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TRA FURTI E BANCOMAT CLONATI. QUANDO LA BANCA DEVE RISARCIRE

La legge aiuta i consumatori a difendere i propri risparmi, richiamando le banche alle proprie responsabilità: garantire l’adeguatezza delle informazioni e della sicurezza delle operazioni. Tra Milano e Piacenza i legali di Confconsumatori hanno collezionato tre vittorie.

MILANO

NULLO ACQUISTO ONLINE DI AZIONI RISCHIOSE
Il Tribunale di Milano ha condannato una banca alla restituzione dell’intero importo (oltre 62 mila euro) investito nel novembre 2007 in azioni Di Olis plc tramite un servizio di “banca telematica”. Per il giudice l’acquisto è nullo in quanto l’istituto di credito ha violato il regolamento Consob ai sensi del quale gli intermediari non possono consigliare né effettuare operazioni senza fornire all’investitore informazioni adeguate sui rischi; inoltre la banca, dopo le operazioni effettuate, non avrebbe assunto il nuovo profilo di rischio come previsto dalla norma. “La sentenza è fondamentale – spiegano Giovanni Franchi e Massimiliano Valcada , avvocati di Confconsumatori – in quanto chiarisce che anche quando si utilizzano sistemi digitali d’acquisto la banca non può sottrarsi alle proprie responsabilità”.

PIACENZA

FURTO ONLINE DA 30MILA EURO
Un piacentino, titolare di due distinti rapporti di conto corrente presso una banca locale, per agevolare il pagamento di imposizioni e oneri fiscali aveva attivato il servizio Banklink su entrambi, conservando con cura codice di identificazione e password. Nonostante la prudenza, l’uomo si era visto sottrarre oltre 30mila euro mediante operazioni mai approvate. Il Tribunale di Piacenza ha condannato la banca al risarcimento della somma sottratta oltre che del danno non patrimoniale di 500 euro. “Nel servizio di home banking – spiega commenta Franchi – la banca non può sottrarsi ai suoi doveri di controllo e deve provare di aver fornito al cliente un adeguato livello di sicurezza”.

MILANO

BANCOMAT RUBATO, ACQUISTI NULLI
Una donna di origini ucraine aveva subito il furto dell’auto all’interno della quale aveva lasciato la borsetta con il bancomat, dotato di dispositivo contactless per acquisti fino a 25 euro. Nonostante la donna avesse provveduto immediatamente al blocco della carta appena scoperto il furto, si era trovata addebitate due operazioni da 600 e 860 euro. L’istituto di credito si era rifiutato di rimborsare gli importi sostenendo che la donna avesse conservato il pin insieme alla carta. Il giudice di Pace di Milano, invece, ha condannato l’Istituto a rimborsare la donna facendo presente da un lato che esistono hacker in grado di decodificare il pin e dall’altro lato ha citato diverse pronunce dell’arbitro bancario finanziario favorevoli al consumatore in casi simili. “Come riporta la sentenza – fa notare Sabrina Contino, avvocato di Confconsumatori Milano – non si può automaticamente presumere che il furto e il successivo prelievo sia sempre conseguenza dell’incuria nella conservazione di carte e pin: c’è sempre bisogno di una prova concreta in tal senso”.

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