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BANCO DI SAN GIACOMO FEDE DI CREDITO NAPOLI 1793

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Don Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga (Salamanca, 13 luglio 1484 – Firenze, 22 febbraio 1553) fu marchese consorte di Villafranca e dal 1532 al 1553 fu viceré di Napoli per conto di Carlo V d’Asburgo. In carica 1532 – 1553 Predecessore Pompeo Colonna Successore Luis Álvarez de Toledo y Osorio Trattamento Sua Eccellenza Altri titoli Marchese di Villafranca del Bierzo (jure uxoris) Nascita Salamanca, 13 luglio 1484 Morte Firenze, 22 febbraio 1553 Sepoltura Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze.

Un documento, quello di cui parliamo oggi, che ci riporta alla Napoli del 1500 dominata dagli spagnoli e in particolare a Pedro de Toledo. Il suo arrivo come viceré, nel settembre del 1532, segna una svolta fondamentale nella storia del Regno e della sua capitale che allora, per popolazione, è seconda solo a Parigi in Europa. I venti anni della sua amministrazione sono caratterizzati da un riassetto politico-sociale e da importanti mutamenti economici e urbanistici. Don Pedro trasforma la città di Napoli rendendola una delle roccaforti dell’Impero spagnolo: simbolo della ricostruzione e del nuovo ruolo assunto dalla città fu il Castel Sant’Elmo, i cui cannoni dominano la città.

La città in cui arriva don Pedro è appena guarita dalla peste del 1529 che ha falcidiato la popolazione provocando più di 60mila morti. Per questo il viceré cerca di ricostruire in parte il tessuto urbano avviando la pavimentazione delle strade e dando il via all’espansione della stessa oltre i confini della vecchia città tramite la costruzione di nuove ed eleganti zone residenziali come Santa Chiara.

Sotto la sua amministrazione, su progetto degli architetti Giovanni Benincasa e Ferdinando Manlio, viene costruita via Toledo, collegamento stradale verso quelli che sono gli alloggi delle truppe spagnole e che oggi sono i cosiddetti “Quartieri Spagnoli”. Fu centralizzata l’amministrazione della giustizia con lo spostamento delle Corti nell’edificio di Castel Capuano, detto la “Vicaria”.

A Don Pedro si deve poi l’istituzione di una chiesa e un ospedale destinati alla cura degli infermi spagnoli indigenti. Per creare nuove rendite e per accrescere il prestigio dell’istituzione, il viceré fa trasferire nella chiesa di San Giacomo la cappella dei Catalani cui era associato un Pio Monte. Per motivi analoghi nel 1575 i cavalieri di San Giacomo della Spada, che fin dal XIII secolo avevano in Napoli una loro chiesa, trasferiscono qui le loro funzioni e soprattutto la solenne cerimonia della vestizione.

Accanto alla chiesa, subito dopo viene costruito anche l’ospedale che occupa l’area attuale dell’edificio del Banco di Napoli. Chiesa e ospedale vengono riuniti in un’unica istituzione che prende il nome di Santa Casa e Chiesa di San Giacomo e Vittoria per il cui sostentamento viene creato, nel 1597, il Banco di San Giacomo e Vittoria. Proprio tra il 1539 e il 1600 in città sorgono gli otto banchi pubblici napoletani: Banco della Pietà, Banco dei Poveri, Banco dell’Annunziata, Banco di Santa Maria del Popolo, Banco dello Spirito Santo, Banco di S.Eligio e il Banco di S.Giacomo e Vittoria. Mentre la nascita del Banco del Salvatore è successiva e risale al 1640. Perché questo fiorire di Banchi? Sostanzialmente a causa dell’inflazione che affligge parte della popolazione costretta a far ricorso all’usura per soddisfare i bisogni primari.

Incominciano così a sorgere delle istituzioni che hanno tra gli obiettivi anche quello di sollevare dall’usura le fasce più deboli di cittadini.

Le sedi dei banchi pubblici napoletani sono collocate in alcune delle più suggestive zone del centro storico, da via Toledo a piazza Castelnuovo, da San Biagio dei Librai a piazza San Domenico Maggiore, da via Tribunali a piazza del Mercato.

Con il passare degli anni i Banchi incominciano ad accettare in deposito somme di denaro impiegate in prestiti con interessi e si convertirono in istituti di credito. Gli istituti di beneficenza si arricchiscono e per supplire alla scarsità del denaro in circolazione, danno vita all’uso della fede di credito.

Queste attestazioni di depositi di denaro possono essere girate sia ai privati che allo Stato. Su di esse è specificata la causale del pagamento. Le fedi di credito iniziano ad avere valore di atto pubblico e a sostituire, almeno in parte, la moneta metallica. Lo Stato si rivolge ai Banchi pubblici per finanziare guerre, per pagare i rifornimenti dei viveri per la popolazione, per effettuare i lavori pubblici, i poveri vi ricorrono per impegnare i loro beni, i ricchi, invece, per depositare denaro e preziosi.

La fede di credito in questione, emanata nel 1793 dal Banco di San Giacomo, vale circa 700 euro, ma per la sua rarità, antichità e conservazione ha ottime possibilità di rivalutazione.

 

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Alberto PUPPO
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