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NEL 2015 L’ITALIA VINCE SULLE CASE ESTERE di Laura Magna

Schermata 2016-05-03 alle 14.20.43Il risparmio gestito? Torna a crescere nelle scelte di investimento degli italiani. Anche a gennaio, in infilando il 24esimo mese consecutivo di crescita, la raccolta ha segnato un saldo netto complessivo positivo per oltre 6,1 miliardi di euro. “I principali flussi arrivano dalle gestioni di portafoglio – spiegano da Assogestioni – che iniziano il nuovo anno con una raccolta netta di 4,8 miliardi, grazie soprattutto alle gestioni istituzionali. Chiudono, invece, il mese a quota 1,2 miliardi le gestioni collettive. A livello di patrimonio l’industria inizia il 2016 con asset complessivi per 1.814 miliardi; di questi 879 sono investiti in gestioni collettive, mentre 934 sono i miliardi investiti nelle gestioni di portafoglio”.

Ma a guardare nel dettaglio, a fronte di un risultato globale positivo si intravede qualche nota stonata. Ovvero gruppi che hanno archiviato il 2015, anche questo un anno essenzialmente positivo per il risparmio gestito, con un netto segno meno. Qualche esempio? Nella gestione collettiva, sempre secondo i dati Assogestioni, Franklin Templeton ha registrato deflussi per 4,5 miliardi, M&G ha chiuso l’anno a -701 milioni, e ancora, la britannica Aberdeen (-245 milioni) e Janus Capital (-195 milioni) hanno segnato raccolte negative.

Numeri che saltano agli occhi, perché riguardano broker di un certo spessore, e che rischiano di approfondire il gap tra italiani e esteri nelle preferenze degli investitori domestici. Sì, perché, sempre nelle gestioni collettive, nel 2015 le case italiane hanno raccolto 72,4 miliardi e le estere “soltanto” 23,1 miliardi. Se si guarda poi alle gestioni di portafoglio il risultato è ancora più estremo: 40,8 miliardi per le italiane contro appena 5,4 miliardi per le case estere. In ogni caso, individuare da queste osservazioni un trend è controverso.Schermata 2016-05-03 alle 14.20.47Schermata 2016-05-03 alle 14.31.57

“In gran parte la raccolta è legata al fatto che chi raccoglie sono società soprattutto italiane, forti delle loro reti che spingono i loro prodotti – spiega a Invice Raffaele Zenti, partner di Advice Only – Poi, probabilmente è possibile rintracciare fattori legati alla struttura dell’offerta, alla gamma di fondi. Ma la raccolta è guidata soprattutto dai ricavi che i fondi retrocedono al collocatore. Si colloca quello che fa guadagnare nell’immediato e questo è il driver principale; non è la bontà del prodotto, non è la qualità della gestione. Tanto che le società estere con il segno meno sono eccellenti gestori, dotati di team, processi di investimento, funzioni operative molto valide”. E il risparmiatore italiano si lascia guidare, mentre “dovrebbe farsi le sue competenze – continua Zenti – avere un minimo di educazione finanziaria. Non è detto che debba fare da sé, ma deve essere in grado di comprendere le proposte che gli vengono fatte, considerando che in molti casi un singolo fondo bilanciato può bastare per le esigenze di risparmio di una famiglia che deve solo tenere il patrimonio di medio lungo termine. Fidarsi sì ma non affidarsi: considerare che l’altro ha un interesse opposto al tuo”. Quanto ai fattori contingenti, “le case che hanno segnato deflussi – spiega a Invice Giuseppe Romano, a capo dell’ufficio studi di Consultique – sono state penalizzate da una specializzazione: i fondi colpiti sono essenzialmente quelli esposti in misura notevole sui mercati emergenti, e sulle rispettive valute, e sulle materie prime, ovvero su quelle asset class che dalla seconda metà del 2015 attraversano un forte trend decrescente. Ci sono poi situazioni particolari, come il caso del fondo M&G Optimal Income o il fondo Janus Global Unconstrained Bond, che nel corso del 2015 hanno registrato pesanti deflussi a causa di performance deludenti”. Un ultimo quid che riguarda le case estere è la scelta di non aderire ad Assogestioni: alcune come la lussemburghese Ethenea e la svizzera Vontobel, per esempio, scelgono di non comunicare i dati insieme alle altre. Una scelta che può generare un problema di trasparenza? “Si tratta di case assolutamente trasparenti pur non appartenendo ad Assogestioni – precisa Romano – Più in generale, le case prodotto che propongono fondi Ucits devono rispettare determinati vincoli di trasparenza per i loro fondi. I dati dei fondi sono regolarmente disponibili per gli investitori sui siti internet degli emittenti e sui principali provider nanziari, come per esempio Bloomberg e Morningstar”.

 

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