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1 Parte: Dalla Finanza Comportamentale al Sentiment

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Promotore finanziario da oltre 20 anni, consiglia privati e imprese a piani care e gestire investimenti nanziari. Studioso di Finanza Comportamentale e del sentiment degli investitori, in qualità di relatore ha partecipato a diversi convegni. Fondatore del sito www.sentimentcharts.it e autore nel blog paolocalcinari.com pcalcinari@gmail.com

La finanza comportamentale ha ampiamente dimostrato come 
sia gli operatori professionali
sia gli investitori/risparmiatori commettano in modo sistematico e ripetitivo degli errori di valutazione in merito alle decisioni d’investimento. In particolare è dimostrato che in momenti di stress/paura o euforia/compiacenza dei mercati finanziari, amplificati dalle decisioni e comportamenti degli stessi operatori/investitori, l’emotività, cioè la paura di perdere denaro oppure al contrario il timore di non partecipare ai guadagni, porta a scelte sbagliate.

In questo articolo e in quelli successivi avremo la possibilità, non solo sul mercato azionario ma anche sugli altri mercati finanziari e delle materie prime, di mettere in luce l’emotività degli operatori/investitori attraverso l’utilizzo di alcuni cosiddetti indicatori di “sentiment”.

A qualcuno di voi sembrerà strano ma vi è proprio la possibilità di misurare l’emotività degli operatori/investitori, facendo anche confronti con il passato rispetto agli eventuali momenti di paura/euforia che si presenteranno sui mercati finanziari.

 

Prima di tutto cos’è la Finanza Comportamentale?

È l’insieme degli studi su come i comportamenti inconsci influenzano il ragionamento e di conseguenza le decisioni che riguardano gli investimenti finanziari.

In particolare la Finanza Comportamentale, attraverso dei test cognitivi, si è soffermata sul ragionamento delle persone in situazioni di incertezza, le quali portano a commettere errori di valutazione. In generale le persone non riescono a convivere con l’incertezza, l’insicurezza e men che meno con il rischio. Nel caso degli investimenti finanziari sappiamo tutti come invece sia importante il rischio, la faccia di una medaglia con dall’altra parte il rendimento, la performance.

Tutti, chi più chi meno riguardo al denaro e agli investimenti, siamo emotivi e facciamo fatica a gestire l’incertezza, a prendere decisioni giuste in condizioni di rischio, alle volte sottovalutando alcuni tipi di rischio o sovrastimandone altri. La nostra emotività determina errori nelle scelte di acquisto o vendita, oppure porta a generare un’eccessiva movimentazione dei portafogli d’investimento che non produce alcun valore aggiunto.

Nel voler placare le emozioni, cercando la certezza sul futuro, cadiamo nel tranello di cercare qualcuno che faccia “previsioni” azzeccate sul futuro andamento dei mercati. Gli investitori, ma anche i consulenti, cercano la previsione “giusta” oppure la previsione che “conferma” la loro idea sul tal mercato o titolo magari scartando quelle contrarie.

Da qui la presenza nell’ambito degli investimenti finanziari dei cosiddetti “Guru”, cioè quelli che argomentando anche in modo dettagliato e con motivazioni all’apparenza giuste fanno previsioni su dove andranno i mercati, settori o titoli. Ci occuperemo dei “Guru” in uno dei prossimi articoli.

La Finanza Comportamentale ha evidenziato alcuni comportamenti tipici degli operatori/investitori:

  • Rappresentatività: le previsioni o valutazioni si basanosu stereotipi, cioè delle visioni semplificate e larga-mente condivise di alcuni avvenimenti.
  • Disponibilità: le previsioni o valutazioni si basano sullafrequenza di ricordi passati.
  • Ancoraggio: le previsioni o valutazioni sono fortementeinfluenzate da poche informazioni giudicate importanti. Un effetto molto studiato in Finanza Comportamentale, che deriva da una combinazione dei suddetti comportamenti, è l’Over-Confidence, ossia un eccesso di fiducia nelle proprie capacità. L’Over-Confidence nell’investitore porta a:
  • Convinzione di poter “battere il mercato”.
  • Estrapolazione a lungo termine delle tendenze di breve periodo.
  • Ricerca di “figure tipiche”, come ad esempio nei grafici dei prezzi, non casuali e non testate.
  • Iper o sotto reazione a nuove informazioni.
    Ma tutto questo come influenza gli investimenti finanziari? Diverse ricerche effettuate negli Usa nel corso degli anni hanno evidenziato che:

    • La maggioranza di gestori professionisti non battono il mercato anche se si tiene conto dei costi d’intermediazione e gestione.

    • Su diversi orizzonti temporali si nota che i pochi gestori che battono il mercato non sono sempre gli stessi ma ruotano.

    • Le performance passate di un gestore non sono un buon indicatore della performance futura.

    A questo punto ci si potrebbe chiedere per quale motivo si debbano affidare i propri risparmi o quelli dei clienti a dei gestori professionisti.

    Ma sì! L’alternativa è fare trading, comprare e vendere, essere flessibili, dinamici, magari seguendo i dettami dell’analisi tecnica oppure quelli dell’analisi fondamentale per la selezione dei titoli, metodi per altro seguiti dagli stessi gestori professionisti di cui sopra, o meglio ancora seguire la “dritta” che si è letta su qualche quotidiano finanziario. Purtroppo non è la soluzione in quanto i risultati potrebbero essere ancor più negativi di quelli dei gestori professionisti, non fosse altro per il coinvolgimento emotivo nella gestione diretta dei propri soldi, più elevato rispetto a delegarla a terzi (consulenti/gestori professionali).

    Brad Barber e Terrance Odean della Università della California hanno misurato l’abilità dei traders privati americani, esaminando l’attività di trading di 66.465 soggetti tra il 1991 e il 1996, ed hanno scoperto che in media i risultati sono stati poco soddisfacenti.

    La performance media nel periodo esaminato dei traders migliori, ripeto dei migliori, è stata dell’11,4% annuo contro una performance del mercato del 17,9%.

    Lo studio pubblicato sul Journal of Finance nell’aprile 2000 ha un titolo che non lascia scampo: Trading Is Hazardous to Your Wealth (il trading è pericoloso per la vostra ricchezza).

    In particolare è stato evidenziato che i traders che tendono a movimentare di più il proprio portafoglio ottengono in media risultati peggiori rispetto al mercato (corretto per il Beta) – ( figura 1).

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    Figura 1: Rendimento vs Turnover (rendimento medio in eccesso rispetto al mercato vs turnover mensile medio portafoglio). I traders che tendono a movimentare di più il proprio portafoglio ottengono in media risultati peggiori rispetto al mercato (corretto per il Beta) Fonte: Prof. Michele Clementi – Università di Bologna – Facoltà Scienze Statistiche su dati studio Brad M. e Terrance Odean.

Inoltre i traders con grandi portafogli ottengono risultati peg- giori rispetto ai traders con piccoli portafogli ( figura 2).

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Figura 2: Rendimento vs Dimensione (rendimento medio in eccesso rispetto al mercato vs dimensione media del portafoglio). I traders con grandi portafogli ottengono risultati peggiori rispetto ai traders con piccoli portafogli Fonte: Prof. Michele Clementi – Università di Bologna – Facoltà Scienze Statistiche su dati studio Brad M. e Terrance Odean.
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