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Banche, è ora di ripartire (a cura di Riccardo Ambrosetti)

Il sistema bancario è in una fase di mutamento storico, non solo a livello domestico. Con riguardo al nostro Paese è oramai cosa nota a tutti che il sistema è arrivato alla fine di una corsa, per molti versi scriteriata, che ha portato dopo la crisi istituzionale di inizio anni ’90 a condurre il business in maniera poco trasparente e spesso diseconomica. Il modello prevalente in questi ultimi quasi 30 anni ha comportato un focus sull’attività creditizia a discapito di altri servizi e una concentrazione verso settori economici tradizionali a discapito dei settori più innovativi. Da qui derivano alcuni aspetti peculiari quali la preponderanza di ricavi da margine di intermediazione rispetto a ricavi da servizi, l’allocazione degli attivi di proprietà prevalentemente su beni immobili e titoli obbligazionari governativi domestici, ancora lo sviluppo atrofico del risparmio gestito rispetto a quello amministrato. Non ultima, la scarsa implementazione di servizi tecnologicamente avanzati a favore della clientela.

Questi aspetti deficitari spiegano in buona sostanza il quadro attuale: redditività tipicamente scarsa, rischi creditizi disequilibrati, scarso orientamento ai bisogni della clientela, difficoltà a virare verso modelli bancari più adeguati. A completamento di questa breve disamina occorre ricordare come, in realtà, non tutto il sistema bancario si trovi in condizioni poco attraenti. Infatti, banche lo sono anche Mediolanum, Fineco, Fideuram, Generali che, al contrario, portano un modello più aggiornato con risultati positivi ed in continua crescita. Ciò premesso è venuto il momento di ripartire. Si stanno concludendo gli ultimi salvataggi, è opinione degli esperti che sia difficile incontrare nel futuro di breve termine ulteriori situazioni incresciose ed è quindi ora di concentrarsi sul business del futuro. Business che sembra guidato da due fattori principali: da un lato ottimizzazione dei processi tramite corretto utilizzo delle opportunità tecnologiche presenti sul mercato e conseguente riqualificazione delle risorse umane e, dall’altro, riposizionamento del business favorendo i ricavi da servizi con assorbimento patrimoniale scarso.

Riccardo Ambrosetti
Riccardo Ambrosetti, presidente di Ambrosetti Am Sim

Crediamo che saranno queste due linee guida ad indirizzare la pianificazione almeno nello scenario dei prossimi 3-5 anni. Diversi istituti tradizionali hanno già dimostrato questa volontà e stanno già in parte acquisendo i primi promettenti risultati. Un esempio eclatante è la grande manovra di conversione del risparmio amministrato in gestito, manovra che mediamente aumenta la marginalità unitaria di 5 volte. Più lento risulta il processo di ottimizzazione tecnologica dei processi che deve necessariamente scontrarsi con l’esigenza di conservare un livello occupazionale socialmente accettabile: in questo caso è prevedibile un miglioramento della produttività del singolo addetto con approcci mediati B2B2C piuttosto che direttamente B2C.

È doveroso ricordare, per quanto riguarda il prossimo futuro, come la congiuntura attuale debba tenere in debito conto la prossima applicazione di numerose normative europee che tenderanno a burocratizzare molti aspetti operativi richiedendo significativi stanziamenti in risorse e competenze e, non ultimo, l’implementazione di processi di vendita verso la clientela maggiormente trasparenti con inevitabili importanti ricalibrature sia delle componenti di costo che di ricavo. I vincenti risulteranno, probabilmente, coloro i quali saranno in grado di capitalizzare anche nel breve termine una maggiore marginalità della clientela, traendo le risorse necessarie alla implementazione del grande cambiamento di modello simultaneamente ad una corretta remunerazione degli azionisti. Ci attendiamo un passaggio lento ma inesorabile dalla Banca tradizionale alla Fintech Bank, ricordando che il connubio ideale potrà essere rappresentato da personale qualificato assistito da protocolli Information Technology flessibili e performanti.

a cura di Riccardo Ambrosetti (Presidente di Ambrosetti Asset Management Sim)

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