Borsa e finanzaInvestors'

DALLA FINANZA ETICA ALLA FINANZA SINCERA di Luciano Fravolini

In questi giorni siamo sovrastati dal ciclone Salva Banche. Il nostro Governo ha immaginato una strada, una via di uscita, una soluzione costruita in un certo modo, per salvare 4 Banche Regionali in difficoltà, in grossa difficoltà, da tempo.

Ora tutti si stracciano le vesti, sapete com’è, ognuno reclama per sé la ragione di una soluzione migliore: chi invoca la Costituzione (che pure nell’art 47 riserva spazi di riflessione a molti protagonisti), chi sostiene la legittimità giuridica dell’operazione di azzeramento, chi invece cavalca le barricate ed esorta il popolo a pretendere la totale restituzione del malloppo (magari a carico di tutti), chi infine non sa dire niente di meglio del solito “Lo vedi, sono tutti ladri!“.

1
Figura 1: L’ignoranza è un’emergenza “L’ignoranza è un’emergenza” è il titolo di un articolo apparso su MF del marzo 2009 e riporta una dichiarazione dell’allora Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, poi Presidente della RAI: l’allarme è noto ancor oggi e si parla di provvedere nelle scuole Fonte: MF-Milano Finanza Marzo 2009

Per carità, fosse anche vero, ma vero proprio sino in fondo, che sono tutti ladri, la scarna affermazione (in quanto tale) non risolve molto, anzi, non risolve affatto. E allora.

Obbligazioni azzerate: risparmio che scompare. C’è poco da scherzare su una cosa del genere, ma pare imbottito di luoghi comuni questo agitarsi di tutti, perché in questa vicenda, a veder bene, nessuno pare aver compreso molto dico io.

Il senso del disagio è profondo, certo, ma non solo perché questa è la prima volta che accade una cosa del genere in Italia, ma anche perché nessuno indaga sul tema di fondo, quello più importante: quale intenzione, quale consapevolezza avevano questi risparmiatori, quando decisero di investire (figura 1)?

Il tema è proprio questo:

Che cosa significa investire?
Che cosa comporta?
E chi ne sa qualcosa?

Le persone non paiono consapevoli: non cercano risposte sul vero tema, anche perché il più delle volte, quasi sempre, cercano ciò che viene dopo:

Che prodotto mi propone?
Quanto rende?

Praticamente mai chiedono le due cose su cui vale la pena soffermarsi:

Per cosa sto investendo?
Questo prodotto è adatto alle mie esigenze?

Ecco perché i nostri investitori si imbarcano spesso in avventure improvvisate, senza progetto: ignorano il porto di partenza e non si interrogano sul tempo ideale del “loro” viaggio, ignorano il mezzo su cui si imbarcano (anche se spesso qualcuno li convince ad imbarcarsi… punto!), non controllano la scheda di manutenzione del bastimento, non conoscono né rotta né porto di attracco, non si curano di controllare che non vi siano degli “Schettino” al timone e per di più nulla sanno delle maree, delle correnti, delle secche e delle rotte.

Vi pare un bel modo di investire, questo?
A me pare proprio di no… e non sono il solo!

Investire

Occorrono risorse per investire, e chi le possiede ringrazia. Ringrazia la buona sorte oppure il suo buon senso, perché vi sono vari modi per ottenerle, le risorse: arrivano per successione, oppure fanno parte del corredo storico del proprio ceppo (figli d’arte), ma arrivano anche per merito di lavoro (dirigenti), per fortuna sfacciata (gratta e vinci), per merito pratico … cioè per avere adottato per tempo metodo e disciplina (ad esempio un piano di accumulo).

Diciamo pure che qui ci concentriamo su chi si adopera per costruirlo il risparmio, e sia benvenuto chi ce l’ha senza averlo creato. In ogni caso il risparmio è qualcosa che va oltre, supera il contingente e rafforza lo stato mentale del detentore. Il risparmio è come uno stock di magazzino, qualcosa che i consumi non hanno intaccato e che non intaccheranno. È doveroso, quindi, proporre una sua pur sommaria definizione:

“Il risparmio è un’azione programmata della volontà che, attraverso la leva del sacrificio, sottrae ai consumi immediati parte delle risorse disponibili, per accantonarle. Ciò al fine di costituire scorte, in previsione di utilizzi dilazionati nel tempo, oppure per destinare le risorse accantonate alla copertura di eventi imprevedibili” (dal sito www.progettophenice.it ®). Tra le persone ed il risparmio, insomma, c’è di mezzo la leva della volontà e del sacrificio: uno decide di non consumare per raggiungere un certo risultato, un risultato che desidera. L’azione di risparmiare, vedete, è giocoforza introspettivamente lodevole perché, avendo i connotati della determinazione programmata sotto forma di disciplina, attiva in chi la compie, in chi la completa, un profondo senso di gratificazione e di “successo”.

Vi è una scelta di merito, vedete, una intenzione precisa e razionale, sostenuta e resa possibile attraverso l’applicazione di uno sforzo della volontà, protratto nel tempo, tutto abbinato ad una identificazione precisa circa il risultato, una messa a fuoco su di un progetto a medio lungo termine: insomma, una scelta di vita. Mica uno scherzo!

Ovvio che lo Stato prenda molto sul serio il risparmio, e lo tuteli. Esso rappresenta una garanzia per lo Stato stesso, e non solo risorse cui attingere per finanziare opere, infrastrutture, aziende o debito pubblico.

È un po’ come la famiglia. Quest’ultima in fondo contiene gli stessi presupposti circa il futuro che sono caratteristici del risparmio: giungono nuovi cittadini nella famiglia, e sono una risorsa fondamentale con cui costruire il futuro, proprio come il risparmio. Immaginate dunque quanto sia delicato toccare il risparmio delle famiglie!

Ora, però, accade anche che avere risparmio significhi, quasi automaticamente, decidere di farne qualcosa, o per lo meno avere voglia di decidere qualcosa in merito: investirlo, perbac- co, e magari farlo crescere un poco, perché no.

Qui si complicano le cose.
Infatti compiere questa scelta (decidere di investire) espone chi la assume ad un ventaglio contraddittorio di complicazioni e di enfasi che, per praticità (ma anche per un personale diletto cromatico e grafico) espongo e sintetizzo nel seguente schema (figura 2).

Come vedete avere risparmio significa, ovviamente, anche avere paura di perderlo, fosse anche solo in parte. Ma poi significa anche, e nello stesso tempo, sentir nascere dentro di sé una certa spinta naturale verso i desideri, essendo di- sponibili risorse per realizzarli. Si sovrappongono entusiasmo ed apprensione.

2
Figura 2: La filiera per investire La filiera Investire è una creazione dell’autore ed espone le contraddizioni emotive che – senza saperlo – ci attanagliano quando possediamo risorse da impiegare. Fonte: infophenice.it

Paura di perdere o voglia di guadagnare?

LA PAURA. Dalla apprensione derivano considerazioni negative, l’apprensione ci fa ingigantire la portata della cronaca e tutto questo sfocia in una idea del rischio abnorme, lontana dal vero, contribuendo a costruire uno stato di fragilità emotiva caratteristico, tipico, riconoscibile. Le persone -quando sono inserite in questo abito mentale- divengono molto, molto sensibili alle lusinghe del Capitale Garantito (per capirci), arrivando ad assegnare al rendimento uno spazio secondario, accessorio (vedi oggi i BOT a rendimento negativo…).
In ultima analisi, prevale la paura di fare, quindi si tende a fare il minimo (e non si capisce con quale metro di giudizio certe attività vengano considerate “minimali e senza rischio”). Oppure si decide di non fare… che poi significa anche identificare l’inazione con l’assenza di rischio, collocandosi, per paura, nella sfera di altri possibili rischi, non certo minori, ed il più delle volte senza esserne nemmeno consapevoli.

Vale la massima: nel tentativo di non rischiare si finisce col rischiare di più.

L’ENTUSIASMO. L’entusiasmo invece è tutta un’altra cosa: colora tutto di luce e gioia. Carica le persone di sensazioni positive: abbiamo lavoro, reddito, risparmio. Siamo in gamba, mica gente qualunque. La fantasia a quel punto decolla ed immagi- niamo mille cose possibili da realizzare, la nostra attenzione si focalizza sui progetti.

Prevale il desiderio di fare a tal punto, a volte, che la voglia di gettarsi nella mischia è tale da farci accettare ogni cosa: si tende purtroppo a sopravvalutare le conoscenze e le situazioni (proprie ed altrui).

Basterebbe riflettere con calma e stabilire, innanzitutto, alcune precise discriminanti.
È dalle premesse che prende corpo l’azione, dunque occorre innanzitutto sapere quale esigenza abbiamo, quindi andare alla ricerca del prodotto migliore per soddisfarla.

Cosa vogliamo ottenere dai nostri risparmi?

Le possibilità non sono infinite, sapete. Dobbiamo solo stabilire se vogliamo:
1. Conservarli
2. Custodirli
3. Investirli

CONSERVARLI significa, innanzitutto, ottenere che non si deteriorino nel breve periodo, visto che a tenerli fermi sul conto si rischia la svalutazione (quando c’era l’inflazione ) oppure peggio il BAIL-IN (oggi), in ogni caso un bel tasso zero. Conservare il risparmio è come mettere il latte nel frigo, domattina ci fai colazione. Se lo tieni fuori si rovina, anche se non è detto che accada sempre.

Ovvio che non ti devi aspettare chissà cosa da questa attività, semplicemente devi ritrovare i tuoi danari in ordine, liquidi e liberi, non deteriorati: a breve. Se poi ci trovi sopra anche un “cip” non guasta, ma nulla di più: il vero obiettivo è conservarli integri ed intatti… non lievitati.

CUSTODIRLI è altro. L’uso variegato del termine è eloquen- te: custodirsi in salute (mantenersi efficienti e sani), custodire la famiglia (provvedere alle sue esigenze), la Terra custodisce i germi che le sono stati affidati (Tommaseo)… Chi custodisce si propone qualcosa di più del semplice conservare, guarda ad un futuro stabile, ad una continuità. Custodire presuppone l’intenzione di utilizzare, poi. Dunque per custodire occorre anche sapere dove andremo a parare, c’è in giuoco una idea di progetto, che è tipica del risparmiatore consapevole. Ecco che lo scorrere del tempo entra in campo ed assume un ruolo determinante: custodire fino a quando…

Esiste insomma un orizzonte abbastanza preciso a cui si fa riferimento, per custodire. Non sarà il latte con cui fare colazione il giorno dopo, ma probabilmente ci riferiamo al formaggio da custodire in grotta o in cantina, per alcuni mesi, affinché giunga a corretta maturazione.

INVESTIRLI invece significa rivoluzionare l’approccio, perché non si possono prevedere tempi certi, ecco una prima annotazione importante. Chi investe, ma diciamo pure, chi investe in modo consapevole, ha come obiettivo una vera crescita del risparmio, e non certo una crescita qualunque, bensì una crescita seria e significativa: quanto meno una crescita che faccia il paio con quella che riguarda l’investitore stesso e la sua famiglia…

3
Figura 3: Cose da non credere La copertina del libro di Gianpiero Dalla Zuanna e Guglielmo Weber Fonte: Edizioni Laterza

Si seguano senza indugio, pertanto, le complesse ed imprevedibili direzioni dello sviluppo umano, ma di crescita si parli e… badate, il riferimento di paragone deve essere incentrato esattamente sulla crescita dell’uomo, per avere senso… non fateci ritrovare con qualche cedola tra le mani, per favore! Investire, investire antropologicamente, significa dunque adagiarsi sul percorso dello sviluppo umano e seguire il suo procedere, senza strappi né scossoni: è l’uomo che garantisce crescita costante e non episodica, non occorre che la crescita ce la venga a garantire qualcuno con una firma, qualcuno che poi, a distanza di qualche anno, magari sparisce nel volgere di un fine settimana tra lo stupore di tutti: “…chi lo avrebbe mai detto?“ (Lehman Brothers ).

Ma non è tutto, non finisce così, su due piedi. C’è anche un ma, in tutto questo.

C’è anche che questo procedere, proprio per essere così stabilmente legato all’uomo, non ha termini precisi di scadenza, né potrebbe averne, altrimenti sarebbe snaturato, sarebbe derivato, costruito e programmato, prevedibile, contrattualizzato e non più autentico.

Dunque il tuo investimento crescerà il giusto, puoi crederci, che poi significa che crescerà in modo significativo, come cresce la tua personale storia, ma nessuno al mondo potrà mai garantirti di sapere quando.

Ecco il punto. È l’incognita di cui nessuno vuole sentir parlare, ecco che c’è. Perché nella fretta delle trimestrali e nell’abuso dei dati continui e martellanti si è perso di vista il tempo ideale di maturazione: esso vale per tutte le cose naturali (almeno così era e così speriamo resti) ma non vale per il nuovo essere economico moderno.

Esso tutto crede di prevedere, programmare, strutturare, proteggere e costruire. Si illuse di avere trovato, con la sua fantasia, una soluzione definitiva ai limiti naturali dell’economia di mercato, e costruì in tal modo l’illusione delle cartolarizzazioni senza controllo e senza limiti (Originate To Distribute), giusto per aggirare quei paletti ridicoli chiamati ratios, che per nulla sono serviti a proteggere i risparmi dei nostri concittadini.

E nonostante questo ancor oggi siamo circondati da tante, troppe persone che delirano la vecchia, falsa, massima: l’unico investimento sicuro è il mattone!

L’Italia è uno dei paesi in cui è maggiormente diffusa la pre- senza di nuclei familiari anziani che sono house-rich/cash-po- or, e cioè al tempo stesso ricchi di case ma poveri di contante, e quindi incapaci a far fronte a spese impreviste legate alla salute e a nuovi bisogni di assistenza (Gianpiero Dalla Zuanna e Guglielmo Weber: “Cose da non credere” ediz. Laterza) (figura 3).

Vedete dunque che non ci possiamo affidare ai nuovi procla- mi e nemmeno ai vecchi luoghi comuni. Occorre rimeditare l’importanza delle strutture naturali del divenire, anche in economia. Bisogna ripensare questa disciplina e riscoprirne la profonda natura umanistica, troppo spesso, da troppi, dimenticata o volutamente accantonata: merce ingombrante. Non ci possiamo fidare delle scommesse, chiunque sieda al banco, ed è per questo che dobbiamo tornare a considerare il tempo come variabile affidabile. Non lo puoi inventare, il tempo, non lo puoi manipolare, il tempo, perché qualunque cosa tu faccia il tempo, prima o poi, ti si volterà contro (crisi Sub Prime). Va bene, direte, rispettiamo il tempo, allora: ma la storia ci offre o no dei riferimenti affidabili in relazione a questo tempo?

Si, e non soltanto la storia, sapete, bensì anche diversi prodotti. Alcuni prodotti, prodotti di un certo tipo.

Ma non è questo il tempo per parlarne, lo analizzeremo nella prossima puntata: ora piuttosto cercate di rispondere alla domanda più importante, quella iniziale: intendete CONSERVARE, CUSTODIRE, oppure INVESTIRE il vostro RISPARMIO? ©

INVESTORS L'EVOLUZIONE DELLA SPECIE
INVESTORS´ nasce nel gennaio 2014 in seno alla casa editrice TRADERS' Magazine Italia, come rivista trimestrale, con l'obiettivo di coprire nell'ambito degli obiettivi editoriali il segmento dell'investment privato e professionale. La rivista riscuote da subito un ottimo apprezzamento da parte del Pubblico, con una crescita immediata e costante di lettori ed Abbonati. Viene pubblicata come Supplemento di TRADERS' Magazine, a firma dello stesso Direttore Responsabile Emilio Tomasini. All'inizio del 2015, INVESTORS' è matura per entrare in un progetto organico ben più ampio dell'essere una semplice appendice editoriale della pur prestigiosa TRADERS' Magazine. Nel giugno del 2015, dopo alcuni mesi di incubazione progettuale, nasce INVESTORS' Magazine Italia, nella cui compagine confluisce il gruppo Diaman, con la Diaman Holding. Presidente della società è Daniele Bernardi, anima fondatrice del gruppo Diaman, considerato uno dei massimi esperti italiani di finanza operativa e di sviluppo di sistemi per la finanza. Viene costituito un Consiglio di Amministrazione, dove il Presidente Daniele Bernardi, in accordo con i Soci, chiama a fungere da Amministratore Delegato Maurizio Monti, per la sua esperienza come Editore, mentre viene nominato Consigliere Fabio Carretta, anima commerciale trainante del gruppo Diaman. Il Direttore della seconda generazione di INVESTORS' è Gabriele Turissini, privat banker di trentennale espereinza, vero punto di riferimento dell'esperienza del risparmio gestito in Italia. Entrano poi nella squadra Ruggero Bertelli, portando il valore e il peso della propria esperienza accademica, ed Emilio Tomasini, come strategist consultant, con la sua esperienza ultraventennale nella finanza operativa italiana ed internazionale, oltrechè nel giornalismo finanziario. INVESTORS' si sviluppa su tre cardini fondamentali: l'innovazione, l'indipendenza, la chiarezza. Pretende di essere non solo rivista ma piattaforma completa di Cultura finanziaria, basata su interattività e operatività pratica. INVESTORS' Magazine è BIMESTRALE, nella sua duplice edizione cartacea e digitale, e organizza un Tour di 6 eventi l'anno (l' INVESTORS' Tour) per incontrare il proprio Pubblico. Diffonde in email un quindicinale gratuito per i sottoscrittori ed iscritti al sito. La linea editoriale di INVESTORS', voluta dal direttore Gabriele Turissini, è quello di essere l'Agorà dell'investitore, del promotore finanziario, del consulente e del professionsta della finanza: un luogo di confronto, incontro e scontro di tutta la platea degli operatori della finanza, dei loro clienti, degli investitori privati. L'obiettivo dichiarato è costituirsi come fulcro e punto di riferimento di un "futuro consapevole" della finanza, attraverso la capacità di INVESTORS' di rendersi interattiva, attraente e pratica per il Lettore. INVESTORS' è il punto di riferimento certo nel panorama editoriale della finanza operativa italiana: la piattaforma della crescita consapevole e dell'arricchimento culturale nell'investment. http://www.investors-mag.it
Translate