Con la Mifid II più spazio agli Etf (di Gabriele Petrucciani)
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Con la Mifid II più spazio agli Etf (di Gabriele Petrucciani)

Ne è convinto Bellingeri (iShares): “Quando il risparmiatore inizierà a vedere i costi esplicitati in valore assoluto farà delle domande al consulente E chiederà strumenti a basso costo. Come i replicanti”

È opinione diffusa che con l’arrivo della Mifid II non cambierà nulla. Nessuna rivoluzione copernicana, dunque. Il sistema, di reti e fabbriche prodotto, si è adeguato alle linee della nuova direttiva comunitaria già da tempo. Ma non tutti la pensano così. “Non è vero che non succederà niente – spiega Emanuele Bellingeri, managing director e responsabile per l’Italia di iShares, gruppo BlackRock – Gli investitori controlleranno i costi. E quando potranno toccare con mano il valore assoluto, e non solo percentuale, di tutte le spese diventeranno più consapevoli. Come conseguenza, vedremo un aumento di interesse verso la gestione passiva, quindi gli Etf, perché si andrà a ridurre i costi”.

Difficile però pensare a un consulente abilitato all’offerta fuori sede che costruisca un portafoglio di soli Etf.
La crescita sarà direttamente collegata alla diffusione della consulenza indipendente. Etf e fee only sono due temi strettamente collegati. Sono anni che noi supportiamo la consulenza indipendente quale modello alternativo e complementare alla distribuzione dei prodotti. Riteniamo che il cliente debba avere la possibilità di scegliere. Non tutti i modelli sono e saranno uguali. Ce ne potrà essere uno migliore rispetto a un altro. Ma bisogna dare la possibilità all’investitore di scegliere la strada da seguire.

Secondo lei, quindi, ci sarà sempre una maggiore richiesta di fee only?
Il modello della consulenza a parcella sta avendo una grandissima crescita in diversi parti del mondo. Come nel Regno Unito. Ma anche In Europa, c’è un trend molto importante. Un trend che nei prossimi anni subirà una forte accelerazione. Ne siamo convinti.

E in Italia?
In Italia è uno dei Paesi dove il modello basato sulle retrocessioni è più radicato. Nel breve ci sarà comunque una crescita del fee only, che però non andrà subito a sostituire il modello tradizionale, ma si affiancherà. Ci sono molte banche private che hanno già annunciato il lancio di un modello di consulenza a parcella. Come magnitudo, quindi, non mi aspetto che cresca di più rispetto ad altri Paesi europei. Sarà il cliente a scegliere quale modello adottare.

Emanuele Bellingeri, managing director e responsabile per l’Italia di iShares
Emanuele Bellingeri, managing director e responsabile per l’Italia di iShares

Quale sceglierà?
Quando inizierà a vedere i costi esplicitati in valore assoluto farà delle domande al banker. Spesso ci si chiede perché i costi della distribuzione in Italia sono più alti rispetto ad altri Paesi. La risposta va ricercata nella cultura finanziaria, che è molto bassa nella Penisola, così come la cura verso il risparmio. Quando sul report il regolatore renderà visibile il costo totale in euro in termini assoluti ci sarà una maggiore attenzione. Ci sarà una maggiore percezione della realtà e si comincerà a fare dei confronti. A quel punto il banker dovrà trovare una soluzione con spese più basse. Come l’Etf, che potrebbe essere protagonista di una vera e propria esplosione di interesse.

È possibile fare delle stime?
È veramente molto difficile. Sicuramente, sarà un effetto diluito nel tempo. Non cambierà da subito. Anche perché manca ancora qualche tassello per il lancio vero e proprio della consulenza a parcella.

L’Albo, per esempio, che tarda ancora ad arrivare.
Esatto, anche se ora, con l’introduzione dell’offerta fuori sede anche per gli indipendenti, non sembrano esserci più ostacoli. È una questione solo formale.

iShares come si sta preparando al fee only?
Abbiamo già una famiglia che si chiama Core e che costa molto poco. Poi ci sono tutti gli Etf satellite per fare le scommesse che hanno costi superiori ma consentono di andare su mercati difficilmente raggiungibili. Insomma, gli strumenti ci sono già tutti. E se in Italia si riuscirà a trovare la quadra tra modello di consulenza e pricing, tra un paio d’anni potremmo vedere un’accelerazione del fee only, e quindi anche del mercato dei replicanti, superiore ad altri mercati.

HEDGE A CACCIA DI REPLICANTI

Oltre nove professionisti senior su 10 (92%) che operano nel settore degli hedge fund si aspettano un aumento nel volume degli Exchange traded funds (Etf) usati dagli hedge fund entro la fine del 2017. Il dato è fornito da un recente studio commissionato da Source, uno dei principali fornitori di Etf in Europa.

“I gestori di hedge fund sono investitori sofisticati ed è chiaro che siano sempre più convinti dei vantaggi degli Etf come strumenti convenienti per eseguire le loro strategie – commenta Stefano Caleffi, direttore della copertura italiana per Source – La domanda da parte degli hedge fund è sempre più importante e prevediamo che continuerà ad aumentare, dato che gli Etf svolgono un ruolo sempre più centrale nelle strategie d’investimento”.

In media, i professionisti degli hedge fund prevedono che i volumi aumenteranno a 55 miliardi di dollari entro la fine dell’anno, a fronte dei circa 44 miliardi della fine del

2016, e quasi un quinto di loro (19%) stima che il dato potrebbe superare i 70 miliardi. La ricerca evidenzia che, in media, gli interpellati prevedono che il volume raggiunga i 100 miliardi entro l’inizio del 2021.

Secondo i due terzi degli intervistati (66%), la motivazione fondamentale per l’utilizzo degli Etf nelle strategie di hedge fund sono i bassi costi di detenzione e le poche commissioni di gestione. Tra gli altri motivi citati troviamo un’eccellente liquidità (64%); l’accesso agevolato all’esposizione di settore (46%); la capacità di fare trading sugli scambi (46%); la gamma sempre più estesa di Etf (42%); e la flessibilità sulle posizioni lunghe e corte (42%).

Oltre la metà (53%) degli interpellati ha affermato di credere che un numero sempre maggiore di hedge fund (specie quelli più piccoli) utilizzeranno gli Etf per ridurre spese e costi, diventando così più competitivi.

di Gabriele Petrucciani

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