Arte

IN FRANCIA IL MANOSCRITTO L`ULTIMA FUGA DI CASANOVA

La Francia ha comprato il manoscritto originale de La storia della mia vita di Giacomo Casanova, insieme alle carte dell’avventuriero veneziano. La Biblioteca nazionale di Parigi, informa il quotidiano Le Figaro, sostenuta dal governo e da una finanziaria privata, ha vinto la corsa con un investimento totale di 20 milioni di euro. Le memorie di Casanova, pubblicate in Italia dai Meridiani di Mondadori, sono un libro meraviglioso: le conquiste del celebre Don Giovanni regalano emozioni ad ogni pagina, e l’Europa di Mozart vive, dalla fuga dal tetro carcere dei Piombi a Venezia al tragico duello con il conte polacco Branicki.

Casanova è intelligente, seducente, coraggioso, gaglioffo quel che basta, ma cronista perfetto del mondo che passa dalla monarchia alla Rivoluzione. Ora il suo diario se ne va in Francia. E l’Italia? E il nostro governo? Le biblioteche? I mecenati privati? Nulla da dire? Se la nostra storia emigra, figuriamoci il nostro futuro. È una perdita e, temiamo, non sarà l’ultima. Au revoir signor Casanova, italiano dimenticato.

 

Giacomo Girolamo Casanova (Venezia, 2 aprile 1725 – Dux, odierna Duchcov, 4 giugno 1798) è stato un avventuriero, scrittore, diplomatico, agente segreto italiano, cittadino della Repubblica di Venezia.

Di lui resta una produzione letteraria molto vasta ma viene principalmente ricordato come avventuriero e come colui che fece del proprio nome il sinonimo di seduttore. A questa fama contribuì verosimilmente la sua opera più importante: Histoire de ma vie (Storia della mia vita), in cui l’autore descrive, con la massima franchezza, le sue avventure, i suoi viaggi e i suoi innumerevoli incontri galanti.

L’Histoire è stata scritta in francese e dovrebbe quindi far parte della letteratura in questa lingua, sebbene la scelta linguistica sia stata dettata soltanto da motivi di diffusione dell’opera, in quanto all’epoca il francese era la lingua più conosciuta e parlata in Europa come è attualmente l’inglese. Casanova stesso, facendo riferimento alla maggiore diffusione di questa lingua, nella prefazione dell’Histoire, scrisse infatti:

« J’ai écrit en français, et non pas en italien parce que la langue française est plus répandue que la mienne.[1] »

Certo dell’immortalità della sua opera, o al fine di garantirgliela, Casanova preferì utilizzare la lingua che gli avrebbe consentito di raggiungere il maggior numero possibile di potenziali lettori. Molte opere minori, del resto, le scrisse in italiano, forse perché sapeva bene che esse non sarebbero divenute mai un monumento, come avvenne invece per la sua autobiografia.

Da notare, in questo caso, le analogie con un altro celebre veneziano, coevo al Casanova: Carlo Goldoni, il quale scelse allo stesso modo di scrivere la propria autobiografia in francese.

L’autobiografia del Casanova, a parte il valore letterario, è un importante documento per la storia del costume, forse una delle opere letterarie più importanti per conoscere la vita quotidiana in Europa nel ‘700. Si tratta di una rappresentazione che, per le frequentazioni dell’autore e per la limitazione dei possibili lettori, riferisce principalmente delle classi dominanti dell’epoca, nobiltà e borghesia, ma questo non ne limita l’interesse in quanto anche i personaggi di contorno, di qualsiasi estrazione, sono rappresentati in modo vivissimo. Leggere quest’opera è uno strumento importantissimo per conoscere il quotidiano degli uomini e delle donne di allora, per comprendere dal di dentro la vita di ogni giorno.

Fra corti e salotti, Casanova sfiorò, quasi senza accorgersene, un momento di svolta epocale della storia. Conobbe molti fra i grandi del suo tempo e ne documentò gli incontri; erano fra questi personaggi come Rousseau, Voltaire, Madame de Pompadour, Mozart, Caterina II di Russia, Federico II di Prussia. Ma Casanova non comprese lo spirito di rinnovamento che avrebbe fatto volare la storia verso direzioni mai percorse prima. Rimase ancorato fino alla morte al vecchio regime ed a quella classe dalla quale, per nascita, era stato escluso e della quale cercò disperatamente di far parte, anche quando essa era ormai irrimediabilmente avviata verso il tramonto

Massimo Uccelli
44 anni, libero professionista, in bilico tra il vecchio ed il nuovo, tra documenti antichi e tecnologia. Sempre in cerca di informazioni riguardanti documenti di vecchie banche italiane (Monti di Pietà).
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