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LA FELICITA’ E’ UNA QUESTIONE DI SCELTA di Ruggero Bertelli

Noi ottimizzatori, quasi masochisti, generiamo “alpha” ex ante, abbiamo indici di Sharpe positivi ed elevati ex ante, siamo capaci di battere benchmark ex ante, invincibili come Tom Cruise… nel credere (e nel far credere) di poter realizzare una “mission impossible”. Siamo “flessibili”: abbiamo le azioni quando le azioni vanno su e siamo short quando vanno giù. O forse non pretendiamo tanto (momento di rara umiltà)… ci basta essere liquidi quando le azioni scendono! Poi ci accorgiamo che ex post “non sempre” è così. E spieghiamo all’investitore (con il senno di poi) che cosa è andato storto e perché non deve essere insoddisfatto per una performance insoddisfacente. Giustifichiamo continuamente l’andamento dei mercati, commentando risultati inferiori a quelli che avremmo potuto ottenere se fossimo stati veggenti. Siamo stati investiti in azionario, sovrappesandolo, ma la Cina di turno ha ridotto le nostre performance. Credevamo in un progressivo rialzo dei tassi, ma la FED di turno ci ha sorpreso.

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Figura 1 The Paradox of choice (Il paradosso della scelta) Il libro, scritto dallo psicologo americano Barry Schwartz , uscì nelle librerie americane nel 2004 e da subito è divenuto un best–seller mondiale. Fonte: Wikipedia

È sempre una sorpresa. Raramente positiva. Siamo portati a giustificare che non siamo stati dei maghi. Non sono un gran commerciale, ma mi domando veramente chi ce lo faccia fare. Qualcuno ci chiede veramente di essere dei maghi? E se ce lo chiedesse, qual è il problema a dire che i maghi non esistono? Perché accettiamo questa strada, sapendo di perderla?

A ben vedere, tutto trae origine dall’errata postura di partenza: la massimizzazione. L’investitore cerca la massima
performance. Se la cerca, mi affermo come suo gestore solo se realizzo il massimo. Barry Schwartz, nel libro The Paradox of Choice, (Figura 1) scrive con chiarezza perché, quando effettuiamo delle scelte, “più è meno”, ossia più opzioni abbiamo più siamo infelici. Con l’aumento delle opzioni di scelta, infatti, ci rendiamo subito conto di non essere capaci di ottenere il massimo. Esiste (o può esistere) sempre una soluzione migliore di quella che stiamo scegliendo; dopo che ne abbiamo trovata una migliore, ci rendiamo conto che ce ne può essere una ancora migliore, e così via. Dunque, abbiamo un problema, non una soluzione.

In finanza la tentazione di “massimizzare” è massima. Riusciamo a raccogliere una enorme quantità di informazioni sul titolo di turno; ed i titoli di turno sono migliaia. E su ogni sottostante ci sono centinaia di derivazioni e deviazioni, personalizzazioni, leve, posizioni. Un sistema complesso, con un incredibilmente alto numero di stimoli di input ed un solo possibile output… la nostra insoddisfazione. Dopo aver scalato una ripida montagna, dalla vetta, affaticati ma temporaneamente felici, ci accorgiamo che poco più avanti esiste una montagna più alta!

È documentato il fatto che una maggiore quantità di informazioni non aumenta le capacità di analisi e di scelta,

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Figura 2 La felicità è questione di scelta Barry Schwartz ha scritto un articolo dal titolo molto significativo: Maximizing Versus Satisficing: Happiness Is a Matter of Choice (La felicità è questione di scelta). Insomma essere felici (diciamo soddisfatti) è una questione di scelta, basta cambiare il nostro approccio. Da una teorica, inutile, irrealizzabile “massimizzazione” ad una sistematica, intelligente, attenta ricerca della soddisfazione. Fonte: GT

potendo per contro generare il cosiddetto information overload, ossia l’incapacità da parte dell’individuo di impiegare il tempo e le competenze necessari per l’elaborazione delle informazioni a sua disposizione.

È stato dimostrato che l’eccesso di informazioni conduce gli investitori ad effettuare movimentazioni più frequenti di portafoglio (alla inutile ricerca di massimi e minimi) ed a cadere più facilmente nella tentazione di non diversificare, con riflessi negativi sulla performance1.

Barry Schwartz ha scritto un articolo dal titolo molto significativo: Maximizing Versus Satisficing: Happiness Is a Mat- ter of Choice2. Insomma essere felici (diciamo soddisfatti) è una questione di scelta, basta cambiare il nostro approccio. Da una teorica, inutile, irrealizzabile “massimizzazione” ad una sistematica, intelligente, attenta ricerca della soddisfazione (Figura 2).

L’approccio “Satisficing” è una strategia per prendere decisioni (una euristica cognitiva) che consiste nel ricercare tra le opzioni disponibili finché non si raggiunge una soglia accettabile di soddisfazione. Questo è in contrasto con la “ottimizzazione”, un approccio che richiede di individuare la migliore alternativa possibile.

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Figura 3 SATISFING: La Diversificazione Parlando di investimenti finanziari, la sistematica ricerca della diversificazione è senza dubbio una soluzione “soddisfacente”. Fonte: expertbeacon.com

Le soluzioni “soddisfacenti”

Parlando di investimenti finanziari, la sistematica ricerca della diversificazione è senza dubbio una soluzione “soddisfacente”. Di fronte alla volatilità dei mercati finanziari, la diversificazione consente di ottenere un rendimento che è la media dei rendimenti delle diverse asset class con un rischio che è inferiore rispetto alla media dei rischi. Dunque, per definizione, non è il massimo rendimento, né ex post, né ex ante. Ma non è nemmeno il minimo rischio, né ex post, né ex ante. Si può dire che se il portafoglio è efficiente, ho il massimo indice di Sharpe ex ante. Una bella “soddisfazione”! (Figura 3)

Operare un sistematico ribilanciamento del portafoglio, per mantenere costanti i pesi strategici che assicurano la massima diversificazione, corrisponde ad utilizzare un approccio che ricerca rendimenti soddisfacenti, certamente non massimizza i risultati, né ex ante, né ex post. Ribilanciando (ossia vendendo ciò che si sta “sovrappesando” per effetto dell’incremento dei prezzi e comprando ciò che sta perdendo peso per effetto di movimenti avversi nei prezzi) rinuncio ai benefici effetti di trend di mercato che possono anche essere duraturi e nel contempo accresco posizioni su fattori di rischio che possono proseguire nel trend avverso. Se rinuncio al sogno della massimizzazione del rendimento, trovo in queste classiche soluzioni di asset allocation strategica una formidabile euristica che mi consente di prendere una decisione estrema- mente difficile ex ante (Figura 4).

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Figura 4 SATISFING: il Ribilanciamento periodico del portafoglio Operare un sistematico ribilanciamento del portafoglio, per mantenere costanti i pesi strategici che assicurano la massima diversificazione, corrisponde ad utilizzare un approccio che ricerca rendimenti soddisfacenti. Fonte: examiner.com

Peraltro, per accedere a questa soluzione, devo definire e mantenere nel tempo il mio profilo di rischio. Una variabile indispensabile per decidere quale portafoglio strategico meglio si adatta al mio “risk appetite framework”. Ma anche in questo caso rinuncio alla massimizzazione del rendimento, per definizione. Mantenere costante il profilo di rischio del mio portafoglio non è certamente massimizzante ex ante. In alcuni momenti dovrei ridurre il rischio del portafoglio, in altri momenti dovrei accrescerlo, se volessi inseguire il massimo rendimento possibile. A ben vedere, ogni “diversicazione” è chiaramente orientata alla ricerca del soddisfacente e non del massimo. Tuttavia, non riuscendo – nel nostro mondo – a rinunciare alla “prestazione”, parliamo di “massimizzare il rendimento corretto per il rischio”. Insomma, caro investitore, noi “massimizziamo”, è chiaro?

La concentrazione di portafoglio è invece atteggiamento “massimizzante”. Non ci sono dubbi. I due approcci sono profondamente in contrasto tra di loro, anche se ci piacerebbe trovare una sintesi, perché concettualmente è molto costoso rinunciare alla massima performance. Immaginiamo per un momento di essere convinti che il Ftse Mib sarà l’investimento con la massima performance dei prossimi 5 anni. Le premesse “fondamentali/cicliche” ci sono tutte. Le premesse di tipo tecnico intermarket (forse) anche.

  • Dunque, è chiaro, 100% di azionario Italia. O no?
  • Ma, allora, se devo rischiare con l’Italia, forse non è meglio il Giappone?
  • Eh no! Se la pensi così, direi di prendere direttamente la Cina. O è meglio l’Africa?
  • Sciocco, ancora ragioni per aree geogra che. Parliamo di settori. Ne ho in mente uno che – secondo me – darà delle soddisfazioni enormi, appena certi fumi si diradano. Dura – vero? – la vita del Maximizer.
    Vogliamo usare la parola “magica”? Bene. Occorre un approccio “flessibile”.

    Una strategia di investimento basata sul trend following è “maximizing” o “satisficing”?

    Prendo come esempio un elementare modello basato su medie mobili. Certamente usandolo con disciplina siamo ben consci che perdiamo sia i punti di minimo che i punti di massimo del mercato. Inoltre, sappiamo che il modello ci fornirà una serie (speriamo limitata) di “falsi segnali”, che determineranno dei costi (vendiamo a prezzi bassi e ricompriamo a prezzi più alti).

    Il mercato in fase laterale è un mercato che sembra dare delle opportunità quasi ovvie: il trading range (ex post) – disegnato sui prezzi di chiusura – segna dei punti di minimo e massimo ripetuti, che con un poco di attenzione sembrano consentire profitti banali. Ma il nostro modello “trend following” (elementare, per carità) in questo periodo genera perdite ripetute, che ne minano la credibilità. O ne rafforzano il carattere?

    Un “Maximizer” è certamente in profondo disagio. Deluso dal fallimento del sistema di trading (i cui parametri, manco a dirlo, sono stati “ottimizzati” out of sample). Un “Satisficer” attende con pazienza l’emersione di un trend, sapendo che, sia pure con un pizzico di ritardo e qualche ansia, egli si troverà nella giusta posizione, protetto da consistenti drawdown, pronto a cogliere le opportunità di un rialzo non passeggero. Benjamin Graham, il maestro di Warren Buffet, nel 1949 scrisse un libro dal titolo molto accattivante: The Intelligent Investor. Dai massimi del 1929 il mercato (in termini reali) era agli stessi livelli, dopo aver registrato spaventosi drawdown (Figura 5).

     

     

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    Figura 5 Indice Dow Jones 1929–1949 Benjamin Graham, il maestro di Warren Buffet, nel 1949 scrisse un libro dal titolo molto accattivante: “The Intelligent Investor”. Dai massimi del 1929 il mercato (in termini reali) era agli stessi livelli, dopo aver registrato spaventosi drawdown. Fonte: macrotrends.net

    Considerando il periodo, la sua definizione di “operazione di investimento” sembra eroica: “An investment operation is one which, upon thorough analysis, promises safety of principal and a satisfactory return. Operations not meeting these requirements are speculative” (Un’operazione di investimento è quella che, dopo un’analisi approfondita, promette la sicurezza del capitale e un rendimento soddisfacente. Le operazioni che non soddisfano questi requisiti sono solo speculazione).

    The Intelligent Investor si accontenta del recupero del capitale (magari in termini reali) e di un “ritorno soddisfacente”. Un’operazione speculativa ricerca il massimo rendimento, mettendo a repentaglio i due precedenti obiettivi. Non ci sono soluzioni intermedie. Occorre scegliere.

    La volatilità dei mercati, dopo averla osservata, ti lascia la sensazione che ci siano state grandi opportunità che si potevano cogliere. E sei, dunque, insoddisfatto. La volatilità dei prezzi è una tentazione continua verso un approccio “maximizing”. Se lo adotti, dopo i primi successi che auspicabilmente ci saranno, rimarrai insoddisfatto. Si poteva far meglio. C’è sempre qualcuno che ha fatto meglio. Secondo Graham: “The investor cannot enter the arena of the stock market with any real hope of success unless he is armed with mental weapons that distinguish him in kind – not in a fancied superior degree – from the trading public. One possible weapon is the indifference to market uctuations”. (L’investitore non può entrare nell’arena del mercato azionario con una reale speranza di successo a meno che non sia armato di armi mentali che lo distinguono in genere – in modo diffcilmente inimmaginabile – dai traders normali. Un’arma possibile è l’indifferenza alle fluttuazioni del mercato).

    La felicità è una scelta. Anche negli investimenti finanziari. E se per essere felice devo allungare un poco il mio orizzonte temporale, non lo vivo come un problema. Anzi, mi sembra decisamente di buon auspicio. ©

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INVESTORS L'EVOLUZIONE DELLA SPECIE
INVESTORS´ nasce nel gennaio 2014 in seno alla casa editrice TRADERS' Magazine Italia, come rivista trimestrale, con l'obiettivo di coprire nell'ambito degli obiettivi editoriali il segmento dell'investment privato e professionale. La rivista riscuote da subito un ottimo apprezzamento da parte del Pubblico, con una crescita immediata e costante di lettori ed Abbonati. Viene pubblicata come Supplemento di TRADERS' Magazine, a firma dello stesso Direttore Responsabile Emilio Tomasini. All'inizio del 2015, INVESTORS' è matura per entrare in un progetto organico ben più ampio dell'essere una semplice appendice editoriale della pur prestigiosa TRADERS' Magazine. Nel giugno del 2015, dopo alcuni mesi di incubazione progettuale, nasce INVESTORS' Magazine Italia, nella cui compagine confluisce il gruppo Diaman, con la Diaman Holding. Presidente della società è Daniele Bernardi, anima fondatrice del gruppo Diaman, considerato uno dei massimi esperti italiani di finanza operativa e di sviluppo di sistemi per la finanza. Viene costituito un Consiglio di Amministrazione, dove il Presidente Daniele Bernardi, in accordo con i Soci, chiama a fungere da Amministratore Delegato Maurizio Monti, per la sua esperienza come Editore, mentre viene nominato Consigliere Fabio Carretta, anima commerciale trainante del gruppo Diaman. Il Direttore della seconda generazione di INVESTORS' è Gabriele Turissini, privat banker di trentennale espereinza, vero punto di riferimento dell'esperienza del risparmio gestito in Italia. Entrano poi nella squadra Ruggero Bertelli, portando il valore e il peso della propria esperienza accademica, ed Emilio Tomasini, come strategist consultant, con la sua esperienza ultraventennale nella finanza operativa italiana ed internazionale, oltrechè nel giornalismo finanziario. INVESTORS' si sviluppa su tre cardini fondamentali: l'innovazione, l'indipendenza, la chiarezza. Pretende di essere non solo rivista ma piattaforma completa di Cultura finanziaria, basata su interattività e operatività pratica. INVESTORS' Magazine è BIMESTRALE, nella sua duplice edizione cartacea e digitale, e organizza un Tour di 6 eventi l'anno (l' INVESTORS' Tour) per incontrare il proprio Pubblico. Diffonde in email un quindicinale gratuito per i sottoscrittori ed iscritti al sito. La linea editoriale di INVESTORS', voluta dal direttore Gabriele Turissini, è quello di essere l'Agorà dell'investitore, del promotore finanziario, del consulente e del professionsta della finanza: un luogo di confronto, incontro e scontro di tutta la platea degli operatori della finanza, dei loro clienti, degli investitori privati. L'obiettivo dichiarato è costituirsi come fulcro e punto di riferimento di un "futuro consapevole" della finanza, attraverso la capacità di INVESTORS' di rendersi interattiva, attraente e pratica per il Lettore. INVESTORS' è il punto di riferimento certo nel panorama editoriale della finanza operativa italiana: la piattaforma della crescita consapevole e dell'arricchimento culturale nell'investment. http://www.investors-mag.it
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