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LA MAGGIORE TRASPARENZA E’ UN PLUS PER I FONDI DI CASA di Laura Magna

Il 2015 è stato un anno molto positivo dal punto di vista della raccolta. Le maggiori case di investimento hanno raccolto molto, e prime tra tutte, è vero, le case italiane”. A dirlo a Invice è Marco Aboav, macro portfolio manager di MoneyFarm, un collettore online di portafogli in Etf.

Dunque, agli italiani piace il made in Italy, almeno nei fondi. L’equiparazione fiscale con i prodotti esteri sta dando i suoi frutti?

L’equiparazione dal punto di vista del trattamento fiscale (da luglio 2011, ndr) dei fondi di diritto estero con quelli di diritto italiano è molto probabilmente una motivazione plausibile in tal senso. Questa riforma ha permesso che la tassazione dei fondi italiani venisse finalmente allineata a quella degli omologhi prodotti comunitari mediante l’abrogazione della tassazione dei redditi del fondo in capo allo stesso e applicazione dell’imposta sui medesimi redditi in capo ai partecipanti al momento del disinvestimento. Riteniamo però che gran parte del merito sia da attribuirsi più al canale distributivo che a effettiva convenienza ed efficienza dei prodotti. I principali player italiani lanciano generalmente solo prodotti di diritto italiano, influenzando di molto i dati sulla raccolta. Per esempio molto popolari sono stati i fondi di diritto italiano a nestra, i cosiddetti fondi a scadenza, che hanno avuto una raccolta molto alta.

Che valore aggiunto (se c’è) possono dare i fondi di diritto italiano rispetto agli esteri?

È vero il fatto che sia fondi italiani sia esteri devono sottostare alla normativa europea, ma è altrettanto vero che solo i fondi di diritto italiano devono sottostare alla normativa di Banca d’Italia, che è di certo più stringente rispetto a quella di altre autorità di vigilanza estere. Un esempio possono essere le commissioni di incentivo che in Italia sono per forza incluse in una clausola di incentivo del tipo high water mark, con una finestra temporale minima 12 mesi. In questo caso la casa d’investimento non può applicare commissioni di performance se il prodotto venduto non è a valori più alti rispetto a (minimo) dodici mesi prima. Questo evita distorsioni dettate, per esempio, dal fatto che se in un anno il prodotto ha perso di valore, basta che abbia fatto un mese in positivo e riesce comunque ad applicare una commissione di performance. Sebbene la normativa estera spesso non prevede esplicitamente questa clausola, è norma applicare le commissioni di performance su un orizzonte minimo di 12 mesi. La maggiore trasparenza è sicuramente un plus per i fondi di “casa Italia”, garantendo agli investitori un livello di trasparenza e di profondità della regolamentazione superiore alla media.

Anche perché a volte le società di diritto estero scelgono di non stare sotto al cappello di Assogestioni e quindi di non comunicare i dati insieme a tutte le altre Sgr. Questo influenza la trasparenza? I dati vengono comunicati di norma tramite comunicati interni prodotti dalla società, che periodicamente divulgano informazioni sulle masse in gestione. Provider a pagamento come Bloomberg consentono il tracking continuo delle masse in gestione per un determinato fondo, qualsiasi sia la legislazione di riferimento. I dati, se la società è soggetta alla legislazione di un paese che applica norme equiparabili all’Unione europea, sono affidabili, in quanto soggetti a revisione di organi esterni.

Non pensiamo che l’investitore italiano utilizzi la modalità di comunicazione dei dati della raccolta come discrimine sull’universo investibile.

A nostro parere, non è in questo caso tanto l’investitore italiano che ha cambiato mentalità, quanto le reti/Sgr che decidono e spingono su cosa vendere di più. Il motivo principale del successo dei fondi italiani nel 2015 rimane, secondo noi, un mix tra spinta delle reti e al massimo equità di trattamento scale “relativamente” recente.

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