La concentrazione di Borsa tra rischio e opportunità (a cura di Riccardo Ambrosetti)
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La concentrazione di Borsa tra rischio e opportunità (a cura di Riccardo Ambrosetti)

Apple, Alphabet, Microsoft, Amazon e Facebook rappresentano il 40% della capitalizzazione del Nasdaq (ed oltre il 15% di S&P 500). La grande concentrazione degli investimenti in pochi temi permette ai gestori attivi di creare valore significativo usando la tecnica dell’equipeso

Il tema della concentrazione degli indici azionari è balzato alle cronache recentemente, a causa di articoli importati da riviste statunitensi che hanno evidenziato, a seguito di un ribasso significativo, come l’andamento delle quotazioni di pochi titoli, nello specifico le “big 5” del settore tecnologico Apple, Alphabet, Microsoft, Amazon, Facebook, possa grandemente influenzare il ritorno complessivo dei principali indici borsistici. Infatti, queste 5 aziende rappresentano ben il 40% della capitalizzazione dell’indice Nasdaq ed un più modesto, ma molto significativo, 15% dell’indice Standard and Poor’s 500.

Non è questo un fenomeno isolato: si pensi all’indice principale delle borse europee, Stoxx 600, dove il primo 10% delle aziende presenti rappresenta il 50% del peso dell’indice. In generale questo fenomeno è presente su tutti gli indici calcolati per capitalizzazione.

La logica degli indici pesati per capitalizzazione è condivisibile: è giusto che la variazione di prezzo di un titolo che è relativamente grande impatti di più sul paniere di appartenenza rispetto alla variazione di prezzo di un titolo che è relativamente piccolo. É un concetto che ha origine dall’esperienza aziendale laddove il voto di un azionista che rappresenta il 20% del capitale ha maggior valore del voto di un azionista che detiene solo l’1% del capitale.

Pur comprendendo la genesi di questa tipologia di indici dobbiamo sottolinearne i limiti che sono esattamente reciproci rispetto alla logica di costruzione.

Riccardo Ambrosetti
Riccardo Ambrosetti, presidente di Ambrosetti Am Sim

Il rischio sta nel fatto che un investitore che compra, ad esempio, l’indice Nasdaq deve sapere che nella realtà acquista un paniere composto per il 40% da 5 titoli e per il 60% da 95 titoli. Quindi non distribuisce equamente il rischio su 100 titoli ma lo concentra in buona parte su 5. L’opportunità sta, al contrario, nella gestione attiva dell’indice sotto il profilo della selezione di portafoglio. In primo luogo, già solo replicando i 100 titoli del Nasdaq distribuendo equamente l’investimento, indipendentemente dalla capitalizzazione relativa, è possibile creare un indice significativamente diverso, che realizza ritorni differenti solo per la modalità di distribuzione dell’investimento. Si parla di effetto equipeso.

Certo, risultati significativamente differenti non significa risultati migliori. In linea teorica la differenza premierà l’equipeso quando i titoli più capitalizzati sottoperformano. Se i titoli a più larga capitalizzazione sovraperformano, viceversa, il portafoglio equipeso verrà battuto dall’indice.

Un gestore attivo, capace di individuare i titoli più promettenti, può distaccarsi ancor di più dall’indice capitalizzato decidendo di usare la tecnica della “concentrazione diversificata”, già esplorata in parte dal Professor Fama tanti anni addietro.

In pratica, è dimostrabile come un investimento in un sottoinsieme di titoli compreso tra un minimo del 10% ed un massimo del 50% dei titoli del paniere, in equipeso, rappresenti l’equilibrio ideale al fine di poter battere ricorrentemente l’indice senza esagerare nel rischio di concentrazione.

Questa logica è alla base, ad esempio, sia selezioni di titoli azionari “Alfa Driven”, cioè che hanno la missione di battere con costanza il paniere di riferimento, sia di selezioni titoli azionari “Risk-Adjusted” che, al contrario, servono a ridurre il rischio proprio del paniere di riferimento; le due logiche sono proposte da Ambrosetti Asset Management SIM ai propri clienti, che le utilizzano su prodotti specifici a gestione attiva.

a cura di Riccardo Ambrosetti (Presidente di Ambrosetti Asset Management Sim)

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