Tra Europa ed emergenti la parola chiave è “Equity” (di Lele Riani)
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Tra Europa ed emergenti la parola chiave è “Equity” (di Lele Riani)

Per generare rendimento bisogna aggiungere rischio al portafoglio. E le opportunità vanno ricercate non solo nel Vecchio Continente, ma anche nei Paesi in via di sviluppo

Niall Gallagher, responsabile delle strategie azionarie europee di Gam, fa notare che, man mano che l’inquietudine legata alle disavventure elettorali si sta riducendo nei Paesi core dell’Eurozona, gli investitori attivi sul mercato azionario europeo dovrebbero concentrarsi sul solido contesto macroeconomico e sul significativo potenziale di ripresa, dagli attuali minimi storici, del RoE dei titoli europei. “I dati Pmi in Francia hanno continuato a registrare picchi nel 2017 che non si vedevano da anni e rimane in territorio positivo all’interno dell’Eurozona – spiega Gallagher Altre misure della fiducia di imprese e consumatori sono altrettanto incoraggianti. Le revisioni degli utili sono tornate a far registrare il segno più dopo diversi anni e il numero di società che hanno ricevuto un upgrade dagli analisti è maggiore in Europa che negli Stati Uniti”.

Tutto ciò contribuisce a gettare le basi per opportunità di investimento sempre più interessanti, considerato che tanto la performance relativa dei listini del Vecchio Continente rispetto a Wall Street, quanto il premio di valutazione, rimangono vicini ai livelli più bassi degli ultimi decenni. Mentre le valutazioni assolute in Europa sono naturalmente meno accomodanti rispetto al recente passato, rimangono comunque lontane dall’essere considerabili “scarse”, con un rapporto prezzo/utile atteso solo leggermente superiore rispetto alla media dell’ultimo trentennio. “Abbiamo un’esposizione verso i titoli ciclici europei legati al mercato domestico che sono ben posizionati nei rispettivi mercati ma restiamo concentrati su quelle società che offrono una maggiore creazione di valore attraverso una crescita strutturale, fattore che trarrà vantaggio anche da un più solido contesto economico”, sottolinea Gallagher.

Dal canto suo, Tim Love, responsabile strategie azionarie Paesi emergenti di Gam, sottolinea come, in seguito all’elezione di Trump, sia emerso un nuovo ordine mondiale in cui gli investitori sono stati costretti a fare i conti con le prospettive di una maggiore inflazione, che potrebbe segnare la fine dello scenario di deflazione, stagnazione secolare e anomalie legate a tassi di interesse reali negativi che ci hanno accompagnato in questi anni. “Mentre le economie sviluppate hanno imboccato la strada della ripresa a velocità differenti, gli asset dei mercati emergenti sono stati sotto la linea di fuoco delle politiche monetarie divergenti di Stati Uniti, Europa e Giappone – fa notare Love – Tuttavia, se guardiamo ai precedenti cicli di rialzo della Fed, i listini emergenti hanno di norma messo a segno dei rimbalzi alla conclusione della prima fase di rialzo. La prospettiva di crescita degli utili dovrebbe essere più rosea nel 2017, dopo diversi anni sottotono”.

Le azioni degli Emergenti sono il principale ambito tra gli investimenti con rating investment grade ad attirare l’attenzione degli investitori in cerca di valore, crescita e reddito. Tutto ciò, insieme alle loro valutazioni, darà inizio a un ciclo virtuoso di flussi di investimenti verso i mercati azionari della regione, dando di conseguenza vita a un invidiabile profilo di rischio rendimento. “Tutto questo grazie a una minore volatilità, utili per azione più generosi e flussi di cassa superiori rispetto agli omologhi tra i Paesi sviluppati, e non si è ancora raggiunta la piena partecipazione degli investitori”, conclude Love

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di Lele Riani

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