La firma e l’onore (di Andrea Dallapina)
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La firma e l’onore (di Andrea Dallapina)

Tutto il castello del sistema economico in cui viviamo ha costruito le sua fondamenta sulla fiducia

Se oggi acquistate certificati azionari, o investite in un fondo, oppure comprate obbligazioni, vi accontentate di una firma elettronica; chi garantisce il vostro investimento è spesso una holding di cui magari ignorate il nome dell’amministratore delegato. Ma che lo sappiate o meno poco cambia, in fondo non è lui a garantire i vostri soldi, è il sistema finanziario che decide cosa vale un titolo. E le più svariate componenti possono entrare in gioco nel determinarlo: bilanci, situazioni politiche, scoperte scientifiche.

Ma all’inizio, agli albori del capitalismo, come abbiamo visto con le fedi di credito napoletane, il valore di quei pezzi di carta era dato dalla firma. Da un nome e dall’onorabilità associata a quella persona. Occorre fermarsi a pensarlo perché scorre via come scontato. Tutto il castello del sistema economico in cui viviamo ha costruito le sue fondamenta sulla fiducia.

Sulla fede negli uomini. E cioè che chi fonda un’azienda, un’impresa, una banca, uno Stato, e ci chiede di dargli i nostri soldi, lo fa perché pensa che la propria attività non è un giro di roulette, una scommessa col caso ma è la messa in pratica di studi, passioni, competenze, saperi in grado di generare prodotti e profitti.

E crede che un progetto, che talvolta assomiglia a un’idea o un sogno, possa realizzarsi, a costo dell’onore, a costo della vita.

Possiamo essere allettati da promesse di fantastici dividendi, ma in fondo non accetteremmo se non ci fidassimo, se non ci fosse la firma.

Così era nel mondo amato dagli scripofili, nel mondo delle personalità. Collezionare un’azione della Standard Oil con la firma di Rockfeller, vuol dire anche portarsi a casa una continuità d’inchiostro tra noi e chi ha fatto la Storia economica di un Paese.

Vuol dire riconoscere l’originalità di chi ci prova, e ci riesce. Vuol dire non dimenticare che sono stati gli uomini con la loro creatività, capacità, caparbietà, fame, a volte avidità, ad aver scritto il nostro passato.

Se invece si spegnessero tutti i computer del mondo, dove troveremmo traccia dei proprietari e amministratori delle maggiori multinazionali di oggi? Quei fogli di carta, a distanza di decenni, di secoli, ci raccontano invece, ora come allora, di uomini che davano valore alle cose, perché le sottoscrivevano.

Giuseppe Mazzini
GIUSEPPE MAZZINI (GENOVA, 22 GIUGNO 1805 – PISA, 10 MARZO 1872)
è stato un patriota, politico, filosofo e giornalista italiano, nato nell’allora
“dipartimento di Genova”, costituito il 13 giugno 1805 come uno delle province dell’Impero francese di Napoleone Bonaparte. Le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dello Stato unitario italiano; le condanne subite in diversi tribunali d’Italia lo costrinsero però alla latitanza fino alla morte. Le teorie mazziniane furono di grande importanza nella definizione dei moderni movimenti europei per l’affermazione della democrazia attraverso la forma repubblicana dello Stato. (fonte wikipedia)e.

Chi culla l’ideale romantico per il quale non siamo interscambiabili gli uni con gli altri, chi ritiene esistano invece individui e destini che s’intrecciano, combattono, s’alleano, collezionare azioni equivale a custodire le storie di persone che hanno scommesso non solo il proprio denaro, ma anche l’onore, la reputazione, la rispettabilità.

A volte la scommessa era imprenditoriale, ma capitò anche di scommettere su una Nazione che non c’è, su un’idea diversa di convivenza. Tra i titoli oggi in mano ai collezionisti vi sono infatti anche quelli emessi per sostenere una causa. E allora eccoci a Londra, le carrozze corrono nella City, la capitale dell’Impero vittoriano. Noi ci spostiamo più a sud-ovest, risaliamo il Tamigi, superiamo Westminster e le anse del fiume, sino a Chelsea. È in Radnor Street, che l’amica Jane Carlyle ha trovato una sistemazione per Giuseppe Mazzini. Un appartamento modesto, come quello in cui aveva vissuto sino a un anno prima, quando era partito per l’Italia.

Con le sedie su cui si accumulano libri e volumi, con lui che riceve gli ospiti sedendosi sulla punta dello scranno, per lasciare comode le sue amate pagine rilegate. Mazzini è da poco rientrato dalla Svizzera, dopo essere passato per Parigi. A Ginevra e Losanna si è salvato dopo la caduta della Repubblica Romana dell’anno prima. Ed è lì a Chelsea, con Aurelio Saffi e Mattia Montecchi, che riforma una sorta di triumvirato, e dà vita al Comitato Nazionale Italiano.

Ma torniamo di pochi mesi indietro, al 9 febbraio 1849, e spostiamoci di circa 2mila chilometri. Fu allora, a Roma, che nacque una delle più visionarie esperienze del Risorgimento italiano. Quella Repubblica che voleva porre fine allo Stato pontificio e puntare a riunire l’Italia non sotto un monarca, ma rendendo libero il suo popolo, e che dichiarava il suffragio universale e la parità tra i cittadini. È allora che Mazzini lascia Londra, giunge in Italia, passa da Livorno, e arriva ai primi di marzo nella futura capitale d’Italia, dando subito la sua impronta al nuovo governo.

A difendere la neonata Repubblica è arrivato Garibaldi con i suoi, c’è Pisacane, c’è quel Goffredo Mameli che due anni prima aveva scritto i versi del futuro inno d’Italia e che muore nella difesa della città per la cancrena dovuta alle ferite riportate.

Quel sogno dura pochi mesi, a luglio le truppe francesi entrano in Roma. Mazzini con Saffi e altri riparano in Svizzera. Garibaldi cerca di raggiungere Venezia, braccato; nelle valli di Comacchio deve dare l’ultimo abbraccio alla sua Anita, che lì viene sepolta nella sabbia.

standard oil company
STANDARD OIL COMPANY
Certificato azionario emesso nel 1878 della storia società petrolifera fondata nel 1870 dal noto industriale John D.
Rockefeller, da suo fratello William
Rockefeller, William Flagler, il chimico Samuel Andrea e Stephen V. Arkness. Nei primi anni John Rockefeller guidava questo gruppo. Fu infatti
lui la figura di spicco della nascente industria petrolifera americana. Successivamente delegò poteri
decisionali, finanziari e industriali a vari comitati e, benché continuasse
a possedere il maggior numero di azioni della compagnia, le decisioni erano prese in modo cooperativo, soprattutto nell’ufficio centrale di
Cleveland. In risposta alle leggi che miravano a limitare le dimensioni delle compagnie, Rockefeller e i suoi soci svilupparono un approccio innovativo alla gestione della loro società che riuscirono a far crescere rapidamente. Nel 1882 infatti tutte le loro varie
compagnie, sparse tra una dozzina di stati americani, si trovavano al di sotto di un solo trust. Il successo di tale organizzazione determinò in seguito il ricorso a tale forma societaria di tutte le grosse compagnie americane. Allo stesso tempo negli Stati Uniti, proprio per contrastare questo fenomeno, nacquero le leggi federali e statali.
(fonte wikipedia)

I patrioti sono amareggiati, ma l’ideale non è stato domato. Mazzini si è fatto crescere la barba, gli amici londinesi lo trovano maturato dall’esperienza romana e il repubblicano non demorde. E decide di cambiare strategia. Scrive a Crispi della necessità di dnaro. Dacché con danaro s’hanno armi e si spediscono capi. Ma loro non hanno una Cassa e allora ecco l’idea di aprire formalmente un Imprestito Nazionale.

“E per questo è necessario che noi abbiamo un carattere semi-legale. Costituiremo dunque, con mandato di un certo numero di rappresentanti del Popolo a Roma, ed altri appartenenti ad altre province d’Italia, un Comitato nazionale di cinque; ed emetteremo subito dopo l’Imprestito.

È l’unico mezzo e l’ho elaborato da più mesi. Forti somme da pochi individui e segretamente, è impossibile averne”.

L’8 settembre 1850 veniva così costituito il Comitato Nazionale Italiano che, pochi giorni dopo, avviava la sottoscrizione del Prestito Nazionale Italiano con l’emissione di buoni, stampati su carta bianca filigranata, per un valore complessivo di 10 milioni di franchi, e che fruttavano ai sottoscrittori un interesse del 6 per cento annuo.

I soldi erano depositati dai banchieri londinesi Stone & Martin, e servivano ad acquistare tutto ciò che fosse diretto unicamente ad affrettare l’indipendenza e la libertà d’Italia. E che, come si è letto nella lettera di Mazzini a Crispi, voleva dire principalmente armi da inviare a chi voleva insorgere in ogni landa italica, fossero le Due Sicilie, fosse il Lombardo-Veneto. Dunque, anche il pensatore che faceva di Dio e Popolo i propri capisaldi, scoprì come il denaro sia la condizione per sostenere la rivoluzione e che per averlo occorreva offrire una causa in cui credere, ed esserne garanti con le proprie azioni.

Due le emissioni dei buoni del Prestito: una nel 1850, l’altra due anni dopo.

prestito nazionale italiano
PRESTITO NAZIONALE ITALIANO – TAGLIO DA 25 FRANCHI
Ricevuta da 25 Franchi che dava
diritto ad un interesse annuo del 6%. Un buono dal quale emerge tutta
la tenacia di Giuseppe Mazzini. Il
patriota, esule a Londra dopo che i francesi avevano smantellato la “sua” Seconda Repubblica Romana, non si perde d’animo e l’8 settembre 1850 costituisce il Comitato Nazionale allo scopo di “affrettare l’indipendenza
e la libertà d’Italia”. Pochi giorni
dopo si aprono, le sottoscrizioni
del Prestito per dieci milioni di Lire
italiane, composto da buoni di 1, 2, 5, 25 e 100 franchi al portatore, fruttanti l’interesse del 6%. Il denaro raccolto viene depositato nella capitale della Gran Bretagna presso i Banchieri Stone & Martin e serve ad acquistare tutto ciò che è necessario al conseguimento dell’indipendenza e della libertà
d’Italia. L’iniziativa di Mazzini trova emuli in altre parti d’Italia. Dal punto di vista collezionistico la ricevuta di prestito nazionale in oggetto, può essere considerata rara. II buono di dimensioni 16,5×10,8 centimetri ha la scritta in filigrana su tre righe “Prestito Nazionale Italiano”. Vi sono I Bolli della Repubblica Romana e del Comitato Nazionale Italiano. In alto il motto “Dio e Popolo – Italia e Roma”. Il valore di catalogo per il taglio da 25 Franchi ad oggi si aggira sui 250 euro. (fonte www. scripomarket.com)

La prima nei tagli da 25 e 100 franchi reca le firme dei componenti del Comitato Nazionale: Mazzini, Montecchi, Saliceti, Saffi e Sirtori.

La seconda emissione, del 1852, (tagli da 1, 2 e 5 franchi) è firmata da Mazzini, Saffi e Montecchi. Il 30 settembre del 1851 questi ultimi scrivono infatti che Sirtori se n’è andato per divergenze politiche, mentre Saliceti è partito per motivi personali.

In realtà alla fine entrambi si distaccarono dal mazzianesimo e sostennero il tentativo di portare un erede di Murat a detronizzare i Borbone nel regno delle Due Sicilie.

Ma questa è un’altra storia, quello che a noi interessa dello scritto del 30 settembre, di quel bilancio ad un anno dal manifesto del Comitato Nazionale, è che Mazzini e i suoi dal loro esilio londinese si felicitano del numero di cartelle collocate anche tra famiglie di contadini e d’artieri, prova per loro dell’unità delle province italiane alla causa unitaria nonostante i terrori dello spionaggio e le persecuzioni governative. Perché gli austriaci fiutano il pericolo della nuova strategia fondata sulla raccolta finanziaria del nuovo Partito Nazionale e intensificano le azioni di polizia contro i patrioti.

prestito nazionale italiano 2
PRESTITO NAZIONALE ITALIANO – TAGLIO DA 2 FRANCHI
La Repubblica Romana del 1849
(nota anche con la denominazione
di Seconda Repubblica Romana, per non confonderla con quella di epoca
napoleonica) è uno Stato repubblicano nato nella Penisola durante il Risorgimento a seguito di una rivolta interna che nei territori dello Stato Pontificio estromette papa Pio IX dai suoi poteri temporali. Viene governata da un triumvirato composto da Carlo
Armellini, Giuseppe Mazzini ed Aurelio Saffi. La piccola repubblica, nata nel febbraio 1849 a seguito dei grandi moti del 1848, che coinvolgono tutta Europa, ha come questi ultimi vita breve (5
mesi, dal 9 febbraio al 4 luglio) a causa dell’intervento militare della Francia di Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro Napoleone III, che per convenienza politica ristabilisce l’ordinamento
pontificio, in deroga ad un articolo della costituzione francese. Il valore collezionistico per il titolo in oggetto, quello raro da 2 Franchi con la scritta tre franchi in corsivo ha un valore di mercato di circa 3.500 euro. (fonte
www.scripomarket.com)

Il sogno repubblicano appare a portata di mano, poi però arriverà quella domenica di Carnevale, il 6 febbraio 1853, la fallita insurrezione di Milano, per la quale Mazzini era giunto sino a Lugano; segnerà uno strappo tra i seguaci del rivoluzionario genovese che non sarà più ricucito, inizieranno le accuse di non aver saputo attendere e ordinare secondo virtù e sapienza. Questa è però la storia di Mazzini che si intreccia alla Storia, e oggi di questa non ci vogliamo curare. Noi vogliamo comprendere perché lo scripofilo s’emoziona per quelle firme tra illustrazioni di moschetti: è perché sono grafie di persone in esilio, sulle quali, come nel caso di Mazzini, pendevano condanne a morte in patria, ma nonostante ciò facevano della propria firma, del proprio onore, della propria adesione a un ideale la fede sulla quale dare loro l’apertura di credito. Non era di certo solo l’interesse del 6 per cento a spingere a sottoscrivere quei buoni. No, c’era qualcosa in più, c’era la firma di Mazzini e degli altri patrioti. C’era un vincolo d’inchiostro, che era, visti i già molti Caduti per la causa, un vincolo ormai di sangue.

Per approfondimenti storici sul collezionismo della Scripofilia Vi segnaliamo alcuni siti web: www.scripofilia.it –  www.scripomuseum.com

di Andrea Dallapina

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