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INCOGNITA BREXIT SULL’EUROPA DI Andrea Dragoni

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Fabio Balboni, european economist di Hsbc

“Tra i fattori di rischio più vicini a noi, il primo aspetto da considerare è se la Bce riuscirà ancora a tranquillizzare gli investitori quest’anno”. Fabio Balboni, european economist di Hsbc, ritiene che tra le incognite che possono condizionare i mercati nel 2016 spicchino, oltre a fattori puramente politici, le mosse dell’Eurotower. Per l’esperto “il consiglio è diviso sugli effetti permanenti dello choc del prezzo del petrolio sull’inflazione” e questo aspetto, assieme alla crescita relativamente stabile nell’area euro, “renderanno difficile per Draghi convincere il consiglio della necessità di cambiare i parametri della Qe nel 2016”.Quali sono le vostre previsioni sullo scenario in cui dovrebbe muoversi la Bce? E quali le vostre previsioni sulla Fed?

Siamo convinti che in Europa ci siano delle dinamiche deflazionistiche importanti, anche in virtù di una riduzione salariale, che nel medio periodo renderebbero necessari ulteriori interventi della Bce. Ci aspettiamo una riduzione dei tassi di 10 punti base a marzo ma non un’espansione del Qe, per limiti tecnici e soprattutto per volontà politica, e questo potrebbe destabilizzare i mercati. Quanto alla Fed, riteniamo che non riuscirà a fare i quattro aumenti di tassi di interesse previsti, ma probabilmente solo due. Con la crescita globale ancora fragile, e quella nazionale positiva ma in rallentamento, sarà difficile proseguire sulla strada di una stretta, e anzi c’è il rischio che la Fed debba fermarsi prematuramente, come è accaduto ad altre banche centrali (Svezia, Norvegia, Canada e Nuova Zelanda).

In Europa, intravede fattori di rischio sul fronte politico?

Il dossier Brexit crea incertezza sui mercati e secondo noi è anche in parte alla base della recente fragilità della sterlina. Ma sulla zona euro si profilano altri possibili focolai di rischio politico: vediamo il consolidamento di partiti antieuropei e antisistema. Uno dei principali rischi da monitorare nel 2016 riguarda le dinamiche che potrebbero andare a detrimento del progetto europeo.

E al di fuori dei confini europei, che impatto vi aspettate dalla Cina?

Siamo costruttivi. Il Paese ha un basso debito pubblico (40% del Pil) e deficit (2,2% del Pil), c’è spazio intervenire dal punto di vista fiscale e monetario: prevediamo taglio dei tassi di 50 punti base e del coefficiente di riserva per le banche di 400 punti base. Finora la Cina è stata riluttante ad adottare queste misure per non indebolire oltre il tasso di cambio, ma secondo noi nella seconda metà dell’anno dovrà intervenire. Ma un rallentamento peggiore del previsto o l’incapacità del governo di agire potrebbe creare ulteriori volatilità sui mercati finanziari perché la Cina è un importante contributore della crescita globale: dal 2006 la valuta si è apprezzata del 30% e ha contribuito molto ad assorbire le spinte de azionistiche mondiali.

E sul petrolio?

Vediamo una volatilità di breve periodo – a causa di inventari molto alti, volontà dei Paesi Opec di non interagire tra di loro e ritorno dell’Iran sul mercato – ma siamo moderatamente ottimisti sul possibile riallineamento tra domanda e offerta nella seconda metà del 2016. La domanda globale è debole ma non eccessivamente, e un aiuto potrebbe arrivare dalla forte elasticità di produzione dei Paesi non Opec: stiamo già osservando una riduzione della produzione nel Mare del Nord e negli Usa. Infine, ricordiamo che se nel contesto globale la debolezza del petrolio è probabilmente più un fattore negativo, in Europa è un grande aiuto, soprattutto in virtù del sostegno ai consumi.

 

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