale scaturisce un’aliquota percentuale che, applicata al capitale assicurato, definisce l’importo liquidabile per l’invalidità permanente. Sull’entità però incidono molti fattori e dipende dalla tipologia di garanzia in possesso dell’assicurato se il 5%, per esempio concesso dal medico, rappresenti € 10.000,00 di liquidazione oppure “zero” oppure somme addirittura superiori. Direte, com’è possibile? Dipende innanzitutto dalla franchigia di polizza presente sulla garanzia. Può essere “zero”, “3%”, “5%”. Questo aspetto fa mutare anche la percentuale di detraibilità fiscale che questa polizza ha in sede di dichiarazione dei redditi, totale sull’importo dell’invalidità permanente solo in presenza di franchigia 5% Per percentuali di invalidità più alte non è raro che le garanzie di polizza permettano al cliente di ottenere anche di più o molto di più rispetto alla semplice percentuale applicata sul capitale assicurato. Questo perché le compagnie applicano dei bonus che per esempio al raggiungimento del 50% di invalidità permanente o del 66%, la percentuale liquidata al cliente diventi il 100% o addirittura il 150% o il 200%

Di minore impatto l’indennità di ricovero e convalescenza. All’indennità giornaliera assicurata occorre semplicemente moltiplicare il numero delle notti di ricovero per far scaturire l’importo liquidabile che in molti casi viene raddoppiato in presenza anche della garanzia “convalescenza”.

Interessante garanzia è quella del rimborso spese di cura che con una piccola franchigia che resta a carico del cliente permette allo stesso di usufruire privatamente dei servizi medici necessari (visite mediche, medicinali, fisioterapia, esami diagnostici o addirittura interventi chirurgici) senza attendere le lungaggini della sanità pubblica, a patto che siano spese di carattere medico fiscalmente documentabili.

Distinte o complementari sono invece le garanzie inabilità temporanea o indennità di gesso e immobilizzazione. Nel primo caso al cliente viene concessa la copertura in tutti i casi di infortunio che hanno determinato un’assenza lavorativa oppure all’impossibilità di adempiere alle proprie occupazioni, al 100% se si è inabili totalmente oppure al 50% qualora sia possibile adempiere solo parzialmente alle attività lavorative. In questo caso è prevista una franchigia e per i primi 5, 7, 10 o 15 giorni, a seconda delle coperture, al cliente non viene corrisposta l’indennità. Com’è facile intendere tale garanzia non costa proprio poco e può avere una franchigia importante, ma paga qualsiasi caso. Diversa è l’indennità di immobilizzazione o gesso dove, a differenza della precedente, il cliente viene rimborsato solo in caso di gessatura o di frattura anche non ingessata oppure con immobilizzazione fissa e rigida applicata e rimossa da personale medico. In questo caso non vi sono franchigie, la garanzie costa meno rispetto alla precedente ma ovviamente l’ambito di applicazione è più limitato. Non è raro vedere applicate entrambe queste garanzie con una base non elevatissima di massimale per l’inabilità temporanea, completata da un’indennità giornaliera per gessatura e immobilizzazione. Nel caso di infortuni che non comportasse gessatura o immobilizzazione sarebbe solo la prima garanzia ad essere abbinata mentre in caso contrario entrambe le indennità si cumulerebbero a formare la liquidazione, sulla base delle caratteristiche contrattuali della polizza in vigore.

In ultimo l’aspetto più importante. Perché dovremmo stipulare una polizza infortuni? Non per lucrare, non sarebbe possibile. Più alte sono le garanzie, più alti sono i costi e comunque le compagnie di assicurazioni effettuano controlli sempre più rigidi. Una polizza infortuni la si fa per risolvere anche solo parzialmente le conseguenze che dovessero sorgere qualora un infortunio ci rendesse invalidi o limitasse per un certo periodo la nostra attività, magari l’unica che apporta denaro alle casse famigliari o dell’azienda. Io sono sempre per tener fede alla filosofia assicurativa che nell’ambito della linea persone dovrebbe saper garantire in maniera idonea, attraverso un contratto assicurativo, i casi che possono cambiare la vita famigliare, quella lavorativa o quella dei propri cari e non limitarsi a pretendere risarcimenti per le piccole ferite o i piccoli traumi e distorsioni. E non parliamo dell’applicazione dei collari nei casi di tamponamento stradale in quanto ……… troppe volte la magistratura è già costretta a mettervi mano essendo spesso ambito interessato da reati che alla fine incidono pesantemente sui bilanci delle compagnie di assicurazione e quindi sul costo delle polizze. Ovviamente fermo restando i casi invece reali ed obiettivamente constatabili dove è meglio avere una polizza in quanto in alcune occasioni è prevista un’immobilità anche per periodi importanti e una non rara invalidità permanente (reale).

Diego Puppo
Agente di assicurazioni, iscritto prima all’Albo Nazionale Agenti dal 21.06.2002 e poi al nuovo Registro Unico degli Intermediari Assicurativi dell’I.S.V.A.P. (Istituto di Vigilanza delle Assicurazioni Private) dall’1.2.2007. Dal 2004 è componente dell’Esecutivo Provinciale del Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione (S.N.A.), con l’incarico di Segretario e più volte delegato Provinciale ai Congressi Nazionali S.N.A. Nel novembre 2008 viene nominato Vice Presidente dello S.N.A. V.C.O. ruolo che ricopre tutt’oggi all’interno della sezione del VCO “Vittorio Zenith”. Dall’aprile 2012 al 2014 ricopre il ruolo di Vice Presidente dello S.N.A. Regionale Piemonte – Valle d’Aosta Per informazioni e contatti d.puppo@libero.it o ufficio +39 0323 403444
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