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CASSA DI RISPARMIO IN BOLOGNA 1844 DI 50 SCUDI ROMANI di Alberto PUPPO

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Un’azione di 50 scudi romani emanata dalla Cassa di Risparmio in Bologna del 1844. La Cassa di Risparmio di Bologna nasce il 26 settembre 1837 sull’onda del successo ottenuto dalla Sua omologa romana. La banca bolognese, infatti, ne mutua il regolamento e le finalità. È nel 1835 che il progetto della Cassa di Risparmio vede la luce. Proprio in quell’anno il governo pontificio, che governa sulla città delle Due Torri dall’inizio del XVI secolo, decide di istituire una Commissione Centrale di Pubblica Beneficenza incaricata dell’Amministrazione del Ricovero di Mendicità di Bologna e di altri due ospizi della provincia. I suoi membri sono tutti esponenti autorevoli della vita pubblica cittadina. La Cassa di Risparmio, come riporta il sitogroup.intesasanpaolo.com, ha come obiettivo di “eccitare il popolo ai risparmi ed offrirgli nel tempo istesso un mezzo di conservarli, formando per tal modo un capitale onde giovarsi in caso di malattia, di vecchiaia ed in qualunque altro straordinario bisogno”. Un impulso decisivo alla creazione dell’istituto lo dà il Legato Pontificio Cardinale Vincenzo Macchi, capace di accumulare 5mila scudi che costituiscono il capitale sociale diviso in 100 azioni infruttifere di 50 scudi ognuna. Tra i sottoscrittori delle quote troviamo il Principe Felice Baciocchi, cognato di Napoleone I; il futuro statista Marco Minghetti, il celebre compositore Gioacchino Rossini, il patriota e uomo politico Carlo Berti Pichat; il Cardinal Legato Vincenzo Macchi e l’Arcivescovo Cardinal Carlo Oppizzoni.

Gli sportelli vengono aperti al pubblico solo la domenica per ricevere i depositi che non devono essere inferiori a cinque Baiocchi né superare la somma di sei Scudi, che rappresenta il risparmio medio settimanale del ‘saggio capo di famiglia’. Per quanto riguarda i finanziamenti, la Cassa dà la priorità alle attività artigianali e commerciali al fine di esercitare un’azione stimolante per l’economia cittadina. Gli utili vengono utilizzati per le opere di beneficenza in favore dei depositanti caduti in miseria, delle ragazze prive di dote in procinto di sposarsi, dei giovani onde educarli alla parsimonia e di altre iniziative filantropiche.

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Dal 1837 la Cassa si afferma inizialmente nella provincia di Bologna per poi espandersi in tutta l’Emilia Romagna e su tutto il territorio nazionale. In quegli anni, come si evince dalla nascita della Cassa di Risparmio, la Chiesa è la padrona incontrastata della città, reggendo un sistema congiunto di monarchia e di oligarchia aristocratica con un senato di 40 membri.

Nel 1789, con lo scoppio della Rivoluzione francese, Bologna conosce un primo risveglio indipendentista. Ispirati dalle notizie provenienti da oltralpe sull’abbattimento dell’anciènt régime e da ideali liberali patriottici, nel 1794 gli studenti Luigi Zamboni e Giovanni Battista De Rolandis tentano di organizzare un’insurrezione contro lo Stato Pontificio. Con il probabile aiuto di una spia francese, Antoine Christophe Saliceti, si procurano alcuni fucili, fanno confezionare distintivi colorati (coccarde, rosette e tracolle) e prepararono cinquanta manifesti da distribuire ai cittadini bolognesi.

Traditi da una spiata, sono costretti ad anticipare il giorno della rivolta alla notte fra il 13 e il 14 novembre, limitandosi a distribuire manifesti e coccarde. Complice un violento temporale, la sollevazione fallisce e i due sono costretti alla fuga verso la Toscana. Arrestati e torturati dall’Inquisizione, Zamboni viene trovato morto nella sua cella il 18 agosto 1795, mentre De Rolandis viene giustiziato pubblicamente il 23 aprile 1796. Ma è con l’arrivo di Napoleone, nel giugno del 1796, che Bologna si libera per alcuni anni del governo pontificio. Il Senato assume i pieni poteri ma deve giurare fedeltà alla Repubblica Cisalpina. Con questa mossa politica, Napoleone si guadagna la benevolenza dell’aristocrazia bolognese e la città si orienta nella direzione (opposta a quella romana) del rinnovamento sociale e culturale dell’Europa laica e borghese. Tanto che il 4 dicembre 1796 viene approvata la prima costituzione democratica di quella che sarà l’Italia. Gli ordini religiosi vengono soppressi mente i beni vengono confiscati e molti dei settanta conventi presenti in città sono trasformati in uffici, scuole, caserme o venduti a privati.

Dopo il congresso di Vienna, la Restaurazione influenza negativamente l’attività intellettuale di Bologna anche se nascono le prime sette, in particolare quella del gruppo carbonaro dei Guelfi. Essi sostengono già l’idea di un’Italia unita ma fu solo con i moti risorgimentali del 1831 (che dilaga in tutte le Province Unite Italiane di cui Bologna era capitale) che ottengono una vasta adesione della cittadinanza. Nel 1848 Bologna insorge di nuovo contro lo Stato Pontificio, l’episodio più rilevante è la battaglia dell’8 agosto contro gli austriaci, scatenata da un incidente in una trattoria, dove un ufficiale austriaco viene malmenato. Per rappresaglia, il generale austriaco Franz Ludwig Welden, fa occupare la città felsinea con 7mila uomini. È la miccia che fa scoppiare la rivolta  dell’8 agosto 1848, ribellione che costringe gli austriaci ad abbandonare Bologna. La rivolta si concentra soprattutto alla Montagnola e nella piazza antistante (poi chiamata piazza VIII Agosto, dove sorge un monumento a memoria dei caduti). Gli austriaci perdono oltre quattrocento uomini ed i bolognesi una sessantina. Questo vale a Bologna la medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale. Dopo 11 anni di restaurazione pontificia, l’11 e il 12 marzo 1860, i cittadini dell’Emilia-Romagna votano a favore dell’annessione Regno sabaudo.

L’azione di oggi ha un valore di mercato di circa 600 euro. Un titolo prestigioso e che ha ottime possibilità di rivalutazione nei prossimi anni.

Alberto PUPPO
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